Natura e Ambiente

Il Protocollo di Kyoto compie 16 anni: il punto della situazione

Era il 16 Febbraio del 2005 quando entrò ufficialmente in vigore il Protocollo di Kyoto, il trattato internazionale a tema ambientale che impegnava i Paesi partecipanti ad attuare misure concrete per contrastare il cambiamento climatico. A distanza di 16 anni, come sono cambiate le cose?

Il Protocollo fu il primo vero accordo tra Nazioni che riconosceva la responsabilità dell’uomo riguardo i cambiamenti climatici, e il primo atto di impegno di ciascun Governo nel cercare di contrastare l’inquinamento e ridurre le emissioni. Ma le misure attuate si rivelarono insufficienti, e nonostante gli accordi prevedessero sanzioni verso chi non le rispettava, l’esperimento si rivelò piuttosto fallimentare. Nonostante il progetto del Protocollo non abbia avuto successo, fu un momento storico importantissimo perché i Governi di tutto il mondo cominciassero a fare qualcosa di concreto per fermare l’allarmante fenomeno del cambiamento climatico. Il Protocollo cambiò forma e modalità più volte nel corso degli anni, fino a raggiungere la sua “versione finale” nel 2015, con la firma dell’Accordo di Parigi.

L’Accordo di Parigi e la situazione attuale

Ad oggi, 190 Paesi fanno parte dell’Accordo di Parigi, un’ulteriore impegno che prevede di limitare l’incremento della temperatura media globale al di sotto della soglia dei 2°C e di limitare l’aumento oltre gli 1,5°C, in modo da contrastare efficacemente l’effetto dei cambiamenti climatici sul Pianeta.
Anche se gli obiettivi dell’Accordo non sono stati ancora pienamente rispettati, questo impegno è stato importantissimo per gli effetti che ha avuto sull’economia mondiale, che ha cominciato a svoltare in una direzione più ecologica e meno inquinante. Un segnale che forse non è ancora sufficiente, ma è sicuramente incoraggiante.

Il Protocollo di Kyoto compie 16 anni: il punto della situazione
Un interessante grafico che mostra come l’Accordo di Parigi abbia contribuito a ridurre drasticamente l’utilizzo di energie non rinnovabili in tutto il mondo.

Secondo gli scienziati, iniziative globali di questo genere vanno promosse ed incentivate, ma siamo ancora ben lontani dal considerarci al sicuro da una catastrofe climatica. Nel 2018, l’Intergovernmental Panel on Climate Change aveva previsto che globalmente avremmo dovuto raggiungere un totale di emissioni zero entro il 2050 per scongiurare un aumento delle temperature al di sopra della soglia dell 1,5°C. Dopo questa conferenza, molti Paesi (tra cui la Cina, uno dei maggiori responsabili delle emissioni nocive mondiali) hanno deciso di impegnarsi per raggiungere questo obiettivo nel minor tempo possibile.

Coscienza ecologica individuale e futuro

Qualche buona notizia, in realtà, è arrivata: gli avanzamenti tecnologici in campo di energia rinnovabile stanno permettendo lentamente di sostituire le energie fossili con quelle sostenibili, e il 90% degli impianti energetici installati nel 2020 utilizza energia rinnovabile. Installare turbine a vento, per esempio, costa attualmente molto meno rispetto agli impianti necessari per produrre energia non rinnovabile, e questo grazie alle nuove tecnologie nel campo. Molti Paesi, inoltre, garantiscono incentivi ed ecobonus per chi decida di attrezzare la propria casa o acquistare una macchina con energia elettrica, e privilegiano le grandi aziende che utilizzino energie rinnovabili per sostenere la loro produzione.

Un altro passo importante è stato fatto anche grazie ad una rinnovata coscienza ecologica personale, ed un interesse sempre crescente per la causa ambientale, anche grazie ad iniziative come i Fridays for Future promossi da Greta Thunberg.

Il Protocollo di Kyoto compie 16 anni: il punto della situazione
Greta Thunberg è uno dei personaggi più iconici dei nostri anni, e il suo costante impegno per l’ambiente ha contribuito a risvegliare una coscienza ecologica nei più giovani.

Un recente studio promosso da Lancet Countdown on Health and Climate Change ha sottolineato l’urgenza di continuare a fare progressi, anche per salvare sempre più vite umane: “A differenza dei benefici diretti di riduzione delle emissioni di carbonio, che sono provati nel lungo termine, i benefici sulla salute che hanno le nuove politiche climatiche ambiziosi sono visibili nell’immediato”, ha dichiarato Ian Hamilton, direttore esecutivo dell’associazione e promotore dello studio.

Il Protocollo di Kyoto compie 16 anni: il punto della situazione
Un esempio di dieta “flexitariana”, che prevede una riduzione del consumo di carne, altro modo per contrastare l’inquinamento e le emissioni nocive. Non servono grandi rinunce, solo piccoli passi!

Dunque, è importante sviluppare una coscienza ecologica non solo per la nostra Terra, ma anche e soprattutto per la nostra salute, e privilegiare scelte di vita più sane ed etiche, perché il problema purtroppo riguarda tutti personalmente, e gli impegni presi globalmente dai vari Paesi non saranno sufficienti per contrastare i cambiamenti climatici se non siamo noi stessi a muovere i primi passi verso uno stile di vita più pulito, che ci permetterà di vivere più sani e più a lungo.

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Necronomidoll

Divoratrice compulsiva di libri, scrittrice in erba, maladaptive daydreamer. Il Culto Vive.
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