Interviste e Network

Trono di Spade (GoT): Ricercatore italiano conquista Glasgow

Quante volte vi siete sentiti dire che eravate “brutti nerd” perché avevate passioni ritenute da sfigati? Che ne so, mettiamo il caso che vi piaccia Il Trono di Spade… anzi, di più: voi eravate fra quelli che leggevano Le cronache del ghiaccio e del fuoco quando ancora non era mainstream, e per anni vi siete presi insulti vari perché leggevate “fesserie fantasy”.

Bene, ora potete avere la vostra rivincita, perché un uomo chiamato Matteo Barbagallo ha in progetto di ridare dignità ai vostri anni spesi leggendo i libri di Martin o a guardare la serie tv, rendendo tutto di importanza “accademica”.

Infatti, Matteo Barbagallo è un giovane studioso di origini siciliane che sta partendo per l’Università di Glasgow con un dottorato di ricerca su Le cronache del ghiaccio e del fuoco di G. R. R. Martin. Ora la cosa vi sembra diversa, eh poveri loser?!

Ma per “riabilitarci” Matteo ha bisogno del nostro aiuto: infatti, secondo le leggi vigenti in Gran Bretagna, non ha diritto alla borsa di studio completa, e il buon Matteo ha deciso di bypassare il problema ricorrendo al crowfunding.

BarbaTrono
Matteo Barbagallo seduto sul Trono di Spade. È già entrato nella parte.

Noi lo abbiamo intervistato, così potete conoscere meglio Matteo e il suo progetto e quindi convincervi a sostenerlo.

Come è nata l’idea di un lavoro di ricerca su “Le cronache del ghiaccio e del fuoco” e quale è stata la reazione quando l’hai proposta al mondo accademico?

La mia prima idea di ricerca era in realtà un lavoro sulla comparazione della figura della donna nelle varie letterature, ma era un’idea grezza che mi è stato sconsigliato di seguire. Allora, mentre guardavo la quinta stagione de Il Trono di Spade ho avuto come un’illuminazione: “Perché non fare un lavoro su Le cronache del ghiaccio e del fuoco? Sarebbe di certo un lavoro innovativo!”. All’inizio non andava bene nemmeno questo, poi con l’aiuto di un professore che mi ha consigliato alcune letture – durate almeno un mesetto – l’idea è stata migliorata in modo che il progetto potesse essere accettato da qualche università. Infatti, alla fine all’università di Glasgow mi hanno detto sì, ma non è stato per nulla semplice. Altre università infatti mi hanno detto che il progetto non era supervisionabile, oppure che non rientrava nelle loro linee di ricerca; alcune mi hanno detto in tutta onestà che non c’era nessuno da loro che potesse supervisionare il lavoro, per esperienze o campo di interesse. A Glasgow però c’è un professore specializzato in letteratura del fantastico e in letteratura medievale e quindi alla fine lì hanno accettato il progetto.

Allora è ancora giusto definire questo genere di interessi – spesso identificati come “nerd” – una sotto-cultura? Ci si può davvero approcciare a questi interessi in modo accademico?

Capisco che questo genere di argomenti possa sembrare difficile da inserire in un contesto accademico, ma in realtà non è così. Questi testi infatti nel futuro saranno la base dell’analisi di ciò che stiamo vivendo oggi, quindi non esiste una cultura “bassa”. Basti pensare ai testi della cultura greca che per secoli sono stati considerati come maledetti, mentre oggi intere sezioni di università se ne occupano. E poi ci sono anche ricerche che si occupano di ricettari antichi: se non si deve considerare argomento “basso” questo, non vedo come il fantasy si possa considerare tale. Se lo si fa, probabilmente si è miopi.

Quali sono le linee di ricerca? Come credi di impostare nello specifico il tuo lavoro?

Si cercherà di analizzare il lavoro di Martin dal punto di vista strutturale per individuare le strutture più ricorrenti. Ma soprattutto questa ricerca tenderà ad individuare una nuova forma di realismo che si ritrova solo in Martin, dove forme letterarie antiche portano alla luce una nuova visione della realtà. Sarà un lavoro difficile che dovrà realizzarsi in tre anni, ma saranno tre anni meravigliosi.

Quindi la tua idea è di analizzare Le cronache del ghiaccio e del fuoco sia a livello di struttura narrativa, sia dal lato testuale?

E non solo; anche quello che sta fuori, l’intertesto. Rintracciare ogni riferimento possibile ad altre fonti e come queste potrebbero aver influenzato lavoro di Martin – giusto per citarne due, Il Signore degli Anelli e Le cronache di Narnia. Questo, ovviamente, emergerà eventualmente alla fine del lavoro.

