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Godzilla, Dalle Origini al Cult: la storia del Re dei Mostri

Godzilla, avere più di 60 anni e non sentirli

Grazie all’annuncio di Godzilla 2: The King of Monster, il gigantesco lucertolone nipponico sembra in rotta di abbandono della nicchia esclusivamente giapponese per dedicarsi a un tour di proporzione mondiale; uscirà nel 2019 e ha fatto tantissimo parlare di se a causa di un entusiasmante Trailer che ha convinto anche i fan di vecchia data come me.

Purtroppo, la creatura ha subito un paio di duri colpi negli ultimi anni – dal quale spero potrà riprendersi con King of the Monster. Una di queste è l’opera animata Godzilla Monster Planet su Netflix (pessimo il primo, un po’ meglio il secondo) e lo Shin Godzila (o Godzilla Resurgence) di Hideaki Anno (un film d’autore con un “entità” simile a Godzilla, scritto male, fatto peggio, che dovrebbe essere una satira sociale invece è più brutto di uno sharknado ed acclamato solo perché l’ha fatto Anno).

Godzilla, Dalle Origini al Cult: la storia del Re dei MostriMa dalla sua prima apparizione ad oggi, il Re dei mostri ha visto momenti peggiori. Basti pensare che all’inizio, il design originale del kaiju era pensato per essere più simile ad un mostro marino; ma già nel primo film del ’54, il produttore Tomoyuki Tanaka, volendo distinguerlo dal lucertolone del film The Beast from 20,000 Fathoms del ’53 (arrivato in Italia col nome de Il Risveglio del Dinosauro) si lavorò tanto all’aspetto che al film stesso.

Gli stessi schizzi dello storyboard originale rappresentavano mostri giganti di vario genere e finché non venne completato, nessuno avrebbe indivoinato le sembianze che Godzilla avrebbe indossato realmente.

Questo era dovuto anche al background del colossale protagonista. Godzilla rappresentava infatti un esponente di Gojirasaurus, modificato geneticamente a causa dell’esposizione con le radiazioni dei test nucleari avvenuti in quegli anni ed agli attacchi su Hiroshima e Nagasaki; molti lo volevano con la forma di un polpo umanoide con la testa simile a un fungo atomico.

Per fortuna, dopo varie discussioni tra Tanaka, il direttore Ishirò Honda e l’esperto di effetti speciali Eiji Tsuburaya, decisero che sarebbe dovuto essere un mix di vari dinosauri.

Godzilla divenne così un insieme di Iguanodonte, Tirannosauro Rex e Stegosauro. E’ bello sapere come, nel 1954, il Gojirasaurus non fosse stato ancora scoperto, potendo così giocare molto sull’aspetto dei Re dei Mostri, ma anche se una specie conosciuta col nome di Gojirasaurus Quayi fu scoperta nel 1997, Godzilla godeva di tanta fama da non doversene curare.

Godzilla, Dalle Origini al Cult: la storia del Re dei MostriLo stesso aspetto fu condizionato anche dal modo in cui il film fu girato. Inizialmente doveva essere un film in stop motion, come Il Ritorno del Dinosauro, ma non riuscendo a replicare il lavoro di Ray Harryhausen ed il poco budget stimato per il film, si sviluppò un nuovo metodo chiamato Suit Motion.

La suit Motion consiste, in parole povere, nell’indossare un costume, filmarsi in replicati dei set in miniatura, con effetti speciali agli angoli ed esplosioni di piccole dimensioni di contorno.

Il costume pesava comunque più di 90 chili e dovette essere rielaborato in modo da permettere, all’attore all’interno, di muoversi oltre che a sopravvivere; i due attori che si alternavano all’interno, Haruo Nakajima e Katsumi Tezuka, finivano sfiniti dopo alcune riprese, completamente bagnati di sudore in altre e trasportarti in barella in altre ancora. Nakajima arrivò a dimagrire ben 9 chili – ed io con la dieta ne perdo una a settimana senza potermi vestire da Godzilla… E’ ingiusto.

Godzilla, Dalle Origini al Cult: la storia del Re dei MostriLa Suit Motion è stata adoperata per quasi tutti i film del lucertolone (tra cui il Godzilla: Final Wars, ritenuto da me il migliore) mentre venne utilizzato il Motion Capture per lo Shin Godzilla e la CG per il Godzilla della Legendary Pitcures.

