Tecnologia

Velocità, qualità e scelta: perché aggiornare la TV digitale è oggi necessario

In queste settimane si sta parlando sempre più spesso del passaggio dalla TV digitale a cui siamo ormai abituati a quella di seconda generazione, un cambiamento che secondo alcuni creerebbe solo un surplus di apparecchi da smaltire. In realtà, l’evoluzione dallo standard DVB-T a quello DVB-T2 cela aspetti ben più interessanti: vediamo quali.

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Nuovo digitale terrestre: cosa cambia nei sistemi di trasmissione

Ad appena una quindicina d’anni di distanza dallo storico passaggio dalle trasmissioni analogiche a quelle digitali, la televisione vive una nuova rivoluzione tecnologica: dallo standard DVB-T si sta ora passando infatti al DVB-T2, un’evoluzione che promette di portare numerosi vantaggi sia in termini di qualità delle immagini che di innovazione a più ampio raggio.

In sostanza, il passaggio al sistema DVB-T2, richiesto dall’Unione Europea, si basa su un aumento della quantità di informazioni trasmesse con conseguente miglioramento dell’alta definizione e con il rilascio di frequenze da destinare ai servizi in 5G. Come si legge sul sito ufficiale della nuova tv digitale voluto dal Ministero per lo Sviluppo Economico, lo standard che verrà utilizzato dai prossimi mesi si basa sul sistema Multiplex a Divisione di Frequenza Ortogonale, che prevede segnali ravvicinati in grado di non interferire gli uni con gli altri e di essere condivisi tra tutti i vettori, con una migliore ricezione dei dati televisivi anche in caso di disturbi e interferenze.

Al di là della disamina prettamente tecnica, questo cambiamento porta con sé tutta una serie di vantaggi sia per gli operatori televisivi che per gli spettatori che, come vedremo più avanti, avranno a disposizione sistemi ancora più avanzati per godere appieno dei propri spettacoli preferiti.

Nuova TV digitale: perché si rende necessario il cambiamento

Nel momento in cui si è iniziato a parlare del nuovo switch off che interesserà le nostre televisioni, non sono mancate critiche aspre da parte dei detrattori, che hanno visto in questa operazione un modo per spingere le persone a rottamare televisori ancora funzionanti per il solo bisogno di acquistarne altri. In realtà, dietro questo cambiamento c’è ben altro e, come vedremo, sono previste soluzioni per evitare il rischio di creare ulteriori rifiuti dovuti allo smaltimento delle vecchie TV.

L’evoluzione del digitale terrestre rientra in pratica in un più ampio contesto di innovazione tecnologica, che vede come obiettivo centrale l’abbattimento del cosiddetto digital divide in molte aree del nostro Paese. Con la rapida crescita dei servizi digitali di informazione, comunicazione e svago, non ultimo quello dei casino online come Betway, si sta infatti evidenziando sempre di più il gap tra le diverse aree geografiche, alcune delle quali addirittura ancora non raggiunte dalla rete internet veloce.

Uno dei motivi principali per cui si è scelto di muoversi in questa direzione, è infatti proprio quello di liberare le frequenze attualmente occupate dai segnali televisivi per metterle a disposizione dei servizi 5G, andando dunque a realizzare l’attesa velocizzazione di internet e la sua maggiore diffusione anche nelle aree finora rimaste indietro nella qualità del servizio.

A ciò si aggiungono ulteriori benefici per gli amanti della TV: la transizione verso lo standard DVB-T2, infatti, comporterà in primis un aumento della qualità delle immagini, grazie all’introduzione di codec di compressione audio-video che permetteranno di supportare l’alta definizione anche sui canali in chiaro, oltre a permettere l’introduzione di nuovi servizi online gestibili tramite smart TV.

Arriva lo switch off: cosa fare con la vecchia TV

È bene chiarirlo: il nuovo digitale terrestre non comporterà la necessità di buttare via le vecchie televisioni! Sono infatti già state previste misure per consentire l’uso degli apparecchi già in dotazione anche a coloro che dispongono di TV datate. In linea di massima, le televisioni costruite dopo il 2017 sono già in grado di ricevere il nuovo segnale, dunque non sarà necessario alcun intervento da parte dei possessori.

Gli apparecchi costruiti tra il 2010 e il 2017 potrebbero funzionare correttamente, ma è consigliabile prima effettuare un test cercando i canali 100 e 200 oppure quelli già in HD per verificare se risultano visibili. Nel caso in cui questi non si vedano, è preferibile effettuare un aggiornamento e riprovare.

Se la TV non è in grado di ricevere i canali con il nuovo standard, comunque, nessun problema: basterà infatti utilizzare un piccolo decoder capace di convertire il segnale e di renderlo disponibile anche sul vecchio apparecchio. Lo Stato, peraltro, come spiega Tgcom24, ha già previsto un bonus di 30 euro per l’acquisto del decoder (per famiglie con ISEE inferiore a 20mila euro) e un bonus rottamazione per coloro che, invece, intendono smaltire i televisori più datati e acquistarne di nuovi.

Dave

Atipico consumatore di cinema commerciale, adora tutto quello che odora di pop-corn appena saltati e provoca ardore emotivo. Ha pianto durante il finale di Endgame e riso per quello di Titanic. Sostiene di non aver bisogno di uno psichiatra, sua madre lo ha fatto controllare.
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