Proprio parlando dei riferimenti di Martin, potremmo ora parlare delle fonti storiche e degli avvenimenti che potrebbero averlo ispirato: ad esempio, del fatto che la Barriera sia un riferimento al Vallo di Adriano, che Westeros ricalchi in qualche modo l’Inghilterra tardo medievale, e così via…

Di riferimenti se ne potrebbero trovare tanti, ma diventa più difficile renderli omogenei quando un riferimento ce l’hai già. Mi spiego meglio: ammettiamo che la Barriera sia davvero il Vallo di Adriano, questo andrebbe a creare problemi di “storicità” con l’ambientazione di ispirazione che – come detto spesso e anche da Martin – è l’Inghilterra medievale della Guerra delle Due Rose, evento dove il Vallo non ha alcuna rilevanza storica. Se la Barriera è il Vallo la vicenda dovrebbe acquisire uniformità storica trasportandola ad una ispirazione romana: Joffrey allora potrebbe diventare – come anche è stato detto – una controparte del giovane Caligola; oppure, se rimaniamo nell’ambito della Guerra delle Due Rose la Barriera può essere intesa semplicemente come una linea di confine, anche immaginaria, fra potenze allora nemiche come Spagna e Inghilterra, ad esempio.

A proposito delle fonti di ispirazioni e di eventuali calchi: secondo te, è ancora possibile inventare qualcosa da zero in un fantasy?

Un importante studioso di comparatistica diceva che “tutto è riscrittura”; nel senso che tutto quello che è stato scritto dopo le grandi opere dell’antichità – penso all’Iliade, l’Odissea, ma anche alla Bibbia o al ciclo di Gilgamesh – è la rielaborazione di elementi estratti da questi testi reinseriti in altri contesti. Però credo che sia possibile inventare da zero, Martin l’ha fatto, come l’ha fatto anche la Rawling con Harry Potter, per esempio. Ma non si può inventare da zero tutto: si hanno sempre dei riferimenti, che vengono dalla nostra esperienza personale o dalla nostra cultura.

Tu hai aperto un crowfunding per realizzare questa ricerca. Credi che questo sistema di finanziamento possa diventare, in Italia o altrove, sistema abituale per la raccolta di fondi destinati alla ricerca?

La vedo difficile, in Italia soprattutto. Il crowfunding nasce prima dei vari progetti di start-up e dei relativi concorsi, e in Italia mi sembra più battuta questa strada qui. All’estero si hanno altri finanziamenti come prestiti d’onore e simili, quindi anche lì è difficile vedere il crowfunding come mezzo per un lavoro accademico; tuttavia, io ho dovuto credere in questa strada perché in Gran Bretagna le borse di studio vengono erogate a chi è residente lì da almeno tre anni, e non è il mio caso. Poi se dovesse arrivare una grossa donazione, ovviamente mi ricrederò…

Domanda più “nerd”, che riguarda la serie televisiva Il Trono di Spade. Da un po’ di tempo i libri prendono una piega, la serie un’altra. Secondo te si tratta di un’esigenza pratica dovuta al fatto che i libri non sono giunti ad una conclusione, oppure a divergenze artistiche?

La produzione è sempre stata chiara su questo: “The books are the books, the show is the show”. Quindi dei confronti fra Martin da una parte e da Weiss e Benioff dall’altra ma sempre in modo molto cristallino. Ovviamente una serie televisiva ha una fruizione diversa da un libro: per esempio, deve tenere a sé l’interesse dello spettatore non solo puntata dopo puntata, ma anche stagione dopo stagione. Quindi non parlerei di vere e proprie divergenze artistiche, ma ad un tipo di pubblico diverso a cui si rivolgono. Per esempio, ed è un caso quasi unico, per Il Trono di Spade si è creato interesse non solo sul prodotto in sé ma anche sulla produzione: dove si va a girare, quali attori sono presenti sul set (ci sarà o meno Jon Snow? E che cosa potrebbe voler dire?); questo crea anche una percezione differente della storia fra i libri e lo show, cosa che è diventata anche luogo di scambio fra i lettori e gli spettatori.

Vai a fare un dottorato di ricerca a Glasgow, su un argomento inusuale. Ti senti un cervello in fuga?

Assolutamente sì, nel senso che per poter vivere facendo quello che vorrei sono costretto a cercare fuori dall’Italia. Io non ho voglia di uscire dall’Italia: è così ricca di cultura e di cose che potrebbe dare, ma è triste vedere che non lo fa. Quindi in certi casi l’unica soluzione è andare via. Nello specifico del mio progetto, poi, non ti nascondo che esso è stato visto in molte università italiane con sufficienza e scarso interesse.

Quindi, unica soluzione il crowfunding, trovate il link per sostenerlo qui.

E poi nel video di presentazione ci sono draghi e metalupi, come fate a dirgli di no?

Mario Iaquinta

Nato da sua madre “dritto pe’ dritto” circa un quarto di secolo fa, passa i suoi anni a maledire il comunissimo nome che ha ricevuto in dote. Tuttavia, ringrazia il cielo di non avere Rossi come cognome, altrimenti la sua firma apparirebbe in ogni pubblicità dell’8×1000. Dopo questa epifania impara a leggere e scrivere e con queste attività riempie i suoi giorni, legge cose serie ma scrive fesserie: le sue storie e i suoi articoli sono la migliore dimostrazione di ciò. In tutto questo trova anche il tempo di parlare al microfono di una web-radio per potersi spacciare per persona intelligente senza però far vedere la sua faccia. Il soprannome “Gomez” è il regalo di un amico, nomignolo nato il giorno in cui decise di farsi crescere dei ridicoli baffetti. Ridicoli, certo, ma anche tremendamente sexy, if you know what I mean…
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