Scienza

Prove di intelligenza aliena da una stella?

“Siamo davvero soli nel cosmo sconfinato? È possibile che tra tutte queste miriadi ci sia almeno una stella che, come il Sole, ospiti nella sua corte un pianeta abitabile su cui abbia prosperato vita intelligente?”
Credo che pensieri come questi abbiano sfiorato almeno una volta la nostra mente allorquando la stavamo lasciando derivare libera mentre alzavamo gli occhi al cielo.
Mentre per noi profani può essere lecito formulare certi pensieri dinnanzi all’immane spettacolo che l’universo é ed offre, è per contro un poco più strano qualora certe idee provengano da chi profano non lo è mica, anzi ha fatto della comprensione del cosmo la sua ragion d’essere. Sembrerebbe infatti che alcuni scienziati abbiano tirato fuori dalle tasche l’ipostesi di vita extraterrestre evoluta come una delle ipotesi alternative atte a spiegare un fenomeno strano da loro osservato!
Vale dunque la pena chiedersi:
– Di cosa si tratta?
– Come entrano in gioco gli alieni, e perché?
– Cosa sappiamo di certo ora e cosa si farà in futuro?

Dando risposta ai precedenti quesiti otterremo in quadro chiaro e realistico della situazione e forse saremo solleticati ulteriormente, da questo curioso caso, ad approfondire di più le nostre conoscenze sull’universo che ci circonda e ci ospita.

Una stella non proprio come le altre

Per coloro che l’hanno presa in esame, si chiama KIC (che sta per Kepler Input Catalog) 8462852, è una stella di sequenza principale di classe F (questi dati indicano che possiede temperature superficiali comprese fra 6000 e 7500 K e massa fra 1,04 e 1,5 masse solari, ed appare di colore celeste) situata nella costellazione del Cigno distante circa 454 parsec (1 480 anni luce) dalla Terra. Anzi, il team di studiosi che l’ha osservata le ha dato un nome proprio: Stella di Tabby in onore della ricercatrie e prima autrice dell’articolo che ne annunciava la scoperta (Tabetha S. Boyajian).

Posizione della "Stella di Tabby" nella costellazione del Cigno
Posizione della “Stella di Tabby” nella costellazione del Cigno

Anche se dai dati riportati poc’anzi sembrerebbe trattarsi di una stella come tante, in realtà ha fatto mostra di una caratteristica assai poco comune, e sicuramente non così facile da comprendere soprattutto se paragonata ad altre sue simili: si tratta di una variazione della sua luminosità che ha lasciato perplessi gli studiosi, infatti le sue insolite fluttuazioni hanno una variabilità aperiodica e ne sono stati registrati abbassamenti repentini che arrivavano fino al 20 percento e poco più.
“E dunque?” Vi starete chiedendo. Considerate che un pianeta della dimensione di Giove potrebbe oscurare dell’1% una stella di questa dimensione avendolo sulla linea d’osservazione, dunque non è per colpa di grandi pianeti la sua perdita di luminosità; di certo non è qualcosa di legato alla natura della stella, dato che si tratta una stella i cui valori la pongono nella “sequenza principale” del diagramma H-R, il che vuol dire che si tratta, in teoria, di una stella stabile; si è così pensato che la spiegazione più plausibile fosse la presenza di una nube di comete disintegrate in orbita ellittica attorno alla stella. In questo scenario, l’attrazione gravitazionale prodotta da una stella vicina farebbe sì che le comete della nube di Oort della stella si avvicinino alla stella. Fra le prove a supporto di questa ipotesi è il fatto che c’è una stella nana rossa distante da KIC 8462852 solo 885 UA (132 miliardi di km). Tuttavia è stato messo in dubbio che le comete di una nube di Oort disturbata possano orbitare in orbita ellittica attorno alla stella in numero così elevato da produrre una riduzione del 22% della luminosità osservata della stella.

