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Psycho: Il viaggio di Marion Crane spiegato passo per passo

Tra elementi biblici e genesi del peccato

Nuova tappa della rubrica!  Dopo aver stuzzicato la nostra curiosità con i funfacts su Psycho, non ci resta che avventurarci sui fili della ragnatela che il maestro Hitchcock ha tessuto intorno alla storia di Marion Crane, protagonista femminile della pellicola. Cominciamo per ordine.

Le prime scene: come viene presentata Marion?

Nei primi minuti della narrazione, appena dopo i titoli di testa, ci introduciamo attraverso una finestra nell’intimità della giovane Crane, che si trova assieme al suo amato Sam nella stanza di un hotel. La donna, infelice di dover vedere il suo uomo solo per fugaci incontri, intavola subito una discussione su questo problema, e ottiene la promessa di un appuntamento più rispettabile al suo prossimo ritorno in città.

marion crane
Marion Crane alle battute iniziali

Marion, che ci viene quindi presentata come una donna semplice, a modo, alla quale dà pena nascondere il suo amore, indossa dell’intimo bianco, candido, che rappresenta la purezza del suo animo.

Tornata a lavoro, la giovane Crane, che ha accusato un mal di testa legato allo stress emotivo della discussione appena avuta con Sam, si confida alla collega, la quale le consiglia di prendere una pillola per alleviarlo. Nel frattempo, un facoltoso cliente arriva nello studio consegnando i celebri 40.000$.

E’ qui che la mente di Marion, in cerca della sua isola felice, prende la decisione di rubare. E’ qui che parte il viaggio, figurato e fisico, della nostra giovane protagonista, spinta dal sogno di poter essere felice altrove, e convinta che il denaro appena sottratto possa essere il mezzo che le permetterà di scappare da ciò che non la fa star bene, dalla vita che fino ad allora ha vissuto e che, improvvisamente, si tinge d’amarezza ai suoi occhi, non appena intravede la possibilità di diventare “qualcun altro”.

La trasformazione della coscienza di Marion ci viene rappresentata nuovamente attraverso il colore del suo intimo, stavolta nero, nelle scene che la vedono preparare in fretta e furia la valigia per l’imminente fuga. Già nei primi momenti del suo viaggio la giovane Crane incontra due figure che le daranno da preoccuparsi: il datore di lavoro, che la guarda insospettito giacché poco prima la donna era andata via dall’ufficio lamentando un mal di testa troppo forte, e un agente di polizia che la terrà d’occhio nei suoi spostamenti sospetti.
Non è difficile individuare nei due personaggi la personificazione stessa della coscienza di Marion, che continua a tormentarla, inseguendola come il poliziotto e lanciandole sguardi stupiti come il suo capo, in maniera figurata ma altrettanto serrata.

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Marion Crane, mentre si prepara alla fuga

La giovane Crane sa di aver sbagliato, ma la paura delle conseguenze di ciò che ha fatto la inducono a non tornare indietro, e proseguire, in maniera però già più disillusa: i due incontri infatti la portano a vivere con angoscia la sua ricerca della felicità, che sembra ad un tratto molto più difficoltosa di quanto non sembrasse quando la scelta del furto appariva vantaggiosa.

Quando il cielo si annuvola dando vita a un forte temporale, l’acqua scroscia talmente forte sul parabrezza dell’auto che per Marion è impossibile scorgere in maniera precisa la carreggiata, tant’è che ben presto si ritrova a deviare inconsapevolmente dal tragitto dell’autostrada, imbattendosi nel Bates Motel, dove Norman la accoglierà.

Ma veniamo al punto focale di tutto il viaggio: l’omicidio di Marion Crane

L’interpretazione che mi piace attribuire a Psycho si basa tutta su due chiavi di volta: la predestinazione e l’assoluzione dal peccato. Per quanto mi riguarda, da ciò che nella mia personale analisi ho potuto riscontrare, gran parte del cammino di Marion può essere pensato come una trasposizione dei passi biblici che parlano dell’origine del peccato originale per opera di Adamo ed Eva.

Vi ritroviamo infatti molti elementi simili:

Il serpente tentatore viene qui riproposto nel ricco cliente che deposita i 40.000$ all’ufficio dove Marion lavora, suggerendo alla donna che “ciò che tiene lontana l’infelicità sono i quattrini”;

Il peccato del mangiare la mela proibita commesso dai proto uomini al fine di raggiungere la conoscenza suprema e lo status divino è qui il furto del denaro, perpetrato al fine di raggiungere la felicità promessa dal cliente tentatore (sebbene inconsapevole);

La vergogna nel rendersi conto della propria nudità, non appena il peccato è stato commesso, è rappresentato in Psycho dalll’angoscia di Marion per l’incontro con il datore di lavoro e l’agente di polizia;

La condanna divina, che segna per gli uomini la fine della vita eterna e la prospettiva della morte, è la stessa pena che viene inflitta, per mano di Norman Bates, alla giovane Marion Crane;

Tutto ruota intorno a quella che è la storia di un peccato e delle sue conseguenze: una volta che il furto è stato commesso tutto l’universo sembra spingere Marion Crane alla sua purificazione, attraverso tutta la serie di coincidenze curiose che si susseguono al fine di far arrivare la giovane proprio al Bates Motel, dove sotto il potente getto dell’acqua verrà lavata la sua colpa attraverso l’omicidio, adempiendo al suo destino.

Vi lascio, impaziente di conoscere le vostre impressioni e interpretazioni. Vi ricordo di passare dai miei social per richieste, domande, suggerimenti e quant’altro!

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La vostra compagna di viaggi audiovisivi e non solo,
Martina Cappello

Martina Cappello

Da studentessa non esattamente modello di Ingegneria dell'informazione, passo il mio tempo tra libri della facoltà, film d'autore e serie tv. Tra i miei interessi si distingue l'amore per l'universo di Twin Peaks, di Lynch in generale, della musica e della filosofia.

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