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Tolkien: cosa ci racconta il film sulla vita dell’autore?

Tutti sembrano ignorare il nobile messaggio che si cela dietro la narrazione del film

Capita spesso di leggere recensioni dove i film vengono analizzati minuziosamente e ridotti alla mercé di semplice oggetti di possesso, come se fossero dei tovaglioli per soffiarsi il naso. Sono stati realizzati bene? Il tipo di carta utilizzata è di qualità? La confezione è comoda? Ci sono bei disegni sopra? In effetti, è davvero così quando ci chiediamo se un lungometraggio è stato girato bene, se il cast è composto da “nomi buoni”, se la narrazione si sviluppa bene e via dicendo. Quello che sostanzialmente, differisce un film da un qualsiasi prodotto è la relazione con il fruitore. Buttiamo via il fazzoletto, dopo aver soffiato il naso, mentre un film continua a viaggiare con noi – forse per un po’, forse per sempre. Ogni opera esercita una certa influenza sullo spettatore che individualmente, instaura un rapporto basato sull’elaborazione delle immagini che può essere determinato da una serie di fattori variabili: le esperienze passate, lo stato d’animo, le aspettative. Per questo motivo, dunque, è necessario approcciarsi non solo con occhio critico ma anche con il proprio cuore, davanti a qualsiasi lavoro cinematografico. Soprattutto se parliamo della biografia su Tolkien. Mi spiego meglio…

La quasi totalità della nostra generazione conosce Il Signore degli Anelli e altri importanti titoli del geniale scrittore britannico. La grandezza di queste opere è tale da aver creato quel rapporto con tanti fruitori e infatti, non è un caso che le vicende della Terra di Mezzo vivano nel cuore di migliaia di fan al mondo.

Ecco, assistere alla proiezione di una biografia su Tolkien può rappresentare un’arma a doppio taglio perché è imprescindibilmente oscurata dalla maestosità delle sue stesse fatiche letterarie nonché dal successo mondiale dei vari adattamenti cinematografici.

E’ difficile, perché i fan si aspettano grandi cose, da qualcuno che di lavori epici ne ha lasciato eccome! Ed è proprio in questo limbo di aspettative che si rischia di non cogliere la funzione che la pellicola vorrebbe assolvere: parlarci di una figura umana.tolkien edith

Guardando il film, infatti, ci rendiamo conto che la vita di Tolkien non era esattamente avvincente e spettacolare come le storie raccontate nei suoi libri. L’autore era fondamentalmente un intellettuale, una persona a cui piaceva studiare oltre che un individuo soggetto a forti discriminazioni.

Il sentiero della sua vita, lo mette alle prese di varie difficoltà come un’infanzia segnata dalla morte prematura dei genitori e successivamente, gli ostacoli per l’accesso al proseguo degli studi accademici.

In tutto questo, Tolkien scrive, inventa, immagina; circondato dai suoi amici, dal suo amore (Edith), quest’uomo si ritaglia uno spazio nella vita tra difficoltà e una società che non è in grado, non ancora, di valorizzare la sua persona.

Si rifugia nella creatività, nei suoi mondi paralleli, per affascinare la sua bella Edith con nuove parole e cercare di cambiare il mondo insieme al suo esclusivo circolo di amici letterati.

Insomma, una vita forse semplice ma che nella sua semplicità ha molto da dire; esiste una parentesi, quella del fronte, che apre una ferita nell’esistenza di Tolkien. L’abbattimento della presunta semplicità, delle conferme della sua vita, è forse il momento in cui le immagini evocative dei Nazgul e di Sauron – quelle nelle trincee – sovrascrivono nella mente del protagonista che cos’è quel “buono” per cui Sam avrebbe lottato, anni dopo, per creare un mondo migliore.sauron

Quindi, la vita di quest’uomo non è solo una noiosa rappresentazione cinematografica come molti siti hanno descritto, ma piuttosto quella di una persona che nonostante le difficoltà, ha trovato quel “giusto” per cui lottare e lo ha fatto nel modo a lui più consono: raccontarci una storia ricca di significati.

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Dave

Atipico consumatore di cinema commerciale, adora tutto quello che odora di pop-corn appena saltati e provoca ardore emotivo. Ha pianto durante il finale di Endgame e riso per quello di Titanic. Sostiene di non aver bisogno di uno psichiatra, sua madre lo ha fatto controllare.
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