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Lo specchio: iconografia nell’arte e nel cinema

Possibile che un oggetto di uso comune possa nascondere significati tanto reconditi della psiche umana? A quanto pare sì, e questo oggetto è proprio lo specchio.

Lo specchio da sempre nasconde un significato che va oltre il mero utilizzo pratico che ogni giorno ne facciamo, ma l’artificio ottico attraverso il quale appunto produce una copia di ciò che ci viene riflessa ha spesso mosso pensatori, filosofi e psicologi verso utilizzi  pratici e simbolici particolari.

Lo specchio: fra storia e mitologia

Partendo da quelle che sono le nostre radici culturali possiamo partire dal mito di Narciso che per primo mostrò quanto il riflesso possa condizionare la vita e la percezione che abbiamo di noi stessi. Il giovane Narciso, dall’aspetto divino, fu condannato a causa del suo comportamento a specchiarsi in un laghetto e innamorarsi del suo stesso riflesso senza rendersi conto di essere lui stesso. L’amore per qualcosa di ineffabile e irraggiungibile come il proprio riflesso lo consumò e Narciso morì.

narciso specchio

Con lo scorrere dei secoli lo specchio è diventato anche un artificio visivo per artisti e pittori, uno degli esempi iconici è quello nel dipinto “Ritratto dei coniugi Arnolfini” di Jan van Eyck. Sullo sfondo del dipinto, appeso alla parete si scorge uno specchio ovale (una specchiera come quelle di Homelook, per l’esattezza) che riflette non solo le schiene dei coniugi ma anche il pittore stesso nell’atto di dipingerli. Lo specchio in questo caso diventa una sorta di incursione silente del pittore e strumento di uno dei primi “selfie” della storia. Sempre nell’ambito artistico lo specchio divenne strumento cardine di uno dei pittori più apprezzati della storia: Van Gogh.

Ritratto dei coniugi Arnolfini

Con Van Gogh scopriamo un utilizzo più intimo dello specchio. Non compare mai in modo esplicito nei suoi dipinti, ma il tipo di autoritratto che più volte ha creato implica l’utilizzo dello specchio posto di fronte a sé durante la fase pittorica. L’autoritratto ossessivo altro non è che una forma pittorica dell’analisi speculare e dell’introspezione per una definizione del sé sfuggente.

Il simbolo del doppio nel Cinema

La diffusione dell’utilizzo simbolico dello specchio nel cinema è stata aiutata anche e soprattutto dal maggiore sviluppo e dall’analisi del pensiero freudiano che nell’Ottocento con la teorizzazione della psicanalisi, suddivise la psiche umana in Es, Io e SuperIo. Questo bisogno di indagare su sè stessi e le proprie “ombre” mentali ha permesso allo specchio di diventare una sorta di metafora della psiche. Ciò che viene riflesso nello specchio è necessariamente diverso da ciò che ci si riflette in quanto non si è mai uguali a sè stessi in nessuna occasione.

Cinema: specchio reale e specchio illusorio

Ma arriviamo finalmente all’argomento centrale: l’uso dello specchio nel cinema. L’argomento è tornato alla ribalta grazie al film di Todd Phillips: Joker. Ma è veramente l’unico film degno di nota che abbia utilizzato in modo così sapiente gli specchi? Assolutamente no.

Dobbiamo intanto partire da una distinzione fondamentale degli specchi nel cinema: gli specchi reali e gli specchi illusori. Gli specchi illusori sono quelli che di fatto non esistono, ma danno la percezione allo spettatore di frapporsi fra loro e la scena al posto di ciò che realmente c’è, ossia la macchina da presa. Esempi celeberrimi di questo tipo di specchio sono riscontrabili in Pulp Fiction, Fight Club e Donnie Darko. In questi tre film gli attori recitano direttamente di fronte alla cinepresa dando però l’illusione allo spettatore di muoversi e guardarsi dentro ad uno specchio. Solitamente questo artificio viene utilizzato per trascinare lo spettatore nell’azione stessa e da passivo diventare in qualche modo attivo durante la visione.

pulp fiction specchio

Gli specchi reali invece sono molto più difficili da gestire per il regista perchè rischiano sempre di rivelare la macchina da presa (l’avvento della CGI ha molto semplificato le cose). Il caso degli specchi reali è assai più complesso e due degli esempi migliori dai quali attingere sono sicuramente Il Cigno Nero di Darren Aronofski e il già citato Joker.

natalie portman

Dando uno sguardo più approfondito a quello che comporta l’utilizzo dello specchio reale e soprattutto quello che vuole essere comunicato allo spettatore si può cogliere una sostanziale differenza rispetto alle scene con gli specchi illusori. Con lo specchio o gli specchi, perchè spesso ne vengono messi più di uno per aumentare gli effetti ottici, i registi sono soliti manifestare una dicotomia psicologica del protagonista. Quando l’attore si trova di fronte allo specchio viene in realtà messo di fronte alla sua vera natura, lo specchio non riflette l’immegine ma l’anima. La palpabile angoscia che viene creata dalle scene con uno o più specchi porta inevitabilmente a scorgere e percepire ciò che altrimenti sarebbe impalpabile: l’interiorità. Lo specchio non è più un semplice articifio ottico ma diventa un mezzo per comprendere la psicologia del protagonista. Esattamente come diceva Freud nei vari trattati di psicanalisi.

joker

Sia ne Il Cigno Nero che in Joker lo specchio è protagonista di molte scene proprio perchè quando sia Natalie Portman che Joaquin Phoenix vi si trovano riflessi non solo non si riconoscono ma riescono a scorgere quella che è la loro reale natura.

La sublimazione del sè

In conclusione, perchè lo specchio è da sempre un oggetto tanto “sfruttato” anche al di fuori del suo uso più comune? Perché rivela bisogni e limiti profondi dell’essere umano. Mettere in contrapposizione occhio e sguardo, vedere e guardare. L’interiorità faccia a faccia con l’esteriorità. Lo specchio non è più un oggetto ma trasla in un vero e proprio simbolo che raccoglie fra i suoi significati misticismo e spiritualità, ciò che era soggetto diventa oggetto di contemplazione.

Lo specchio è la concretizzazione dell’ineffabile, così come Dorian Gray per preservare la propria immagine perde la sua anima, così il riflesso di sè diventa eterno ma l’anima si perde. L’Essere in quanto entità assoluta si manifesta attraverso lo specchio che in questo modo termina di essere mero oggetto ma diventa sublimazione del sé.

Affascinante vero? Non ci rimane che consigliarvi homelook.it qualora vogliate delle specchiere da vero set cinematografico e immergervi nell’atmosfera dei grandi film d’autore.

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