L'Editoriale

Un servizio del TG1 mescola elementi di cultura pop completamente a casaccio

Video nell'articolo

TG1 pubblica un servizio presentandosi sul web con una caption effettivamente interessante come

Ottenere luce dal buio. Elettricità dalle ombre. E’ quel che promette una nuova tecnologia messa a punto a Singapore. Quando la scienza fa sognare.

Sembra tutto molto bello, e all’inizio pare un servizio normale… Ma in solo un minuto e mezzo le cose degenerano talmente tanto che guardarlo, se siete amanti della cultura pop, potrebbe provocarvi un infarto e anche un’eccessiva dose di imbarazzo. Sotto, trovate il video. Avvisati!

Energia dall'ombra

Ottenere luce dal buio. Elettricità dalle #ombre. E' quel che promette una nuova tecnologia messa a punto a #Singapore. Quando la scienza fa sognare. #app

Pubblicato da Tg1 su Mercoledì 15 luglio 2020

TG1, perché parlare di cose che non si conoscono?

Quando non si sa di cosa si sta parlando, i risultati sono sempre, inevitabilmente, pessimi. E così è stato per un servizio che ha trasformato un’informazione interessante in uno sproloquio che somiglia più ad una gran supercazzola (di quelle premeditate, come fossero Antani) che ad un discorso ragionato.

Paroloni buttati a caso per romanticizzare la ricerca della luce dall’ombra, come in un romanzo epico piuttosto che in un servizio che parla di scienza – della quale, a ben pensarci, non ci viene detto praticamente quasi niente.

E come se non bastasse, mentre la voce che legge il testo del servizio parla di come da sempre cerchiamo di illuminare il buio che rappresenta il regno del male (Sic!), spezzandolo con le fiamme, o illuminando il cielo plumbeo con i fuochi d’artificio, il sottofondo musicale si fa sentire prepotentemente: è uno dei brani principali della colonna sonora di Guerre Stellari, che per quanto narri di una sorta di lotta tra luce ed oscurità, sembra proprio inserito in modo casuale, giusto per dare quel tono epico che il servizio sta cercando.

bill gates
Un’immagine di Bill Gates con una siringa in mano, perché si. Metodo approvato dal TG1 (se invece volete capire da dove è stata estrapolata, cliccate qui)

Ma buttiamoci delle citazioni a caso

E quando il classico nerd di turno che sta guardando il servizio è già F4 (Basito, per chi non riconosce la citazione) all’inverosimile, ecco che dall’epica riguardo a quanto l’uomo conduca questa continua lotta contro l’oscurità si passa ad un citazionismo casuale, che si lancia sull’animazione nipponica in cui il principe delle tenebre salva la regina della luce, per poi così, de botto, senza motivo (altra mezza citazione, sarà che questo servizio è un po’ troppo italiano?) dirigersi a raccontare del mondo di Warcraft. E dal nulle, di come in quest’ultimo la strega Alodi, specificando immotivatamente che viene interpretata da Glenn Close, mette in guardia il lupo bianco, un personaggio che non appare più che in un breve cammeo e che con la trama del film ha veramente poco da spartire.

E la domanda sorge spontanea: cosa voleva ottenere il TG1 con questo servizio? Dove voleva arrivare? Non era sufficiente presentare l’esperimento, effettivamente molto interessante, con qualche dato in più? O magari non sapevano come dire che di informazioni in più, non ne avevano, ed hanno pensato di riempire un minuto e mezzo di cose a caso?

O ancora, lo scenario peggiore: davvero pensavano di poter interessare i giovani semplicemente infilando riferimenti casuali, mischiati senza senso, alla cultura pop?

E basta, vorrei concludere, ma non ho più parole. O meglio, ne avrei, ma non c’è modo di esprimerle migliore che ricordarvi, e farvi rivedere, il monologo di un noto film di Roberto Benigni in cui uno sconvolto Mario Cioni torna a casa dopo che ha saputo che sua madre è morta.

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