Un esempio di diagramma H-R
Un esempio di diagramma H-R

Allora un’altra ipotesi proposta presumeva che la stella avesse da poco catturato un campo di asteroidi. Sono state effettuate anche rilevazioni con spettroscopia ad alta risoluzione e di distribuzione dell’energia spettrale e osservazioni di immagini. Uno scenario di collisione massiccia avrebbe creato polvere calda che avrebbe dovuto splendere nelle lunghezze infrarosse, ma non si è osservato alcun eccesso di energia infrarossa, cosicché l’ipotesi va scartata . Altri ricercatori ritengono che la spiegazione basata sul campo di frammenti planetari non sia verosimile, perché la probabilità con la quale Kepler potrebbe aver ripreso tale evento è estremamente bassa.

Quindi fin’ora nessun fattore naturale, intrinseco o esterno alla stella, ne spiega questo suo strano comportamento.
Come spiegarlo allora?

Gli alieni e l’energia delle stelle

Nella ricerca di un motivo logico e razionale di spiegare quanto osservato, un ricercatore, l’astronomo Jason Wright, ha tirato fuori dal cilindro il colpo di genio : ha infatti ipotizzato che gli oggetti che eclissano la stella possano appartenere ad una mega-struttura realizzata da una civiltà aliena, come ad esempio una sfera di Dyson, una struttura ipotetica che una civiltà avanzata potrebbe costruire attorno a una stella per intercettarne parte della luce per coprire il fabbisogno energetico.

Un ipotetico assemblamento di satelliti atti a formare un guscio per la cattura dell'energia emessa da una stella. Una siffatta struttura assume nome di "Bolla di Dyson", in quanto non racchiude in modo continuo una superficie.
Un ipotetico assemblamento di satelliti atti a formare un guscio per la cattura dell’energia emessa da una stella.
Una siffatta struttura assume nome di “Bolla di Dyson”, in quanto non racchiude in modo continuo una superficie.

Più in dettaglio, una sfera di Dyson è una sfera di origine artificiale e di raggio pari a quello di un’orbita planetaria. La sfera consisterebbe di un guscio, non necessariamente continuo, di collettori solari o di habitat posti attorno alla stella. Questo, oltre ad essere un modo per raccogliere un’enorme quantità di energia, permetterebbe di creare uno spazio vitale immenso.
Di fatto questa è risultata essere, al momento, la spiegazione che sosteneva meglio i dati raccolti, considerando che qualunque cosa eclissasse la stella avrebbe dovuto essere qualcosa che coprisse fino a metà del diametro della stella.
Dato che c’era una teoria adatta bisognava convalidarla; come? Facendo ricerche appropriate e chiamando gli esperti nel settore (“e chi chiamerai?”): quelli del SETI, le cui strutture e strumenti sono in continuo lavoro nel cercare indizi relativi a forme di vita aliena intelligente (specifichiamo spesso “intelligente” perché forme di vita primordiali nel cosmo esistono, e sono riconosciute). Il SETI iniziò subito a cercare onde radio con frequenze particolari (poiché le stelle pure emettono onde radio) a dimostrazione che vita intelligente le stesse usando per comunicare.
Dopo poche settimane arrivò l’esito sulle ricerche di comunicazioni intelligenti: NIENTE; quindi se le variazioni erano realmente da attribuirsi a mega-strutture aliene, questi non comunicavano con onde radio (ma d’altro canto ci sarebbe stato da aspettarselo, dato che sono così avanzati da costruire strutture tali), oppure le cause erano altre. Come trovare dunque una soluzione, dato che tutte le ipotesi fatte, anche le più fantasiose, cadono per mancanza di prove a sostegno?

