Anime e Cartoni

Le Iene: un’analisi completa sul servizio della Toffa

Riflettiamo su quanto è stato detto, quanto c'è di giusto e quanto di sbagliato. La realtà è che il servizio ha toccato dei punti fondamentalmente veritieri

C’è stato parecchio fermento ultimamente tra i fan italiani di anime e manga. Una rivoluzione è scoppiata, portando il popolo di internet a urlare allo scandalo e alla disinformazione televisiva e più precisamente parliamo del programma storico di Italia 1, Le Iene.
Il motivo è molto semplice: la prima frase pronunciata dalla Iena Nadia Toffa sui manga, definendoli “sinonimo di sesso”. Un’idea che il popolo italiano si porta dietro da quando i manga sono arrivati, probabilmente perché nelle edicole è possibile trovare gli hentai (categoria che indica i manga di natura erotica) come se niente fosse. Per quanto questa categorizzazione sia completamente sbagliata, visto e considerato che i manga sono i fumetti in generale, mi sono posta questa domanda: perché Nadia Toffa ha esordito in questa maniera?

Ignoranza, certo. O forse per colpire gli ignari spettatori, preparandoli (in maniera sbagliata, ovviamente) al tema dell’inchiesta: la pedopornografia in Giappone. Un argomento affrontato a grandi linee e che non approfondisce in maniera esaustiva la realtà giapponese del sesso.

Che esistano i manga pedo-pornografici è realtà. Essi sono una sotto categoria degli hentai, chiamati con il nome di lolicon. Questo termine, che è la contrazione delle parole Lolita e complex, indica, appunto, l’attrazione verso le bambine o comunque le ragazzine al di sotto dei tredici anni. Cosa che può sconvolgere lo spettatore occidentale, ma che nella realtà non si traduce automaticamente in violenza sessuale sui minori. Anzi, in Giappone si è notato un calo dei crimini sessuali da quando il lolicon ha iniziato a diffondersi. E’ un dato naturalmente molto relativo che non usiamo come scusante e, anzi, rimane da capire quanto questo genere di fumetti possa avere influenza sui suoi lettori. Che forse esaudire le proprie fantasie sessuali con oggetti inanimati come fumetti e bambole (è possibile comprare o affittare dei manichini con le sembianze di bambine, in tutto e per tutto reali, come anche mostrato nel servizio delle Iene) possa prevenire lo stupro da parte di chi nutre determinati gusti sessuali? Non è questa la sede giusta dove affrontare questo fenomeno ma in Giappone il tema si affronta anche attraverso questo punto di vista.

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Esempio di immagine lolicon. Non notate niente di strano? Sì, siete autorizzati a pensare male.

Se però i manga pedo-pornografici esistono, allora dove ha sbagliato il servizio delle Iene? Parecchi sono stati i loro errori, ma più che sbagli, approssimazioni e unioni di vari concetti e situazioni per fare di tutta l’erba un fascio. Soprattutto è stato uno e uno soltanto l’errore principale, ma lo vedremo più avanti.

Parliamo di cosa è considerata prostituzione nella terra nipponica. Secondo la legge è reato e prostituzione vera e propria quando si accetta di avere una penetrazione in cambio di denaro. Di conseguenza è facile capire che tutto ciò che sta sul limite, come i Soapland (luoghi dove è possibile fare il bagno con delle ragazze e ragazzi a pagamento, con vari prezzi a seconda delle prestazioni ,escluso ovviamente la penetrazione), è permesso. Tutto è gestito dalla yakuza, la mafia giapponese. E’ facile capire quindi come i luoghi mostrati nell’inchiesta siano assolutamente legali. E il fatto che ci siano ragazzine di sedici anni come hostess è presto spiegato: joshi kōsei, ovverosia quel fenomeno dove le studentesse vendono il loro tempo e compagnia in cambio di denaro. Un modo come un altro per arrotondare qualche soldo, nella loro ottica. Nulla di illegale, anche se ovviamente c’è molta polemica e tentativi di impedire tale fenomeno.

