Interviste e Network

Town of Light – Italian Gamemakers

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Fiore all’occhiello del panorama games italiano, The Town of Light uscirà ufficialmente il prossimo 26 Febbraio. Ambientato all’interno dell’ex manicomio di Volterra ricostruisce la vita che conducevano coloro che venivano internati in un istituto psichiatrico prima del 1978, anno della chiusura di tali strutture secondo le disposizioni della legge Basaglia. La redazione del Bosone ha deciso d’intervistare il team di LKA.it, capitanato dal suo fondatore Luca Delcò, che ha ideato e curato nel minimo dettaglio la realizzazione del videogame.

Chi c’è dietro The Town of Light ovvero chi sono i suoi creatori e cosa li ha spinti a collaborare assieme per creare questo progetto?

LKA.it è uno studio indipendente di sviluppo con base a Firenze (Toscana, Italia) fondato da Luca Dalcò, professionista e veterano del settore computer grafica. Con il nostro primo titolo puntiamo ad avvicinare gioco e realtà, creando un’avvincente esperienza narrativa basata su fatti e eventi reali.

Come mai avete deciso di realizzare un’avventura grafica, un genere sicuramente dal mercato un pò ristretto?

L’avventura grafica si presta molto bene a raccontare una storia. In The Town of Light la componente narrativa è centrale ed il genere è stato scelto come naturale conseguenza.

Come nasce l’idea di realizzare The Town of Light?

L’obbiettivo di The Town of Light è quello di raccontare una storia ispirata a fatti reali e di parlare di un tema delicato come quello della malattia mentale con rispetto e nel contesto di un mezzo di comunicazione moderno e vicino al mondo giovanile come può essere il videogioco. Vogliamo, in altre parole, aumentare la consapevolezza dei giocatori nei confronti di queste tematiche così delicate.E’ inoltre di primaria importanza mantenere viva la memoria su quella che è stata l’istituzione manicomiale nel recente passato. Dimenticare è il primo passo per esporsi al rischio di commettere nuovamente, in forme rinnovate e con intenti salvifici, gli stessi errori del passato.

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Perché avete scelto come ambientazione proprio il manicomio di Volterra?

La storia che abbiamo raccontato in The Town of Light non è esclusivamente inspirata al manicomio di Volterra, ma più in generale fa riferimento all’intero sistema di cura della malattie mentali in Italia su cui abbiamo fatto ricerche molto approfondite. Il manicomio di Volterra, però, ha una peculiarità. Questa imponente struttura era una sorta di cittadella che, a un certo punto della sua storia, ha ospirato addirittura 5.000 pazienti. In altre parole si trattava quasi di una realtà parallela basata addirittura su un suo sistema economico interno. I pazienti avevano i lorio compiti, i loro lavori da svolgere e in cambio ricevevano un salario composto da speciali monete coniate dal manicomio stesso che potevano essere spese per acquistare sigarette, un bicchiere di vino o altro. Scegliere un luogo reale significa favorire una maggiore immersione nel gioco. Vivere un’avventura interattiva in un luogo di cui si possono trovare informazioni e foto su internet o sui libri contribuisce a far sentire il giocatore parte di qualcosa che esiste, che è reale.

Qual’è la missione principale a cui ruota attorno la storia narrata nel videogame ?

Il giocatore deve far riemergere le memorie della protagonista, la sua vita nell’istituto, i ricordi rimossi della sua infanzia e cercare di interpretarli per ricostruire la storia della sua vita. Non è tutto come sembra e il giocatore, attraverso le sue scelte, avrà modo di vivere la storia da punti di vista differenti. È una storia che vuole mantenere il ricordo di cosa è accaduto nella realtà, cercando di sensibilizzare il giocatore sui problemi legati al disturbo psichico.

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Parliamo dell’Oculus Rift, come viene utilizzato in relazione a The Town of Light?

Oculus permette di raggiungere un livello di immersione superiore, quindi è un grande valore aggiunto per un titolo che cerca di fare dell’immersione il proprio cavallo di battaglia. Alcune sequenze vissute con Oculus hanno un impatto incredibile. La versione VR sarà inizialmente disponibile come feature sperimentale, in attesa del rilascio definitivo di Oculus.

Com’è stato per voi partecipare alla Game Connection di Parigi e vincere il premio come miglior progetto emergente nella categoria “Story&Storytelling”?

Una emozione incredibile. Il progetto è nato senza pretese o grandi aspettative, il team stesso si è costruito attorno al progetto in corso di sviluppo. Aver avuto riconoscimenti di questo livello, come anche l’INDIE OF THE YEAR Editor Choice di IndieDB sono state soddisfazioni difficilmente descrivibili. Non immaginavamo di ottenere riconoscimenti simili, ci hanno dato una forza incredibile!

Quanto tempo avete impiegato per realizzare il vostro progetto e come è stato accolto anche dagli stessi abitanti di Volterra, che hanno messo a disposizione la loro cittadina come set del videogioco?

La realizzazione del progetto ha richiesto circa due anni di sviluppo e tantissimo studio e ricerca. Volterra ha accolto magnificamente il progetto, tanto che recentemente abbiamo avuto la possibilità di fare un evento stampa all’interno dell’ex ospedale psichiatrico, circondati dalle controparti reali di quello che troviamo in gioco, una cosa molto particolare!

Sappiamo che a breve il vostro progetto verrà reso disponibile al pubblico, dove lo possono trovare il lettori del Bosone, se lo vogliono acquistare?

Su Steam, Humble Store e anche direttamente sul nostro sito.

 

Lucia Anselmi

Nata e cresciuta in Toscana sopravvive in attesa della tesi di laurea nel ridente paesino di Casola in Lunigiana, che ha ribattezzato con l’allegro nomignolo di Melancholia. Negli anni ha sviluppato notevoli dipendenze per le serie tv, i film di Lars Von Trier e i fumetti Marvel. Dopo aver confutato l’inestienza effettiva della scuola per mutanti del professor Charles Xavier, ha deciso di buttarsi nel mondo del giornalismo dove sta terminando il praticantato da pubblicista.
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