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Morbius e il rispetto per lo spettatore

La pellicola dedicata al vampiro Marvel da poco al cinema fa parlare di se

È il 1974 quando Roy Thomas e Gil Kane creano il personaggio di Michael Morbius per conto della Marvel Comics. In quel momento nessuno avrebbe potuto immaginare che saremo arrivati a oggi, nel 2022, di fronte a una pellicola dedicata al vampiro nemico dell’Uomo Ragno e ancora meno probabile sarebbe stato prevedere che tale film potesse essere tanto svilente e flebile nella trama.

Nemmeno il regista Daniel Espinosa aveva la più pallida idea degli enormi ostacoli produttivi che avrebbe dovuto superare per portare alla luce quella che si è rivelata una storia martoriata di un personaggio minore della testata del tessiragnatele.

La vicenda di Michael è travagliata quanto la sua controparte produttiva: brillante scienziato malato di leucemia tenta di salvarsi con un connubio di tecnologia e sangue di pipistrello vampiro, non morirà, ma per citare lo stesso Dracula: ci sono cose peggiori, della morte.

Dopo che Sony si è accorta di poter girare pellicole basate sui villain di Spider-Man senza lo stesso ha deciso di raschiare il fondo del barile con questo vampiro fuori schema, famoso e affascinante nei fumetti, ma totalmente anonimo per chi non ne ha mai sfogliato uno.

Venom e il suo guadagno stratosferico ha iniettato abbastanza coraggio nella Sony per continuare a produrre questo tipo di pellicole, ma proprio come Morbius, anche loro sono diventati un orrenda bestia affamata del sangue dello spettatore.

Se con Venom hanno provato un salto nel buio con Morbius ci stanno brancolando. Certo, la pellicola è un successo, sta già guadagnando fantastiliardi di dollari (per usare un termine fumettistico), ma il motivo è uno solo: alcune volte le trappole riescono.

Sony sta seguendo lo stesso modus operandi “creazione di un Supereroe, scontro con se stesso malvagio, sequel” ormai da anni. Un approccio produttivo al genere che era già vecchio nel 2000 e che con Morbius si sta ripetendo.

Tutto è cominciato con il trailer, quello che recitava a caratteri cubitali “Dallo stesso studio che vi ha portato Spider-Man: No Way Home” niente di più falso, forse burocraticamente veritiero, ma il coinvolgimento Sony nella pellicola della Marvel si è limitato a firmare un contratto.

Poi è continuato con una scena, del tutto inventata, che non vedremo nel film, di un incontro tra Jared Leto, il protagonista vampiro, e Michael Keaton, che nei film Marvel Studios interpretava l’avvoltoio, altro villain di Spider-Man.

Le pellicole della Sony e quelle dei Marvel Studios non condividono lo stesso universo, non c’è continuità fra loro e Sony sta provando di tutto per confondere lo spettatore e portarlo in sala a vedere anche i suoi prodotti.

Chi prenderà il biglietto per il film di Espinosa convinto di assistere a un prodotto “Marvel Studios” si ritroverà deluso anche se, dal trailer, pareva tutt’altro.

Gli sfottò continuano anche nel film, non c’è infatti l’ombra di Peter Parker (nonostante un suo accenno nel teaser) e nelle ormai consuete scene dopo i titoli di coda vediamo il comparire un Keaton che non ha ragione di essere lì e che ,da sceneggiatura, va contro le motivazioni che il suo personaggio esprime nell’universo cinematografico natio.

Molti potranno fare spallucce e ripetersi “è un film” e avrebbero anche ragione, ma questa volta la questione non è sulla pellicola, ma sull’atteggiamento con il quale gli studios trattano i loro spettatori, come un vampiro farebbe con uno sprovveduto in un vicolo: svuotarlo finché non è più in grado di reggersi in piedi.

È così che volete essere trattati?

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