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Quando c’era LVI… Caro lei!

La recensione del fumetto "Quando c'era LVI"

“Quando c’era LVI” … caro lei! Oltre ad essere un intercalare usato e abusato da nostalgici della prima, seconda e terza ora (dopo c’è comunque la ricreazione…) e un film del 1978, adesso, senza il “caro lei” di contorno, è anche il titolo di una miniserie a fumetti di produzione tutta italiana.

quando c'era lvi copertina

“Quando c’era LVI” scritto e ideato da Daniele Fabbri e Stefano Antonucci, disegnato dallo stesso Antonucci e colorato da Mario Perrotta, è  un fumetto edito dai tipi di SHOCKDOM e reperibile sul loro store on-line.

“Quando c’era LVI” è una miniserie programmata in quattro uscite e io, devo dire incuriosito dal baccano mediatico di questi giorni, nella notte mi sono acquistato, nella versione e-book, e letto tutto d’un fiato, il primo numero.

Premetto che sono un lettore onnivoro e che un fumetto, solo per il fatto di essere stato pensato e disegnato ha già ottime possibilità di piacermi.

Premetto anche che, essendo autore di un “fumetto tutto mio”(CASA BASE, in comproprietà con l’amico Sauro Pasquini) ho la tendenza a essere molto, anzi moooolto, indulgente nelle mie valutazioni.

quando c'era lvi pagina

Orbene, mentre pensavo a come raccontare “Quando c’era LVI”
senza fare spoiler ho scoperto che la trama di fondo è già nota e, vista la mia pigrizia, la copioincollo dal sito web FUMETTOLOGICA:

“Il fumetto, un mix di politica, satira antifascista e nostalgia, racconta di un gruppo di nostalgici del terzo millennio che decide di riportare in vita Benito Mussolini ed affidargli di nuovo le sorti di un Paese che, in fondo, lo ama ancora. Con l’aiuto di un…” (hei, abbiamo detto “niente spoiler”)

Detto ciò, ma come è questo “Quando c’era LVI”?

spider-manIntanto è un “numero uno” e, come storia insegna, è nei “numero uno” che gli autori gettano le basi di tutta la faccenda. Di fatto, nei “numeri uno”, succede ben poco: giusto ragni radioattivi che mordono studenti secchioni oppure bimbi in fasce che cadono sulla terra a bordo di astronavi aliene o ancora ritrovamenti di strani e pesantissimi martelli divini.

Il “numero uno” di “Quando c’era LVI” non fa eccezione:

si fanno premesse, c’è un gran parlare, c’è un po’ di azione, nemmeno tanta, e si arriva al “cliffhanger” dell’ultima pagina (maledetti! Sempre così…) che dovrebbe lasciare il lettore con il fiato sospeso e con la domanda “cosa si inventeranno adesso?” che lo accompagnerà fino all’uscita del prossimo numero.

Francamente, questo primo numero di “Quando c’era LVI” non mi ha esaltato particolarmente.

Si legge bene, questo è vero e la storia di fondo è, nonostante non sia poi del tutto originale, un’idea quantomeno coraggiosa in un paese, come il nostro, dove la passione politica, spesso, assume i toni del tifo da stadio.

medikenPurtroppo non mi sono piaciute le “anime” dei personaggi, nelle intenzioni stereotipi ma che mi sono sembrati più macchiette che caricature satiriche e che, alla fine, risultano più patetici che simpatici (o antipatici, a seconda dei gusti). In particolare lo “straniero” della storia (ricordate? niente spoiler…) risulta stonato e l’imitazione di una cattiva imitazione di quel tipo di personaggio, ben lontana, ad esempio, dalla deliziosa interpretazione data dal maestro BONVI.

Nonostante questo e ricordando le premesse fatte in apertura “Quando c’era LVI” non è un cattivo progetto.

Nelle pagine finali (quelle che non fanno parte, direttamente della storia, per intenderci) si respira un’aria di irriverenza e di NON POLITICALLY CORRECT che mi piace.

Probabilmente, visto che gli autori dimostrano in queste ultime, striminzite, paginette che la  capacità di satireggiare anche in modo non “già visto o sentito” non gli manca di certo, il fumetto risente davvero della sindrome del “numero uno”…

Per questo, anche a rischio di essere deluso aspetto con ansia (vabbè, dai, è un fumetto…) la seconda uscita.

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