Videogiochi e Gaming

Twitch: da Amouranth a Lea May, gli ‘scandali hot’ delle streamer più famose

Tra scandali e operazioni al limite del legale, qual è la posizione della piattaforma?

Amouranth è una streamer di Twitch piuttosto famosa grazie ai suoi cosplay, spesso ai limiti dell’NSFW (not safe for work, cioè contenente elementi vietati ai minori e sconsigliati in ambienti di lavoro), e alle sue live ASMR. Le sue stream, come quelle di sue colleghe altrettanto popolari come Alinity o Sniper Wolf, cercano spesso di forzare le regole del sito per attrarre visitatori con contenuti pressoché pornografici.

Amouranth
La streamer Amouranth

Twitch, ma che succede ad Amouranth?

Circa 2 mesi fa, Amouranth era stata bannata da Twitch per una live in cui si vedeva troppo bene la zona tra le sue gambe. Non era il primo ban per la popolare streamer americana: in un’altra occasione, ad esempio, ne aveva ricevuto uno a seguito di una stream effettuata in una palestra senza il permesso dei proprietari.

Comunque, a seguito del ban di settembre (durato, tra l’altro, appena 3 giorni), era riuscita a guadagnare quasi mezzo milione di followers nel giro di una settimana, provando ancora una volta, tra l’altro, quanto lo staff di Twitch non sappia (o non voglia) risolvere questo tipo di problemi.

twitch stats

Il 29 ottobre, però, la streamer ha perso improvvisamente più di 290000 iscritti. Il suo account è normalmente soggetto ad una perdita costante di followers, ma un calo così rapido non può ovviamente essere naturale.

Nonostante non ci siano state ancora comunicazioni ufficiali da parte di Twitch, si sospetta che fossero tutti bot rimossi automaticamente dal sito, o programmati per restare iscritti per solo un determinato periodo di tempo. Rimane tuttavia un mistero per tutti di chi potrebbero essere questi bot, se di Amouranth o di terze parti.

La streamer, che nei giorni successivi a queste perdite ha partecipato al Blizzcon, non si è ancora espressa a riguardo. Tuttavia, sta ancora guadagnando nuovi iscritti, ed è probabile che presto ritorni ad avere 1 milione e mezzo di follower.

La vicenda di Amouranth ci porta alla conseguente e quasi analoga, avventura di Lea May, nonché a una riflessione generale su alcuni elementi della community di Twitch.

Lea May e la vagina dello scandalo

Lea May è una streamer che trasmette dalla assolata California. Incidentalmente, Lea May è anche una gnocca. Con una vagina.

Questi fattori non devono mai passarvi di mente mentre vi racconto che Lea May è famosa e vive di streaming. L’oggetto dei suoi streaming è soprattutto Dark Souls 3. Ora, considerando che ci sono centinaia di altri streamer che si dedicano a Dark Souls 3, qualcosa mi dice che l’origine del suo successo non sia esattamente il gioco in sé, ma la sua… Personalità.

E di parti personali si parla certamente quando si legge che Twitch l’ha esclusa nel 2016 dalla possibilità di streammare per un ammontare di 30 giorni a fronte dell’infrazione delle regole comportamentali della piattaforma, sottoscritte al momento della creazione dell’account.

L’infrazione riguarda la nudità: mentre streammava sul suo divano, con dei pantaloncini attillatissimi e cortissimi che esaltavano le sue doti di streamer, accidentalmente rendeva visibile la vagina. Twitch provvede ad adottare le misure restrittive necessarie. Da ciò scaturisce una polemica da parte della streamer che sostiene l’incapacità dei dipendenti di Twitch di distinguere una coscia da una vagina. Essendo le due parti del corpo contigue, non si capisce come non potessero essere visibili entrambe.

In ogni caso, pur rivendicando il torto subito, Lea May ha deciso di non interpellare ulteriormente Twitch per far valere il proprio diritto ma di attendere invece il decorso del ban.

Questo è quello che è accaduto. E riguardo a ciò lascerò che voi lettori facciate le vostre considerazioni autonomamente.

Casi come questo non devono essere poi tanto rari, soprattutto considerando la crescente popolarità di Twitch e delle piattaforme di streaming inerenti ai videogiochi in generale.

Lo fa pensare il fatto che a marzo 2018, Twitch ha varato nuove linee guida per gli streamers, all’interno delle quali si dice chiaramente che i content creators devono avere un abbigliamento consono al contesto, al luogo ed all’attività che stanno streammando.

Spesso e volentieri si gioca sul filo del rasoio e a volte ci si può trovare nelle condizioni di dover cercare di cavarsela di fronte alla minaccia di una pena.

Tuttavia il rispetto di un’attività e del suo contorno, per quanto faccia parte del mondo del gioco e dell’intrattenimento, credo sia dovuto. Ricordo che fino a pochissimo tempo fa nessuno mai si sarebbe sognato di poter vivere grazie ai proventi di questo mondo. Mostrare rispetto per i principi che regolano esso ed i suoi strumenti (come appunto le piattaforme di streaming) è un dovere fattuale e morale.

Usare giustificazioni labili per provare a giustificare il proprio operato non mostra tale rispetto né verso l’ambiente né verso gli spettatori, che si considera così stupidi da non capire come tali argomentazioni siano puramente formali e di facciata.

Non voglio rinvangare, esaltandoli, i tempi antichi in cui lo streaming ed il gaming erano qualcosa solo per nerd inveterati. Tuttavia questo è solo un esempio dei pericoli che l’estensione della nostra passione, alle masse, può determinare.

Sta a noi videogiocatori osservare, giudicare e vigilare.

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