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Il Risveglio della Forza non “si impegna” [Recensione NO SPOILER]

È difficile scrivere un articolo di critica su un film senza poter però entrare nel profondo dei meccanismi narrativi e visivi del film stesso, ma ritengo giusto provarci perché, dopo aver visto Il Risveglio della Forza, albergano in me sentimenti contrastanti. Qualche riferimento al film ci sarà, ma rimarrà contenuto nelle informazioni estrapolabili da trailer e locandina. Se pensate che anche queste informazioni possano rovinarvi la futura visione, non leggete questo articolo.

Siete ancora qui? Bene, cominciamo. Il film in sé è apprezzabile e piacevole, con un ritmo narrativo soddisfacente e una costruzione visiva – questa sì – davvero egregia, sia nella tecnica di regia che negli effetti speciali. Soprattutto è da apprezzare il fatto che J. J. Abrams non sia caduto nel tranello che aveva catturato il “secondo” George Lucas, ovvero l’uso eccessivo di CGI e green screen: se nella trilogia prequel l’unica cosa davvero presente nell’inquadratura erano gli attori (e a volte nemmeno), qui le scene ci sono davvero; “what you see is what you get“, cioè se vedi un paesaggio è perché quel paesaggio esiste e gli attori ci si stanno muovendo dentro davvero. Questo aumenta il senso di realtà della visione e favorisce l’interpretazione degli attori, mediamente molto superiore agli standard di Ewan McGregor e Hayden Christensen.

I problemi nascono soprattutto in fase narrativa: Il Risveglio della Forza odora di “già visto” per tutta la sua durata. Colpi di scena che ti tengano davvero incollati alla poltrona non ce ne sono (be’, forse uno, ma è una questione più emozionale che narrativa – ma non posso dirvi di più). Facciamo un esempio pratico. Prendiamo la locandina:

Risveglio della forza locandina

Quella grossa palla che vedete è, ed è facile capirlo, una specie di “Morte Nera III”: se una nuova Morte Nera era una cosa stantia già in Episodio VI, figuriamoci adesso.

Passiamo ai personaggi: in generale sono ben caratterizzati. Finn è quello che colpisce meglio in positivo perché autore delle scelte, ma a è volte sacrificato per una vena humor così così che strappa comunque qualche risata; anche Kylo Ren si apprezza per non essere il solito cattivo o una copia carbone di Darth Vader, e questo è certamente buono, anche se a volte oscilla pericolosamente nella sua caratterizzazione. Un problema invece nasce con la protagonista femminile, Rey, di fatto una Mary Sue.
Citando da Wikipedia:

Mary Sue è un termine peggiorativo adoperato per descrivere un personaggio immaginario, in genere femminile, che si attiene alla maggior parte dei cliché letterari più comuni, ritratto con un’idealizzazione eccessiva, privo di difetti considerevoli e soprattutto che ha la funzione di realizzare e autocompiacere i desideri dell’autore.
Il termine si può associare anche a:
– personaggi con caratteristiche particolarmente innaturali o abilità sovrumane (quando in contesto, poteri e abilità superiori a qualsiasi altro personaggio), oggetti o animali non realistici e/o un passato incredibilmente tragico.
– personaggi dotati di fortuna incredibile, molto al di sopra di ogni realistica possibilità.
– personaggi oggetto di ovvio favoritismo da parte dell’autore, che fornisce loro un ruolo molto preminente.

L’unica differenza che qui la Mary Sue non ha funzione di compiacere l’autore, ma i fan – J. J. Abrams si trova nel “conflitto di interessi” di essere entrambe le cose. Questo è oggettivamente un problema narrativo.

Altro problema narrativo è che, contrariamente ai primi episodi delle precedenti trilogie – Episodio IV e Episodio I – Il Risveglio della Forza è strutturato per NON essere narrativamente autosufficiente. Ci sono cose che intervengono nella trama di questo film, che la cambiano e la fanno muovere, ma non vengono introdotte o spiegate. È vero che è il primo capitolo di una nuova trilogia, ma i suoi “corrispettivi” (Episodio IV e I) non erano così. Questo è un “errore” narrativo che Lucas non aveva mai commesso.

