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Intervista a Gianluca Mauro, AI coach e autore di Zero To AI

Intervista ad un AI coach con una visione democratica dell'Intelligenza Artificiale

Oggi abbiamo l’occasione di intervistare Gianluca Mauro, AI coach e fondatore di AI Academy, start up di consulenza e formazione nell’ambito dell’intelligenza artificiale. Grazie a varie esperienze intorno al mondo e anni di esperienza nel settore, oggi si occupa di rendere democratica una tecnologia rivoluzionaria come l’intelligenza artificiale.

Da dove nasce la tua passione?

Questa avventura nasce in un periodo particolarmente fiorente per l’intelligenza artificiale, il 2016, ma soprattutto in un luogo particolare. In quel momento mi trovavo in Silicon Valley, grazie ad una borsa di studio, e lì ho respirato a pieni polmoni i primi grandi traguardi dell’AI. Guardando agli esempi dei grandi colossi tech, ho deciso di iniziare a studiare.

Dopo un po’ ho fondato la mia start up, grazie all’aiuto del mio collaboratore Nicolò Valigi, in un periodo molto vantaggioso. In quel momento era ancora abbastanza facile ottenere delle informazioni, dato che non c’era troppo rumore intorno a questo argomento. Ora tutti ne parlano, non sempre con competenza, e ottenere delle informazioni precise e veritiere è molto difficile.

E quanto è complicato comunicare una tecnologia che si porta dietro tanti pregiudizi?

Questo aspetto è sempre stato difficile, fin dall’inizio. Se prima la gente aveva paura dei film di fantascienza, ora che l’intelligenza artificiale è diventata reale, quella paura si è aggravata ancora di più, anche grazie a titoli di giornale sensazionalisti che non fanno altro che confondere le acque con tanta disinformazione.

Uno dei vostri obiettivi è quello di rendere l’AI più democratica. In che modo lo state facendo?

Quello che vogliamo fare è cercare di aiutare le persone a capire veramente l’intelligenza artificiale. Ma soprattutto vogliamo far capire come possono utilizzarla nella loro vita di tutti giorni, soprattutto nelle aziende. Questo perché vedendone il potenziale vivendo in Silicon Valley, ci eravamo resi conto di quanto ad usufruirne fossero solo i nerd. Oggi invece la tecnologia è davvero democratica, chiunque può utilizzarla, ma l’unico collo di bottiglia è la consapevolezza.

Questo lo abbiamo fatto per anni, sia tramite la consulenza, aiutando delle aziende a sviluppare prodotti, sia con un aspetto che ci ha sempre appassionato, che è la formazione, educando le persone nel comprendere cos’è davvero l’intelligenza artificiale. Il passo successivo è stato il nostro libro, Zero to AI, una guida per professionisti non tecnici che vogliono far parte di questa rivoluzione.

zero to ai

L’approccio che utilizzate nel libro è guidato da case studies. Quale trovi sia il più significativo e perché?

Un caso abbastanza indicativo è quello di un contadino giapponese che aveva una piccola azienda di cetrioli. Qui la moglie passava tutta la giornata a dividere i cetrioli per forma e dimensione per poi applicare il prezzo. Il figlio, programmatore, ha quindi utilizzato degli strumenti open source per costruire un’intelligenza artificiale in grado di automatizzare la scelta della categoria di ogni cetriolo.

Trovo particolarmente interessante sia quanto questo approccio abbia impattato su una piccola azienda a conduzione familiare, ma soprattutto il fatto che a creare questa applicazione è stato un ragazzo, che grazie ad una serie di strumenti open source gli hanno permesso di creare tecnologie senza team tecnici stellari.

gianluca mauro

Ma quindi i robot ci ruberanno il lavoro?

Se hai paura di perdere un lavoro perché un’intelligenza artificiale sarà in grado di copiarti in tutto e per tutto, ti sbagli. L’AI, ora come nel prossimo futuro, è in grado di sostituire ed automatizzare task molto specifici. Se il tuo lavoro consiste nell’eseguire una singola azione, come ad esempio guidare un camion o selezionare cetrioli, dovresti iniziarti a preoccupare. Se invece il tuo lavoro è più complesso, sei al sicuro.

Ma se parliamo di lavoratori con occupazioni monotone e stancanti, non credo essi siano così scontenti di perderlo. Un esempio è quello di una fabbrica di chip fornitrice per la Apple, che è stata denominata fabbrica dei suicidi. Per via della natura usurante di quel lavoro, tantissimi operai sono impazziti nel ripetere gli stessi movimenti con ritmi sfiancanti.

Globalmente, ci sono però due settori su cui la tecnologia e l’informatizzazione non possono impattare, e sono la sanità e l’istruzione. In questi lavori sono davvero necessarie qualità solo umane come l’empatia. Dunque quello che auspico è che le persone che potranno perdere il lavoro confluiscano in questi settori, in cui c’è una scarsità di personale, mentre la tecnologia prende il posto di professioni inumane.

Ringraziamo Gianluca per queste parole ispiranti. Se invece un lavoro nell’AI volete crearvelo vi consigliamo di dare un’occhiata al libro Zero to AI di Gianluca Mauro e Nicolò Valigi e al corso gratuito di introduzione all’intelligenza artificiale ai4humans. Prendete parte anche voi a questa rivoluzione.

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Grazia Margarella

Studio Informatica presso l'Università degli Studi di Salerno e condivido le mie passioni per la scienza, il cinema, i libri e la cultura nerd grazie ai ragazzi de Il Bosone. Il mio motto è: Ad astra per aspera, exploro semper. Stay tuned ⚛️
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