Cinema, Film e Serie Tv

Il Trono di Spade (GoT) sta cambiando?

Una cosa la sapevano tutti gli appassionati del Trono di Spade: visto che il vecchio Martin preferisce spendere il tempo a comprare nuove bretelle e buffi cappelli piuttosto che scrivere nuovi libri, la serie tv del Trono di Spade avrebbe, da quest’anno, superato i libri finora pubblicati e portato più in là la storia autonomamente.

Per mesi i fan si sono spaccati, riconciliati, ammorbiditi e poi spaccati di nuovo: sarà un bene? sarà un male? la serie tv farà schifo? e se la serie tv esce meglio dei libri di Martin? Insomma, per mesi si è parlato solo di questa cosa e di Jon Snow.

trono di spade jon snow
Almeno in queste condizioni è giustificato se non sa niente

Adesso però siamo arrivati al giro di boa della sesta stagione, la stagione in cui lo show deve “togliere le ruote piccole alla propria bicicletta” e andare da solo, e forse è il caso di porci la domanda in modo diverso: visto che ormai è del tutto slegato dai libri, il Trono di Spade è cambiato?

Il Trono di Spade è cambiato?

Cosa intendiamo con “cambiato”? Be’, una serie tv ha esigenze proprie, diverse da quelle dei libri, perché diverso è il tipo di pubblico a cui si rivolge; di conseguenza, sebbene le regole base della narrazione siano un po’ uguali su qualunque media, il modo di costruire la storia e di proporla a chi la deve vedere o leggere deve necessariamente cambiare. trono di spade tv libriTradotto in soldoni: in ogni storia che si rispetti a un certo punto qualcuno deve morire, e questo vale sia che la storia la scrivi in un libro, che la fai a puntate per la tv o la metti nelle due ore di film per il cinema, e il punto in cui la morte avviene può essere più o meno sempre quello; ciò che cambia è il modo in cui questo evento viene preparato e come il pubblico viene più o meno preparato a questo avvenimento attraverso eventi e segnali che lo anticipino. Spero di essere stato chiaro, altrimenti poi andare avanti col discorso diventa un casino.

Ci siete ancora? Bene. Ecco, forse da questa stagione i cari Benioff e Weiss, i due sceneggiatori che abitualmente scrivono le puntate del Trono di Spade, stanno prendendosi un pochino più di libertà, cambiando – poco per volta, lentamente – le regole narrative a cui lo show ci aveva “abituato”.

Partiamo da una prima distinzione fra l’utente medio del libro (lettore) e l’utente medio della serie tv (spettatore). Fate attenzione che questa è la parte più delicata del nostro discorso, quindi un attimo di concentrazione. Umberto Eco diceva che un testo narrativo è una “macchina pigra” perché  – e semplifico terribilmente – è costruito apposta per chiedere a chi lo legge di essere in una certa misura attivo e partecipante; mentre noi possiamo notare che la posizione dello spettatore medio della tv, che per sua natura è un mezzo che si subisce passivamente (di fatto ti siedi e guardi senza fare una mazzafionda), è riassumibile nella fantastica frase di Fry di Futurama quando si improvvisa sceneggiatore di “Jenny McNeal“:

Il telespettatore non vuole niente di originale. Vuole vedere la stessa cosa che ha visto centinaia di volte.

Bene, quindi, riassumiamo: la differenza nel costruire la trama per un libro o per la tv sta nel fatto che nel libro, pur raccontando le stesse cose, puoi prenderti maggiori libertà nella presentazione delle situazioni perché un lettore è più abituato a interagire col testo e quindi sa aspettarsi di tutto; in tv invece devi usare più spesso gli stessi schemi, il che significa che accontenti lo spettatore con maggiore frequenza e che, se deve accadere un evento che lui può reputare importante o traumatico, lo devi un attimino preparare. Ok? Ci siamo?

trono di spade libri tv
Forse ridurla a questi termini è un filino esagerato, ma rende l’idea

Ecco, forse – e dico forse perché si tratta di un’impressione dopo metà stagione, la serie ha tutto il tempo di smentirci – nel Trono di Spade sta succedendo questo. Da qui in avanti porteremo esempi pratici tratti dalla serie, quindi…

…POSSIBILI SPOILER PER CHI NON HA VISTO LA 6X05.

