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Hai partita IVA e devi chiedere un prestito? Ecco cosa sapere

Chi è in possesso di partita IVA ha sempre qualche difficoltà nel richiedere prestiti e finanziamenti senza busta paga, soprattutto chi ne ha aperta una da poco tempo. Sia gli istituti bancari che le diverse agenzie di finanziamento richiedono una documentazione prima di prendere in carico la richiesta; chi richiede il prestito deve soddisfare alcuni requisiti fondamentali e che variano tra le varie compagnie. Come già accennato questo tipo di finanziamento fa parte dei cosiddetti prestiti senza busta paga. Ci siamo quindi rivolti agli esperti del sito www.prestitipersonalisenzabustapaga.com di spiegarci meglio come approcciarsi alla questione in modo ottimale.

Cosa deve sapere chi ha la partita IVA e deve richiedere un prestito senza busta paga

Chi è lavoratore autonomo o ha una piccola impresa, deve sapere che la documentazione richiesta è diversa da quella di un lavoratore dipendente; inoltre, ci sono due tipologie di prestito a cui può accedere: il primo è per liquidità, ovvero ricevere il denaro per far fronte a spese improvvise e il secondo è il prestito finalizzato, quando si deve acquistare un determinato bene; in tal caso, si può chiedere l’intera somma pari al valore del bene, oppure pagare una parte al venditore e per la restante, richiedere il prestito.

Quali documenti presentare? Qualsiasi istituto si scelga, sia bancario che agenzie finanziare, è possibile richiedere un primo colloquio conoscitivo, così da capire anche quali finanziamenti senza busta paga soddisfano le proprie richieste. In questa fase, verranno anche specificati tutti i documenti necessari per capire se si è idonei oppure no all’accesso del credito.

Chi ha partita IVA deve sapere che non è il Modello 730 che deve presentare (questo viene richiesto a chi è lavoratore dipendente o pensionato), ma il CUD o Certificazione Unica degli anni precedenti (solitamente gli ultimi 3 anni) e dell’anno in corso, il cui scopo è quello di dimostrare il proprio reddito.

I tassi di interesse e il micro credito per piccole imprese appena aperte

Spesso capita che a richiedere credito sia il lavoratore autonomo o la piccola impresa che ha da poco avviato la propria attività, e sono proprio loro a riscontrare qualche difficoltà.

Gli istituti bancari e finanziari – per far si che possano rilasciare liquidità – chiedono un reddito dimostrabile e in grado di soddisfare i requisiti richiesti.

Ma spesso capita che il reddito dichiarato non sia ritenuto sufficiente, soprattutto chi è da poco nel settore. In tal caso, ci sono diverse soluzioni di cui avvalersi per richiedere un prestito o finanziamento:

  • il garante, ovvero la firma di una seconda persona (che a sua voltà dovrà dichiarare il proprio reddito);
  • la sottoscrizione di cambiali, ma è oramai un’opzione molto rara;
  • l’ipoteca immobiliare, se si è in possesso di uno o più immobili da ipotecare;
  • i prodotti finanziari, se si è in possesso di azioni o altri prodotti finanziari da poter cedere come garanzia.

Un altro aspetto da considerare sono i tassi di interesse che spesso scoraggiano chi deve richiedere un prestito. E’ normale che i tassi per chi ha partita IVA siano più alti rispetto a chi è lavoratore dipendente. Questo perchè il lavoratore autonomo non ha un reddito fisso e di conseguenza sono considerati come soggetti a elevato rischio di insorgenza.

Per chi ha una piccola impresa, un primo passo per sostenere l’avvio della propria attività potrebbe essere quello di richiedere il micro credito; si tratta di un prestito fino a 25 mila euro (in alcuni casi può arrivare fino a 35 mila euro) della durata di 7-10 anni. L’Italia è uno dei pochi paesi che mette a disposizione il micro credito ed è regolato da una base giuridica, gli articoli 111 e 113 del Testo Unico Bancario e dal Decreto attuativo del Ministero dell’Economia e delle Finanze n.176 del 17 Ottobre 2014.

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