Humor e Varie

The Lady, capolavoro italiano assoluto

A volte piccoli capolavori ci passano accanto e noi nemmeno ce ne accorgiamo. Poi arriva uno come Yotobi – ma va bene anche l’amico più grande con la passione per il trash anni ’80 – che ci dice un paio di titoli, noi diamo uno sguardo a queste produzioni e BUM! scoppia la passione.
Cose del tipo “La croce delle sette pietre”, “Sharknado” o “Notre Dame” della Dingo. Capolavori assoluti delle cose fatte male, esempi dello scibile umano mal composto che assurgono a gloria e imperitura memoria proprio per il loro essere pessimi esempi.

Ma il web non poteva rimanere scevro di tale filone narrativo, pertanto è stata partorita una web-serie che fa strabuzzare gli occhi fino a farli sanguinare, concepita da un genio sottovalutato: Lory del Santo, con la serie “The Lady”.

Qual è la storia che viene narrata? Non lo so, non si capisce. Ma quello che si capisce è questo: c’è ‘sta donna giovane, ricca e bella chiamata “The Lady” che sta con un uomo bello ma stupido (d’altronde se lo interpreta Costantino Vitaliano…) e pure mantenuto dalla Lady medesima, tale Luc. Il “motore narrativo” della vicenda è il classico “ma lo sai cosa tira più di un carro di buoi?”, perché la The Lady in questione è l’oggetto del desiderio di uno stormo di maschi nullafacenti che nella vita non sono riusciti a una cippalippa se non a scolpire il proprio corpo e a farsi tagli di capelli aerodinamici. Tutti, ma proprio tutti, vogliono The Lady.


The Lady, capolavoro italiano assolutoThe Lady, capolavoro italiano assoluto
Ma la povera The Lady (sì, sempre con l’articolo davanti, perché così la chiamano nella serie) è in fondo una donna piena di insicurezze come tutte le donne: soprattutto, l’amore è ciò che le fa perdere il sonno per dare spazio a divagazioni intimistiche sulla vita, l’universo e tutto quanto, ma sempre e rigorosamente in lingerie e comunque sempre con le sise in bella vista.

Pensieri come questi:  

 

Schopenhauer non avrebbe saputo fare di meglio. È un’opera corale, tipo “Baaria”, dove sono tanti personaggi che si muovono, ciascuno col proprio obiettivo (farsi The Lady) e col proprio vissuto alle spalle (che non si capisce quasi mai, anche se l’80% degli uomini che si vedono sono napoletani).

Se vogliamo fare l’analisi critica con risvolti da denuncia (intendo la denuncia sociale, non la denuncia che ci si meriterebbe per una tale offesa al buon gusto), possiamo provare a dire che “The Lady” mette in mostra tutta la vuota vita del jet set e dei VIPs (qualunque cosa significhino queste parole), gente che vive a scrocco perché sta all’interno del giro giusto, che non pensa ad altro che a essere famosa, agli addominali da mettere in mostra o ai chiwawa da mettere nella borsetta. E al sesso ovviamente. “The Lady” è un po’ come “La Grande Bellezza”.

 

Ok, adesso basta. Ci siamo divertiti a rivoltare la realtà, ora torniamo più o meno seri. “The Lady” è un vero capolavoro del trash. Scene senza senso, dialoghi senza senso, montaggio senza senso, senso senza senso. Il tutto ovviamente fatto a mano da Lory del Santo, che nei titoli di testa appare, oltre che come regista, anche come responsabile di

 

È quel genere di serie dove ad un colloquio di lavoro per cercare una segretaria si presenta una ragazza che dice di saper ballare e poi comincia a dimenarsi senza senso. È quel genere di serie dove, al colloquio successivo, si svolge questo dialogo:

 
–          Mia cara, in che cosa eccelle?
–          Io in realtà sono fidanzata.
 
Un po’ come il vecchio adagio che recita:
 
–          Dove vai?
–          Sto portando cipolle.
 
Insomma, guardatelo. Un episodio dura circa 15 minuti ed esce ogni mercoledì sul canale Youtube di Lory Del Santo. Dieci episodi in tutto, ma siamo già a metà, quindi affrettatevi a recuperare il tempo perduto. Guardatelo in compagnia e non potrete più farne a meno. Diventerà una droga.

Mario Iaquinta

Nato da sua madre “dritto pe’ dritto” circa un quarto di secolo fa, passa i suoi anni a maledire il comunissimo nome che ha ricevuto in dote. Tuttavia, ringrazia il cielo di non avere Rossi come cognome, altrimenti la sua firma apparirebbe in ogni pubblicità dell’8×1000. Dopo questa epifania impara a leggere e scrivere e con queste attività riempie i suoi giorni, legge cose serie ma scrive fesserie: le sue storie e i suoi articoli sono la migliore dimostrazione di ciò. In tutto questo trova anche il tempo di parlare al microfono di una web-radio per potersi spacciare per persona intelligente senza però far vedere la sua faccia. Il soprannome “Gomez” è il regalo di un amico, nomignolo nato il giorno in cui decise di farsi crescere dei ridicoli baffetti. Ridicoli, certo, ma anche tremendamente sexy, if you know what I mean…

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