La precedente stagione si chiudeva con l’accoltellamento di Jon Snow. I fan già avevano immaginato un ipotetico prosieguo: Melisandre lo resuscita e salva il nostro beniamino. È andata esattamente così: lo spettatore è stato accontentato, ma in un ipotetico nuovo libro della serie avrebbe potuto tranquillamente non essere così; abbiamo visto tante volte la gente morire quasi per caso, per i motivi più stupidi (tipo Khal Drogo…). Invece adesso è apparso scontato che Jon Snow si salvasse. Non avete avuto anche voi questa impressione?

Oppure, e arriviamo al caso più spinoso, quello che accade nell’ultima puntata, la 6×05: il povero Hodor.

trono di spade hodor
Se non hai pianto sei una brutta persona. O sei Martin.

La dipartita di Hodor è un brutto colpo per lo spettatore, ma contrariamente ad avvenimenti precedenti presi dai libri – e penso ad esempio alle Nozze Rosse – lo spettatore è stato preparato. Come? Le puntate precedenti, nel narrare la sottotrama di Bran (e quindi anche di Hodor), hanno portato la nostra attenzione su questo personaggio, scavato nel suo passato, ne hanno mostrato un lato più profondo e umano, ne hanno aumentato lo spessore. In particolar modo una frase pronunciata da Bran spinge lo spettatore ad aspettarsi di vedere un avvenimento in particolare: “Cosa può essere successo che lo ha reso così?”. A questo punto lo spettatore si aspetta di vedere il momento in cui Walder è diventato Hodor.

trono di spade giovane hodorIn questo modo, forse per la prima volta, abbiamo visto davvero Hodor: non era più, ai nostri occhi, il gigante buono e instupidito, una bestia da soma a malapena parlante; è diventato un personaggio di maggior spessore. Così, quando alla fine decide – perché Hodor magari è stupido, ma l’istinto di conservazione l’ha sempre avuto pure lui, quindi se rimane a quella porta è perché alla fine ha deciso lui di farlo – di tenere la porta, la cosa è coerente. Certo, ci dispiace, magari piangiamo per la sua dipartita, ma poi la guardiamo con distacco e pensiamo che un’azione del genere, in quella situazione lì, ci poteva stare… forse ci doveva stare. Scena che, giocando a rimpiattino fra il giovane in preda agli attacchi e che di fatto si sta trasformando in Hodor e l’uomo maturo che tiene la porta, risulta costruita in maniera magistrale: ti entra dentro e non ti lascia più. Lo dimostra la reazione sui social, fra condivisioni di hashtag e immagini che la riprendono.

Invece, se andiamo a rivedere le Nozze Rosse, ci rendiamo conto che si tratta di un avvenimento importantissimo che accade praticamente di punto in bianco, perché di punto in bianco accade nei libri. Ora, è vero che la serie del Trono di Spade si è presa le sue libertà, ma nelle sue generalità ha mantenuto l’impianto dei libri di Martin finché ha potuto appoggiarsi su questi. Adesso che questo impianto non è più disponibile, forse – e ripeto, forse – la serie subirà piccoli mutamenti. Non ci resta che continuare a guardarla per scoprirlo.

Fonti e riferimenti: Umberto Eco, Lector in fabula.

Mario Iaquinta

Nato da sua madre “dritto pe’ dritto” circa un quarto di secolo fa, passa i suoi anni a maledire il comunissimo nome che ha ricevuto in dote. Tuttavia, ringrazia il cielo di non avere Rossi come cognome, altrimenti la sua firma apparirebbe in ogni pubblicità dell’8×1000. Dopo questa epifania impara a leggere e scrivere e con queste attività riempie i suoi giorni, legge cose serie ma scrive fesserie: le sue storie e i suoi articoli sono la migliore dimostrazione di ciò. In tutto questo trova anche il tempo di parlare al microfono di una web-radio per potersi spacciare per persona intelligente senza però far vedere la sua faccia. Il soprannome “Gomez” è il regalo di un amico, nomignolo nato il giorno in cui decise di farsi crescere dei ridicoli baffetti. Ridicoli, certo, ma anche tremendamente sexy, if you know what I mean…
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