Altro discorso è che sono state mischiate le giovani appartenenti a questo fenomeno alle maid e idol. Le maid sono, essenzialmente, delle “cameriere” che non fanno nulla di vagamente pornografico o softporno: semplicemente invitano i clienti ad andare nei locali dove lavorano e li servono. Si può anche parlare con loro, ma questo è il massimo che si può fare. Le idol, invece, sono delle giovani ragazze (dai 12 anni in su) che ballano e cantano, in gruppi o da sole. Anche qui, niente di porno o softporno, anche se questa è una realtà che conosco meno e quindi l’aver intervistato una di loro che si atteggi in maniera ambigua per il piacere degli spettatori è una cosa possibile. Qui metto le mani avanti, poiché, purtroppo, non sono riuscita a trovare nulla in proposito.

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Nico Yazawa da Love Live!, dove ragazzine dai quindici anni fino ai diciassette cercano di diventare delle idol. Notare come Nico, che teoricamente ha diciassette anni, ne dimostri molti meno.

Essenzialmente l’errore che la iena Nadia Toffa ha fatto nella sua inchiesta, rendendola così oggetto di critiche, è uno soltanto: l’aver voluto legare a tutti i costi un mondo vasto e gigantesco a un fenomeno che esiste, ma che è legato all’universo manga in minima misura. Nella realtà la situazione che ha portato è interessante e ambigua: il fatto che degli adulti (anche cinquantenni) seguano ragazzine minorenni e le adorino come se fossero delle dee ha un che d’inquietante. E c’è anche da dire che i produttori non aiutano ad eliminare questa idea di purezza che le giovani danno, poiché alle ragazze non è permesso avere rapporti romantici, pena il licenziamento. E tutto questo, ragazzi miei, è realtà. L’abbiamo detto, l’errore di Nadia Toffa è stato uno, ma ciò che ci ha mostrato è reale, esiste ed è accettato, ERRONEAMENTE, dalla società nipponica.

Insomma, in una dimensione dove il lavoro è tutto e dove, come sostiene qualcuno, la donna non è più sottomessa e remissiva, l’aggrapparsi (metaforicamente o meno) a queste fanciulle docili e carine, che danno l’idea di potersi far fare di tutto, è un modo per ritrovare quell’affetto di cui gli uomini hanno bisogno. E che gli imprenditori-produttori sanno bene essere fruttuoso. Che poi questo bisogno sfoci in un’arte e necessità che gli occidentali ritengono sbagliate è un altro discorso.

Personalmente mi trovo d’accordo con il tema dell’inchiesta, poiché è stata portata alla luce una dimensione che gli italiani, soprattutto i fan di anime e manga, tendono ad ignorare perché scomoda. Non dobbiamo nascondere la testa nella sabbia, perché l’aspetto pedo-pornografico nella società giapponese è abbastanza grave.

Vorrei approfondire un ultimo aspetto: la reazione dei fan italiani. Dopo aver visto come Nadia Toffa definiva i manga si sono scatenate le ire del popolo di internet; il problema, a mio parere, è stata la presenza di individui che, non rendendosi conto, evidentemente, di dar ragione così a Nadia, hanno disegnato un hentai su di lei (che non vi mostreremo per ovvie ragioni) e l’hanno pubblicato nella bacheca della sua pagina facebook. Ecco, vorrei chiedere scusa a nome di tutti i fan seri di anime e manga per il comportamento poco consono di queste persone.

Al_Ninten

Nata in una ridente (ma anche no) cittadina nella provincia milanese, passa le sue giornate a spulciare notizie che non interessano a nessuno e a coltivare piaceri proibiti, come collezionare fanart dei suoi personaggi preferiti. Si identifica come il quarto dei gemelli Matsuno, il più spaventoso di tutti. Sogna di diventare la prima digiprescelta del coraggio, ma per ora ha solo gli occhiali da aviatore. Appassionata di anime, manga e videogiochi, si diletta ogni tanto a graficare, a disegnare e a fotoritoccare.
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