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Mandalorian: vi siete accorti delle ragazze nel finale?

Vi siete accorti di una cosa? Noi no. Cioè, non subito e forse è meglio così

Avete presente la scena imbarazzante di “Avengers: Endgame” quando all’improvviso tutte le super eroine Marvel si ritrovano in un unico posto, semplicemente per fare una scena tutte insieme in un corale pro femmine? Ecco, anche se il messaggio non è sbagliato, la maniera goffa e maliziosa di metterlo in atto, lo ha svalutato molto. E questo è un peccato perché le super eroine Marvel non hanno assolutamente nulla da invidiare a qualsiasi altro personaggio indipendentemente dal sesso. Quindi, perché forzarla in quel modo?
Il fine non giustifica sempre i mezzi, perché alcune volte, come in questo caso, il mezzo può incrinare il fine.

endgame
Ve la siete ricordata? Ecco, dimentichiamocene.

Parliamo di cosa è accaduto in Mandalorian, nell’ultima puntata. Non ci saranno spoiler

“Il Salvataggio”: la conclusione, lo stupendo cliffhanger che sicuramente già conoscete.
Ecco, un po’ prima abbiamo visto quattro donne, quattro personaggi, nella scena finale, assaltare l’incrociatore di Moff Gideon; sono Bo-Katan, Koska Reeves , Fennec Shand e Cara Dune.

Questi quattro personaggi erano lì, erano sole e tutte combattenti, per un motivo specifico. Ciascun personaggio aveva credibilmente motivo di trovarsi lì, in quel preciso momento. Nessuna di esse faceva da spalla a qualcun’altra, sono quattro personaggi con quattro storie diverse ritrovatesi al culmine di una serie tv esattamente al posto giusto, nell’istante giusto.

Bo-Katan e Koska sono state arruolate da Mando, vogliono l’incrociatore leggero e la spada di Gideon.

Fennec ha un debito con il protagonista attraverso Boba, il suo salvatore. Cara Dune, beh, lei ha più trascorsi con Mando di chiunque altro.

Non è sufficiente che ciascuna sia stata introdotta nella serie, ci deve essere un motivo per il quale sia lì; è c’è.

Altrimenti avremo anche Ashoka, la Babysitter-Meccanico di Tatooine Peli Motto e la Signora Rana.

L’assenza di Boba Fett nella battaglia finale è assolutamente giustificata e ha una logica, perché era l’unico in grado di guidare la Slave I, sparare in modo credibile e soprattutto, creare un diversivo.
È questo il bello: non ci siamo accorti del fatto che c’erano quattro ragazze nel finale di Mandalorian perché non erano ragazze, erano personaggi. Il loro sesso non identificava il loro essere, la loro storia, un po’ come è stata trattata Ashoka, è stata sviluppata con rispetto e non basandosi sul sesso ma semplicemente sul loro passato, sulla costruzione del personaggio e sulla trama.

Quelle quattro ragazze (che io continuo a chiamare ragazze giusto per sottolineare il fatto che non ci siamo accorti che lo sono) sono un esempio di buona sceneggiatura, di credibilità e di una costruzione solida che porta l’attenzione dello spettatore su ciò che conta veramente ovvero l’opera che si sta vivendo. Alcune volte la parità, anche in un universo narrativo inventato, è il non accorgersi, ignorare qualcosa, darlo per scontato e soprattutto non vederlo come forzato.

Dave Filoni e John Favreau lo hanno capito e sono riusciti a farci interiorizzare qualcosa invece di sottolinearlo.

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