Scienza

Trovati i resti di una tartaruga gigante: è grande quanto una macchina

Il periodo è quello preistorico del miocene, tra i 23 e i 5 milioni di anni fa. La Terra, molto diversa da come la conosciamo oggi, abbondava di paludi e zone umide. Alcune montagne non erano ancora formate e molti fiumi non esistevano o avevano percorsi diversi, come il Rio delle Amazzoni. E’ in questo quadro che viveva la tartaruga gigante, la Stupendemys geographicus. Un esemplare enorme che poteva arrivare fino a 4 metri di lunghezza e pesare come una berlina. I primi ritrovamenti fossili di questo animale risalgono agli anni 70 nelle zone desertiche di Tatacoa in Colombia, nella regione di Urumaco in Venezuela e anche nella zona meridionale del Nord America.

La Stupendemys geographicus, una tartaruga gigante

Il 12 febbraio alcuni paleontologi hanno ritrovato i resti di un guscio lungo 3 metri appartenente ad una Stupendemys geographicus e del suo osso mascellare inferiore. Questo ha permesso di avere più informazioni circa la sua dieta e il suo modo di vivere. Il maschio di questa tartaruga gigante aveva dei corni su entrambi i lati del guscio che usava per difendersi e per combattere. Uno dei suoi predatori era i coccodrillo gigante, il Purussaurus che viveva anch’esso nei laghi. Le sue dimensioni le permettevano di difendersi e sopravvivere. Nel guscio di un Stupendemys geographicus è stato trovato un dente di coccodrillo rimasto incastrato, probabilmente durante un combattimento.

Stupendemys geographicus
Il guscio della Stupendemys geographicus

Queste tartarughe giganti si nutrivano di pesci, serpenti, molluschi, frutta e semi e vivevano nelle zone di laghi d’acqua dolce, ed è così che hanno avuto la possibilità di crescere e avere dimensioni molto grandi. Ma quando la geografia della terra cominciò a cambiare e le temperature diminuirono, non trovarono più un habitat adatto e cominciarono ad estinguersi. I paleontologi hanno scoperto che la Stupendemys geographicus era l’unica tartaruga gigante a vivere in quella zona. E’ affascinante pensare che un periodo così lontano possa comunicarci ancora molto.

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