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Sapevate che Christopher Reeve è stato Superman “per davvero”?

Chi è il supereroe? Si potrebbe a lungo dibattere su questo e ognuno avrebbe un punto di vista e un’idea propria. Tuttavia, una cosa su cui molti di noi possono trovare un punto d’accordo è: il ruolo del supereroe è cambiato. Io, come tanti di voi, non eravamo ancora nati quando Christopher Reeve vestiva i panni di Superman. Dai racconti dei miei genitori so però che le azioni del supereroe, molti anni fa, erano tutt’altro che salvare il mondo. Anche strappare un sorriso ad un bambino era considerata un’azione da vero eroe.

Christopher Reeve superman

Christopher Reeve ha retto il gioco a un bambino che pensava che lui davvero fosse Superman: ecco la storia dalla sua biografia

Negli anni ’70, quando Christopher Reeve vestì i panni di Superman, il concetto di supereroe era più sfumato. Ovviamente, ciò implicava contrastare i cattivi, ma anche le piccole azioni come salvare il gatto dall’albero dimostravano lo stesso eroismo. Reeve ebbe alcuni incontri indimenticabili con i fan durante le riprese dei suoi film di Superman e nella sua biografia, l’attore racconta un aneddoto davvero simpatico. Il Superman di Reeve riuscì a convincere un bambino di aver incontrato il “vero Superman”. In sostanza un bambino, durante le riprese, convinto di vedere il vero Superman, iniziò a parlare con lui. L’attore, conscio di ciò, gli resse il gioco e impersonò il vero supereroe.

Nella sua autobiografia del 1999 “Still Me“, che racconta l’esperienza di Reeve nei panni del Superman cinematografico, l’attore ricorda un giorno in cui girava il film del 1978, il primo della serie di film sul supereroe. L’attore stava provando una scena a Brooklyn Heights, New York, in cui Superman salva il gatto di una bambina da un albero. La sequenza richiese a Reeve di ripetere le riprese per tutto il pomeriggio: una gru lo sollevava oltre le finestre del settimo piano di un palazzo. E qui avviene la vicenda.

La mia traiettoria di volo mi ha portato oltre le finestre del settimo piano di un condominio. Indossavo abiti civili e l’imbracatura da volo con i capelli acconciati in stile Superman mentre volavo più e più volte oltre le stesse finestre. Verso le cinque un bambino di circa sette anni ha tirato su la finestra della sua stanza e ha gridato: “Ehi, Superman, come stai?”

Mi ha gridato: ‘Ehi, Superman, mia madre dice di entrare, stiamo mangiando gli spaghetti!’ L’ho ringraziato ma ho detto che avevo ancora del lavoro da fare. Verso le otto stavo ancora provando la ripresa (uno dei nostri problemi era che il gatto stava diventando irrequieto), quando il mio giovane amico ha riaperto la finestra e ha detto: “Ehi, Superman , stai attento, devo fare i compiti.

Alla fine, abbiamo iniziato a filmare la scena. Riprese dopo riprese, questo ragazzo alzava lo sguardo dalla sua scrivania e mi salutava mentre volavo, cercando di catturare l’inafferrabile gatto bianco. Alle undici stavamo ancora girando. (A questo punto il gatto era stato sostituito da un manichino.) La finestra si aprì un’ultima volta. “Allora, Superman, devo andare a letto. Ci vediamo!”

Vale la pena ricordare che Reeve è stato l’interprete di Superman più amato di sempre. L’umanità del personaggio, purtroppo morto a causa di un infarto a seguito della sua grave malattia, è rimasta nella storia. In pochi sanno infatti che lui era anche un eroe nella vita: Sfruttò la sua fama per sostenere battaglie a favore della pace: nel 1987 si recò nel Cile di Pinochet per manifestare contro l’imprigionamento degli scrittori e intellettuali cileni.

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Gianluca Cobucci

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