Tecnologia

Teheran: città in black-out a causa del mining di criptovalute

Fino a qualche anno fa era impensabile parlare con nonchalance di criptovalute e soldi virtuali; quando si pensava che questa sarebbe diventata una realtà, la si immaginava come un futuro fantascientifico.

Ieri, invece, è accaduto qualcosa che non avremmo neanche saputo elaborare con una sceneggiatura degna di Nolan: il mining di criptovalute, a Teheran, ha causato un blackout, lasciando la metropoli senza elettricità per un bel po’ di tempo.

Teheran in blackout, come e perché?

Partiamo per gradi. Cos’è un mining di criptovalute?
In parole povere il mining è una sicurezza in più sulla transazione delle criptovalute; esso non dipende da un ente centrale bensì da tutti i nodi della blockchain. Il processo di mining è necessario per validare nuove transazioni e per registrarle sul ledger delle blockchain.

mining criptovalute

Il farming di criptovalute però sta causando molti problemi di diverse entità. In particolare, nella città di Teheran, ci sono state alcune interruzioni di corrente causati dagli alti consumi dei server dedicati al mining – e che hanno raggiunto picchi di 450 megawatt che, per chi non lo sapesse, è sufficiente energia ad alimentare una città di 100.000 abitanti.

Questo problema si è verificato a causa dell’enorme mole di mining farm con decine di persone e centinaia di schede grafiche al lavoro simultaneamente, perché a mandare in blackout Teheran non sarebbero bastati utenti isolati.

In Iran, l’energia viene prodotta a un costo di 1,8 centesimi per kWh ed è venduta al pubblico con un aumento di 10 volte, ma i miner possono ottenerla a circa 2,2 centesimi per kWh. Nemmeno la Cina può eguagliare questi prezzi, quindi i miner hanno spostato le loro operazioni a Teheran perché lì i costi sono nettamente inferiori.

scheda video

E’ chiaro che, più mole di lavoro hanno e maggiore sarà la richiesta di elettricità.

A seguito di un’indagine, le autorità iraniane sono arrivate alla conclusione che nella città di Teheran ci sono non meno di 14 enormi operazioni di mining di criptovaluta il cui consumo supera i 300 megawatt, ma che i cui picchi di consumo registrati fino ad ora sono di circa 450 megawatt. Le schede grafiche utilizzate in queste enormi mining farm non sono costruite appositamente per questi scopi, stiamo parlando di normali GPU – le stesse immesse sul mercato da Nvida e AMD.

In molti hanno il sospettato che le case produttrici come NVIDIA ed i suoi partner vendano direttamente queste schede grafiche ai miner, ma nessuno di rilevente si è espresso al riguardo in realtà e sono solo voci di corridoio senza il minimo fondamento.

Le nuove GPU di AMD e Nvidia erano già difficilmente reperibili sul mercato a causa della loro limitata produzione, se aggiungiamo anche gli acquisti compulsivi per colpa di chi vuole utilizzare queste tecnologie per i miner di criptovalute, che ne acquistano ingenti quantità, ed i bagarini che ne acquistano più esemplari per rivenderli a prezzi maggiorati, beh, se cercate una scheda grafica non possiamo che augurarvi buona fortuna.

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