Cultura e Società

Lapis Niger: una scoperta archeologica velata di leggenda

Nel gennaio del 1899 l’archeologo italiano Giacomo Boni fece una grandiosa scoperta: riportò alla luce una pavimentazione in marmo nero che si trovava in un angolo del Foro romano e che si distingueva dal resto della pavimentazione in travertino. Subito tale scoperta venne associata a quanto veniva affermato in una fonte letteraria, che parlava di un Lapis Niger (pietra nera) all’interno del Foro.

lapis niger

La fonte in questione è un passo lacunoso di Sesto Pompeo Festo, letterato vissuto nel II secolo d.C., il quale cita una “pietra nera nel Comizio”, connotandola come luogo funesto, poiché tomba di un re o sito in cui un re sarebbe stato assassinato.

In effetti, al di sotto della pavimentazione, è stato rinvenuto un complesso monumentale molto antico. Verosimilmente doveva trattarsi di un piccolo santuario, dunque di un luogo sacro, dedicato, forse, a Romolo, e non una vera e propria tomba.

Un dettaglio particolarmente interessante (o inquietante) è dato dal fatto che accanto a quello che doveva essere un altare è stata ritrovata la base di una colonna, o di una statua, con un’iscrizione in latino arcaico. Ciò non fa che testimoniare quanto fosse antica la realizzazione del complesso, che gli studiosi fanno risalire al VI secolo a.C., quindi prima dell’età repubblicana e durante l’ultima fase dell’età dei re.

Decifrare l’iscrizione non è stato affatto semplice, ma ciò che pare essere certo è che essa riporti una sorta di avviso minaccioso per chiunque avesse violato quel luogo: “Chi violerà questo luogo sia maledetto […]” sembra recitare un estratto. Pene tremende sono promesse a chi disturberà la pace del luogo sacro.

Inoltre si può notare anche la presenza di una dedica ad un re (REGEI, al dativo). Ma chi è questo re a cui ci si riferisce? è forse Romolo, il leggendario fondatore di Roma? Oppure si tratta di un altro dei sette re di Roma? E’ difficile dare una risposta a questa domanda.

La storia circa le origini di Roma è avvonta nella leggenda e nel mistero, lo stesso Romolo potrebbe non essere mai esistito. Ma questo sito archeologico non solo è un’ulteriore prova circa la fase monarchica della storia di Roma arcaica, ma sottolinea quanto il re fosse concepito come una figura sacra, divina. In effetti, grazie a molte fonti storico-letterarie è possibile affermare che alla figura dei primi re di Roma spettassero competenze religiose di una certa importanza, come l’interpretazione degli auspici.

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