Scienza

Rinvenuti scheletri legati alla storia del pirata Bellamy

Sono stati portati alla luce da un gruppo di archeologi del Whydah Pirate Museum di Boston i resti di quelli che sembrano essere pirati naufragati nel lontano 1700 e legati ad uno dei più famosi bucanieri della storia: Samuel Bellamy. Il relitto del naufragio era già stato scoperto nel 1984 ma sono appena stati ritrovati gli scheletri di sei persone. Gli esperti hanno rinvenuto diverse ossa, compreso il braccio di un maschio, oltre a piccoli lingotti d’oro, monete d’argento e una pistola. Una vicenda degna dei Pirati dei Caraibi che torna a far parlare di sé.  

La storia del naufragio

Il naufragio a cui si fa riferimento è quello della Whydah Gally, una nave britannica di circa 30 metri e della stazza di 300 tonnellate, costruita a Londra nel 1715 per il trasporto di merci e schiavi nella tratta atlantica.

Rinvenuti scheletri legati alla storia del pirata Bellamy

Era il 1717 in piena età dell’oro della pirateria e la Whydah Gally si trovava nel mar dei Caraibi ed era diretta verso la Giamaica. Dopo tre giorni di inseguimento venne intercettata, abbordata e conquistata dal pirata Bellamy.  Nel veliero si trovava un tesoro degno di quello di Willy L’Orbo, tanto che il filibustiere pensò per un attimo di ritirarsi dalla sua carriera…
Ma infine non fu così: fece della Whydah Gally la sua nuova ammiraglia e nel giro di un anno riuscì a catturare e depredare oltre 50 navi. A voi non ricorda una famosa saga cinematografica?

Tuttavia, mentre faceva rotta verso le coste del New England, fu sorpreso da un devastante uragano nei pressi di Wellfleet, in Massachusetts. La leggenda vuole che l’equipaggio fosse troppo ubriaco per reagire prontamente. Quando ormai erano nelle vicinanze di Cape Cod, le navi di Bellamy vennero avvolte all’improvviso da una fittissima nebbia, subito seguita da rabbiose raffiche di vento, onde gigantesche e un diluvio d’acqua.

Solo 9 dei 146 uomini a bordo sopravvissero al naufragio e solo due di loro sfuggirono alla legge, mentre gli altri vennero catturati e giustiziati a Boston. Finiva a soli ventinove anni la carriera di pirata di Sam Bellamy.

Insieme a lui, anche l’enorme bottino andò perduto.

Il ritrovamento del 1984

Nel 1984, dopo circa 300 anni di oblio, il relitto è stato trovato al largo di Wellfleet, Massachusetts.  Il recupero fu condotto dalla squadra dell’esploratore archeologico sottomarino Barry Clifford che, successivamente, fondò il “Museo Samuel Bellamy” poco distante dal luogo del ritrovamento. Il museo ospita gran parte degli oggetti reperiti in fondo al mare tra cui avorio, oro e argento oltre alla “Flangia di bordo” di Bellamy, simbolo della sua autorità. Successivamente furono recuperati anche venticinquemila libbre di materiale e 15 cannoni.

Rinvenuti scheletri legati alla storia del pirata Bellamy

Nel 2018 è stata ritrovata una fossa comune, contenente più di 100 corpi, presumibilmente ciò che resta dell’equipaggio della Whydah Gally. Sono stati eseguiti studi genetici per individuare i resti di Black Sam, tramite il DNA di un discendente maschio vivente del pirata, che però hanno dato esito negativo.

Storia di un pirata gentile

Samuel Bellamy era conosciuto come Black Sam: infischiandosene infatti della tipica moda settecentesca, non portava parrucche incipriate, ma lasciava i suoi folti capelli neri al vento.
Nacque in Inghilterra, ultimo di sei fratelli, e divenne marinaio già all’età di otto anni. Durante l’adolescenza si arruolò nella marina inglese, nella quale combatté anche diverse battaglie.
A Eastham Harbor, in Massachusetts, si innamorò della giovane Maria Hallett dalla quale ebbe un figlio che morì poco dopo. I due non erano sposati e scoppiò lo scandalo, tanto che Bellamy per evitare il carcere dovette fuggire, ma non senza aver promesso alla sua amata di tornare da lei con “la più bella nave del mondo” . Fu così che ebbe inizio la sua carriera di pirata.

Sam aveva uno spirito particolare: amava leggere e scrivere, la filosofia e la letteratura, ma era anche ambizioso e sempre a caccia di nuove avventure. Il suo equipaggio gli era molto affezionato e lo chiamava “Pirata Robin Hood“. Era un ottimo stratega e riusciva ad attaccare le navi senza arrecare danni, spesso includeva i prigionieri nel proprio equipaggio oppure li liberava. A volte chiedeva di provare le navi conquistate e se non erano abbastanza veloci, le lasciava andare. In più ad ogni sbarco era facile che facesse doni alle persone più povere.

Una storia d’altri tempi, drammatica e romantica: Bellamy non fece mai ritorno dalla sua amata Maria e non riuscì a mantenere la promessa, ma verrà sempre ricordato come il pirata sognatore e gentiluomo.

Piccola curiosità: sapevate che Black Sam ha ispirato il personaggio di Bellamy in One Piece?

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Martina Grosso

Procrastinatrice professionista, suonatrice di ukulele con scarso successo, arrampicatrice acrofobica: eccomi! Mi chiamo Martina e mi nutro di libri, giochi di ruolo, film e Cuccioloni. Amo creare personaggi e farmi venire in mente idee irrealizzabili; odio non riuscire a realizzarle.
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