Cultura e Società

Il Volo e il loro video finto-nerd

Era la notte di San Valentino e su Rai Uno si consumava quell’antico rituale che è San Remo. Già per sua natura nel Festival pullulano le canzoni a tema amoroso, ma se la finale è il 14 Febbraio allora la broda sciropposa e sentimentale è elevata alla seconda. E come infatti vince Il Volo, con la canzone “Grande Amore”. Tre ragazzi di vent’anni che cantano una canzone vecchia di (almeno) quaranta. Il testo è infatti un accozzaglia di frasi sentimentali del tipo:

“Chiudo gli occhi e penso a lei

Il profumo dolce della pelle sua

E’ una voce dentro che mi sta portando dove nasce il sole”

… 

“Dimmi perché quando penso, penso solo a te

Dimmi perché quando amo, amo solo te

Dimmi perché quando vivo, vivo solo in te grande amore.”

… 

“Dimmi che mai, Che non mi lascerai mai.

Dimmi chi sei Respiro dei giorni miei d’amore

Dimmi che sai Che non mi sbaglierei mai

Dimmi che sei Che sei il mio unico grande amore.”

E i futuristi che CENTO ANNI FA volevano “uccidere il chiaro di luna” si rivoltano nella tomba. Tutti assieme, causando un piccolo terremoto.

Io in genere seguo il Festival ogni anno ma quest’anno, vista la mancanza di artisti che potessero dire qualcosa di più (e l’aggravante della presenza di gente come Platinette e i Soliti Idioti), ho passato. Così quando scopro che ha vinto Il Volo mi dico “Mah, vediamo un po’ com’è sta canzone. Vediamo se c’è un video su Youtube.” NON L’AVESSI MAI FATTO.

Visto che la canzone è roba quasi da Ottocento Musicale – e quindi perfettamente adatta a SanRemo – sorge un piccolo problema: questi sono comunque ragazzi, c’è bisogno di svecchiare questo alone di puzzo di morte e far vedere che in fondo è roba G-G-GIOVANE.

E qui arriva il colpo di genio indiscusso: QUESTO VIDEO QUI.

Nel vederlo io sono morto; anzi, per rimanere in tema vecchiume direi “trapassato”. Si gioca a fare il citazionismo simil-nerd in un luogo fatto di saloni settecenteschi. È una cosa oltre ogni concezione, se in bene o in male lo lascio decidere a voi.

Partiamo con Ghost: dopo tutto è una canzone smielo-romantica, dove la parola “Amore” è in ogni frase, mi sembrava quasi doveroso metterci il simbolo del sentimento imperituro anni ’90. Ma questo è soltanto il principio…

Poi si arriva a RITORNO AL FUTURO. Uno dei simboli del nerdismo. E poi siamo nel 2015, l’anno che Marty McFly visita con la DeLorean, non può mancare! E lì i giovani si dicono “ehi, questi sono fan di Ritorno al Futuro, sono ragazzi proprio come me!”

Ma cosa c’è di più giovane e nerd dei fumetti? E allora buttiamo il carico a briscola, l’asso di bastoni. SPIDER-MAN. Ommioddio quanto sono giovani questi giovani!

Solo che la scena viene ridotta ad un petosecondo e snaturalizzata da qualsivoglia senso. Il bacio di Spiderman fa effetto perché è sotto la pioggia, oltre che a testa in giù. Ha senso perché è in vicolo buio e malfamato dove MJ stava per essere violentata e invece lì è intervenuto il suo salvatore.

QUI L’UOMO RAGNO È NELLA REGGIA DI CASERTA. Cioè pende dal soffitto a cassettoni come un qualunque lampadario barocco da cui togliere polvere… e ragnatele. Ma EHI, i fumetti sono roba cool, easy e young e altre parole di gergo giovanile a caso. VANNO MESSI.

E io, che nerd lo sono davvero, mi offendo. Anzi no. Mi faccio una risata e mi guardo tutta la trilogia di “Ritorno al Futuro”. Qualcuno dovrà pure rimediare a questo oltraggio.

P.S.

Momento topico del video però è questo. Il testo dice “Maledette notti perse a non dormire altre a far l’amore”. E SUCCEDE QUESTO:

Sì, l’occhiolino. Ammiccamento sessuale. E se un figo così che sta cantando una canzone d’amore sdolcinatissima ammicca, praticamente sta dicendo che vuole fare l’amore con la giovane preadolescente che sta guardando questo video. E qui le mutande delle teenager riempiono l’aria di umidità e poi cadono a terra così velocemente da fare un buco nel terreno così profondo da sbucare in Cina. MOMENTO CALDO, MOMENTO BELLO.

E io che ancora soffro in quanto orfano di “The Lady” in fondo ringrazio sentitamente.

Mario Iaquinta

Nato da sua madre “dritto pe’ dritto” circa un quarto di secolo fa, passa i suoi anni a maledire il comunissimo nome che ha ricevuto in dote. Tuttavia, ringrazia il cielo di non avere Rossi come cognome, altrimenti la sua firma apparirebbe in ogni pubblicità dell’8×1000. Dopo questa epifania impara a leggere e scrivere e con queste attività riempie i suoi giorni, legge cose serie ma scrive fesserie: le sue storie e i suoi articoli sono la migliore dimostrazione di ciò. In tutto questo trova anche il tempo di parlare al microfono di una web-radio per potersi spacciare per persona intelligente senza però far vedere la sua faccia. Il soprannome “Gomez” è il regalo di un amico, nomignolo nato il giorno in cui decise di farsi crescere dei ridicoli baffetti. Ridicoli, certo, ma anche tremendamente sexy, if you know what I mean…
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