Scienza

Valpolicella: riprendono i lavori della villa romana sepolta sotto un vigneto

Il territorio attorno al comune di Negrar, in Valpolicella, fu abitata fin dalla preistoria, fatto confermato dai reperti più antichi rinvenuti nella zona che risalgono al paleolitico. Vi risiedeva una popolazione che viveva in piccole grotte e semplici capanne, la cui sussistenza era basata sulla caccia e sulla raccolta.

Durante la dominazione romana, la zona era abitata dagli Arusnati, popolazione di probabile origine etrusca che si stanziò lì, già a partire dal V secolo a.C.

Anche sotto Roma, gli Arusnati mantennero una discreta autonomia. In quest’epoca a Negrar e dintorni vennero edificate numerose residenze di campagna destinate alla villeggiatura delle famiglie patrizie veronesi.

Un acquedotto romano, che convogliava l’acqua del torrente Roselle fino a raggiungere Verona, venne scoperto alla fine del XIX secolo.

Eppure ci sono degli scavi, risalenti addirittura a un secolo fa, agli anni Venti, che erano stati quasi dimenticati finché nell’agosto del 2019 l’archeologo Gianni de Zuccato con l’aiuto dei tecnici della Soprintendenza di Verona ha ripreso il lavoro lasciato fermo per tutto questo tempo.

L’archeologo de Zuccato, grazie anche grazie ai finanziamenti del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, in collaborazione con l’archeologo Alberto Manicardi della SAP (Società archeologica Padana) che si occupa della parte operativa, ha iniziato una campagna di carotaggio mirato del suolo ed è riuscito a identificare la posizione dei manufatti sepolti sotto diversi metri di terra.

I lavori, sospesi di nuovo a causa della pandemia, sono ripresi recentemente con trincee tra i filari delle vigne ed hanno portato alla luce i magnifici mosaici tipici della pavimentazione delle villa romane.

Sembrerebbe databile intorno al terzo secolo dopo Cristo.
Adesso l’obiettivo dei responsabili degli scavi è calcolare l’esatta estensione della domus.

Il Comune di Negrar ha rilasciato il seguente comunicato:

Ora la Soprintendenza si raccorderà con i proprietari dell’area e con il Comune per individuare le modalità più adeguate per rendere disponibile e visitabile questo tesoro archeologico nascosto da sempre sotto i nostri piedi.
Il risultato non arriverà a breve e occorreranno risorse rilevanti. Ma è importante, finalmente, tracciare la strada.

Speriamo che sia la volta buona, dopo la causale scoperta datata addirittura al 1887 e dopo due tentativi, negli anni Venti appunto e successivamente nel 1975. Ogni volta la pavimentazione era stata reinterrata.

Nella zona sono stati anche rinvenuti un piccolo braccialetto, un anello e un ago da cucito in bronzo, un campanello e una figura in terracotta.
Forse non sarà la nuova Pompei ma sicuramente si tratta di un frammento di storia e di civiltà umana da non lasciare sotto terra ulteriormente.

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