Un aiuto dal passato

Data l’impossibilità di formulare ipotesi valide basandosi sui soli dati raccolti, gli studiosi decisero di prenderne in esame di più vecchi, in modo da avere un quadro storico della situazione; uno studio successivo, pubblicato a gennaio scorso, ha spostato nuovamente la discussione sulla presenza di civiltà aliene, sottolineando come la stella di Tabby avesse diminuito la propria luminosità del 20 percento nel corso dell’ultimo secolo. Questo risultato era difficile da spiegare con cause naturali, mentre poteva essere coerente con l’ipotesi di una civilità aliena intenta a convertire il materiale presente nel sistema planetario in megastrutture in grado di assorbire dalla stella stessa quantità crescenti di energia (una mega struttura planetaria in cento anni, mentre noi non riusciamo ad ultimare un tratto d’autostrada! Certo che sono avanzati!). Tuttavia, una nuova analisi delle osservazioni su cui si basava il lavoro precedente ha concluso che la variazione di luminosità non era da considerarsi significativa, ma sostanzialmente costante.

Settore di osservazione del telescopio spaziale Kepler
Settore di osservazione del telescopio spaziale Kepler

Entrambi gli studi sono basati su dati provenienti dall’archivio chiamato Digital Access to a Sky Century @ Harvard (DASCH). DASCH consiste nella digitalizzazione di oltre 500 mila lastre fotografiche raccolte dai ricercatori di Harvard tra il 1885 e il 1993.
Le lastre sono state ottenute da telescopi e camere differenti, e questo ha un ruolo potenzialmente fondamentale nel rilevamento della variabilità di una stella. Partendo da questo ragionamento, un team di ricercatori ha deciso di condurre un’analisi sistematica e accurata delle lastre allo scopo di ottenere delle misurazioni confrontabili. «Ogni volta che si conduce una ricerca su dati d’archivio che combinano informazioni provenienti da diverse fonti, bisogna tener conto delle differenti precisioni nei dati introdotte dai vari strumenti», spiega Kevian Stassun, professore della Vanderbilt University di Nashville e co-autore dello studio. «In questo caso eravamo alla ricerca di variazioni di luminosità per un certo numero di stelle incluse nel database DASCH e abbiamo scoperto che molte mostravano un calo di intensità simile nel 1960. Questo indica che tale calo è dovuto a effetti strumentali e non a variazioni intrinseche delle stelle». I risultati dello studio sono stati proposti per la pubblicazione sulla rivista The Astrophysical Journal.

L’esito delle ricerche

Alla fine dello studio, nulla di nuovo o più chiaro è emerso dalle informazioni al momento in nostro possesso che potesse dare una limpida spiegazione di quanto accade intorno a KIC 8462852.
sappiamo soltanto che essa presenta variazioni irregolari di luminosità con un periodo di due anni circa, variabilità che si mostra come uno sciame di picchi negativi di luminosità non dovuti a cause fin’ora esaminate. Data però questa sua peculiarità le stella resterà comunque sotto attenta osservazione, anche se Kepler non la guarderà più, poiché ha già messo occhi su altre stelle per altri motivi. Questo significa che presto o tardi, grazie alla ricerca, riusciremo a comprendere le motivazioni di un evento come questo, e sicuramente rimarremo sorpresi dalla spiegazione, semplicemente perché è anch’essa parte della meravigliosa struttura dell’universo!

 

Fonti
Media INAF, Notiziario on-line dell’Istituto Nazionale di AstroFisica: per le informazioni storiche e tecniche riguardanti la storia;
Wikipedia, l’enciclopedia libera: per i dati tecnico-scientifici menzionati.

Giovanni

Sono alto nella media; sono robusto nella media; sono bello nella media; sono intelligente spropositatamente. Detto questo devo rendere noto solo che adoro la fantascienza in tutte le sue forme; gioco frequentemente on line al vecchio (immortale) Jedi Knight: Jedi Academy e mi diletto leggendo manga che considero 'di un certo livello'. Ho studiato fisica, perché mi hanno sempre incuriosito i meccanismi che regolano la realtà intorno a noi, ma l'oggetto vero della mia passione sta milioni di chilometri sopra di noi, e si mostra appena solo di notte, il cosmo, coi suoi oggetti affascinanti e fenomeni terribilmente meravigliosi. Il resto è vita comune, poco accattivante.
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