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Overwatch ci mostra quanto sia grave il razzismo negli USA

Tutti ormai conosciamo Overwatch, lo sparatutto in prima persona a squadre online marchiato Blizzard Entertainment uscito nel 2016 che ha aperto le porte del mondo dello sport ai cosiddetti eSports. Diventato presto un punto di riferimento mondiale grazie alla sua presenza mediatica, con le competizioni ufficiali della Overwatch League trasmesse online e seguite da milioni di players, ha messo su un impianto di portata internazionale, con tanto di squadre ufficiali provenienti da ogni parte del mondo e di tifoserie pronte a supportare i propri amati pro(fessional) players.

Dato il prevedibile declino negli ultimi anni, la casa madre ha deciso di lavorare ad un secondo titolo per tentare di risollevarne le sorti. Ma a noi interessa qualcos’altro di molto più importante e finora non mediaticamente esposto. In realtà si parla da anni della tossicità aberrante delle community dei players dei vari titoli multiplayer online come Overwatch o League of Legends, ma questa volta è diverso: parliamo dei player professionisti di Overwatch di origini asiatiche che, trasferitisi negli USA per lavoro (sì, quello del proplayer è a tutti gli effetti un lavoro, benvenuti nel 2021!), stanno subendo la peggiore ondata di razzismo dai tempi della Chinese Exclusion Act del 1882.

Avete capito bene. Negli ultimi anni, anche e soprattutto a causa delle politiche di Trump, le molestie e il razzismo nei confronti degli asiatici residenti negli USA hanno continuato a crescere.
Stop AAPI Hate, un’organizzazione che tiene traccia della violenza contro questa comunità, ha registrato più di 3.795 episodi di razzismo dall’inizio della pandemia di coronavirus, con una nuova ondata di violenza quest’anno.

Overwatch ci mostra quanto sia grave il razzismo negli USA

Ma cos’ha questo a che fare con Overwatch? E’ presto detto: durante un recente streaming di Twitch, Lee ‘Fearless’ Eui-seok, giocatore dei Dallas Fuel, ha parlato del razzismo che lui ed i membri del suo team hanno subito durante gli allenamenti a Dallas. Lee, sudcoreano, ha raccontato di come sia vivere negli Stati Uniti durante la pandemia.

Essere asiatici qui è terrificante’, ha detto Lee, attraverso la traduzione del manager dei Florida Mayhem Jade Kim. ‘Penso che i coreani che vivono all’estero dovrebbero stare attenti. Il razzismo qui non è uno scherzo’. Ha descritto incidenti durante i quali i giocatori dei Dallas Fuel sono stati avvicinati da persone sprovviste di mascherine che tossivano addosso ai giocatori.

Lee ha continuato: ‘È piuttosto grave. E cercano di spaventarci‘. Ha aggiunto che spesso indossa la sua maglia dei Dallas Fuel in pubblico, piuttosto che vestiti normali, per segnalare che fa parte di una squadra poiché le persone molestano meno i giocatori quando indossano le loro uniformi. Kim Kyoung Ey, direttore generale dell’Overwatch League Paris Eternal, ha scritto: ‘Ho dovuto smettere di fare la spesa nei supermercati locali e iniziare a farla online’.

Sebbene il razzismo anti-asiatico sia aumentato durante la pandemia COVID-19, non è però una novità negli USA. ‘Il razzismo anti-asiatico potrebbe essere cresciuto durante la pandemia, ma sta accadendo da anni, alimentato dall’idea degli americani asiatici come stranieri perpetui, o persone che non sono percepite come completamente americane’, ha detto lo scrittore di Vox Li Zhou.

Nel frattempo un portavoce di Activision Blizzard ha fornito la seguente dichiarazione in merito: ‘In Activision Blizzard, condanniamo il razzismo con la massima fermezza possibile. Siamo al fianco della comunità asiatica, dei nostri dipendenti e dei nostri giocatori e stiamo lavorando in tutta la nostra organizzazione, inclusi gli eSport, per fare la nostra parte per combattere l’odio e l’ignoranza.

Inoltre Mike Rufail, proprietario di Dallas Fuel e CEO di Envy Gaming, ha pubblicato un video su Twitter, affrontando il problema: ‘Sono profondamente rattristato dalle situazioni vissute da alcuni dei nostri giocatori della Dallas Fuel mentre camminavano per le strade qui a Dallas, in Texas. Questa è una grande città in uno Stato orgoglioso. Questo non è qualcosa di cui dovremmo essere orgogliosi e dovremmo tutti collaborare per cambiarlo’. Ha aggiunto inoltre: ‘Sono davvero dispiaciuto per i nostri giocatori che hanno dovuto affrontare tutto questo nel nostro Paese, è assurdo’.

Helen Jang, assistente del direttore generale del Dallas Fuel, ha aggiunto che Rufail ha ‘sottolineato che la sicurezza dei giocatori è la nostra massima priorità sin dal primo giorno“, evidenziando il fatto che ‘adotterà una soluzione per garantire che i giocatori siano protetti’.
E noi tutti ci auspichiamo che sia una soluzione efficace, anche se ben sappiamo che non è facile trovare una soluzione all’odio e all’ignoranza, arginabili soltanto con una buona dose di cultura ed educazione all’inclusività.

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