Attenzione: Lucas introduce in Episodio IV un sacco di cose che non spiega (Cos’è la Guerra dei Cloni? Perché Darth Vader è cattivo? Qual è il vissuto di Obi-Wan?) ma sono cose che non sono necessarie a capire la trama di quel singolo film. Qui non è la stessa cosa: il film è stato costruito appositamente per spingere lo spettatore a farsi le domande in attesa delle spiegazioni nel film successivo. Questo per me è un “errore”, nel senso che ti toglie una buona parte della soddisfazione della visione del singolo film; non si tratta propriamente di uno sbaglio nella narrazione, per questo è indicato fra virgolette, ma pesa nell’economia del film stesso e nella sua godibilità. È una strategia che Disney ha messo in atto per esempio nei film Marvel, introducendo il successivo nelle ultime scene del precedente. Il guaio è che Star Wars è un’altra cosa.

Star Wars è una fiaba, ne riprende archetipi e narrazione –  dopo tutto comincia con una specie di “C’era una volta…” – e una fiaba ha un inizio e una fine. Episodio IV, la trilogia originale e l’esalogia nel suo complesso avevano questo elemento, qui la cosa non si avverte. Anche dal punto di vista stilistico: il film si presenta come Episodio VII, quindi si pone in continuità con la saga precedente, che oltre alle storia aveva anche uno stile visivo e narrativo particolare. Ad esempio, ad ogni cambio di scena c’erano tendine e dissolvenze, la musica era onnipresente. Magari si tratta di una impostazione che oggi non va più bene, ma è Star Wars. Se fai Episodio VII dovresti metterceli. Invece di cambi scenici alla vecchia maniera ce ne sono 3 in tutto il film e la musica si fa presente di tanto in tanto. Il respiro del racconto epico si perde. Questo contribuisce, però, ad un certo ritmo, che tuttavia avvicina Il Risveglio della Forza più ad un action movie che a una fiaba. Non è necessariamente una cosa cattiva, ma porta Episodio VII un po’ fuori dal seminato della saga. Lo spettatore generico se lo gode senza problemi, il fan un po’ meno.

Tirando le somme: il film come esperienza è godibile se preso a sé, narrativamente è l’esatto opposto. Il fan non ritroverà nella pellicola la gran parte degli stilemi di Star Wars, ma vi ritroverà grossi pezzi di narrazione. Il Risveglio della Forza sta sempre in bilico fra essere due cose, cercando di accontentare un po’ tutti. La cosa ha dei pregi ma anche dei grossi difetti. Dopo il grosso pompaggio mediatico e produttivo, era lecito aspettarsi qualcosa di più. È per lo più una grossa “operazione nostalgia” che punta forte sulle emozioni. In questo riesce davvero bene.

Ci sono anche dei problemi con la mitologia di Star Wars, quel genere di cose che notano solo i fan, ma per spiegarli bisognerebbe entrare nella trama. Perciò vi diamo appuntamento alle prossime settimane, quando una platea maggiore avrà potuto vedere il film e potremo affrontare nel merito le questioni.

Mario Iaquinta

Nato da sua madre “dritto pe’ dritto” circa un quarto di secolo fa, passa i suoi anni a maledire il comunissimo nome che ha ricevuto in dote. Tuttavia, ringrazia il cielo di non avere Rossi come cognome, altrimenti la sua firma apparirebbe in ogni pubblicità dell’8×1000. Dopo questa epifania impara a leggere e scrivere e con queste attività riempie i suoi giorni, legge cose serie ma scrive fesserie: le sue storie e i suoi articoli sono la migliore dimostrazione di ciò. In tutto questo trova anche il tempo di parlare al microfono di una web-radio per potersi spacciare per persona intelligente senza però far vedere la sua faccia. Il soprannome “Gomez” è il regalo di un amico, nomignolo nato il giorno in cui decise di farsi crescere dei ridicoli baffetti. Ridicoli, certo, ma anche tremendamente sexy, if you know what I mean…
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