Il Godzilla della Legendary Pitcures e quello di Hideaki Anno sono molto diversi tra loro, non solo nell’aspetto, ma anche nella storia in se; Il primo viene visto infatti come un protettore del mondo, risvegliato dallo stesso pianeta quando è in pericolo, il secondo è invece un’entità sconosciuta – capace di adattarsi ed evolversi quando necessario – e sembra mirare alla distruzione senza un motivo apparente.

Proprio con quest’ultimo, il primo Godzilla ha più cose in comune, entrambi i mostri, che si nutrono di radiazioni, hanno il corpo ricoperto di cicatrici cheloidi in riferimento alle ferite dei sopravvissuti ai bombardamenti atomici del 1945. Questo elemento, però, non si ripeté dal ’54 in poi.

Qualche momento buio anche per il Re dei Mostri

Da allora la popolarità di Godzilla è cresciuta sempre più, ma pur avendo un seguito incredibile, il re dei mostri ha avuto i suoi momenti bui. Il giorno più brutto della carriera del Kaiju fu nel 1998, con l’uscita del remake americano della Sony Pitcures.

La Sony non è nuova nel fallire pellicole cinematografiche belle e incartate, basti pensare alla serie di Amazing Spiderman e dei Fantastici Quattro – due flop che incassarono meno di quanto annunciato e che, nonostante un discreto seguito, non hanno visto glorie e onori – ma per fallire con un nome così altisonante dove le alternative sono mostri in costume ce ne vuole.

La stessa Toho, responsabile della produzione di molti film del franchise, vedendo il risultato finale della Sony, dichiarò apertamente che si trattava di un fallimento e provò a mettergli una pezza.

Infatti, nel film del 2001, sempre giapponese, chiamato Godzilla, Mothra and King Ghidorah: Giant Monster All-Out Attack, due studenti discutono sull’avvistamento di un mostro gigante a New York – qualche anno prima erroneamente classificato come Godzilla.

Il Kaiju della Sony, chiamato da allora Zilla, fa altre due apparizioni principali contro il Godzilla del Sol Levante. La prima nel 2004 in Godzilla: Final Wars (se non lo avete ancora visto, fatelo!) e la seconda nel fumetto Godzilla: Rulers of Earth, ma in entrambi i casi, prende “manate calate a pioggia fitta”, o, che dir si voglia, le prende in malo modo (In Final Wars, la battaglia è quasi comica).

Il ruggito di Godzilla

Dal ’54, la base del ruggito di Godzilla è rimasta sempre la stessa. Da prima si provò a crearla campionando vari versi di animali, senza risultati, poi venne l’idea di coprire l’asta della corda di un violino con del catrame di resina di pino e sfregarla sulle corde di un ottobasso… Non so cosa li abbia portati a quell’idea, ma funzionò, ottenendo il verso che noi tutti conosciamo.

Per la versione della Legendary e la versione Shin, quella base è stata lavorata e modificata per ottenere un nuovo ruggito. Ad ogni modo è superfluo parlare del film della Legendary Pitcures, esso è infatti basato sul concetto sul quale si basano molti film della serie, ovvero:

  1. panoramica su un protagonista umano con dei problemi
  2. risveglio di un mostro capace di estinguere l’umanità
  3. arriva Godzilla che da prima è attaccato dai militari (in tutti i film, giochi e fumetti, bersagliano sempre prima lui) e poi fa capire chi comanda salvando tutti e pestando il mostro di turno (che quasi sempre sono Ghidorah o Gigan)

Lo Shin è stato un ritorno alle origini

Godzilla, Dalle Origini al Cult: la storia del Re dei MostriPur ammettendo di aver preferito di gran lunga quello del 2014, Hideaki Anno ha ripreso – seppur molto male – i concetti alla base della prima apparizione del mostro, ricreando un aspetto martoriato dalle cicatrici atomiche e inserendolo in un contesto moderno.

Ma spesso ottenere un bel risultato non significa non commettere un errore di tanto in tanto. Inizialmente, l’evoluzione di Godzilla mi ha lasciato perplesso, simili salti evolutivi, avvenuti nel giro di pochi minuti, li avevo visti fare solo a Doomsday e a Majin Bu (quando questi assorbiva qualcuno) e vederlo in uno stadio quasi larvale mi ha ricordato molto Mothra e Destroyah (sempre del franchise).

Tuttavia, le prime forme, sono personalmente inguardabili e per la prima volta in vita mia, vedendo i film, ho fatto il tifo per i militari. Ma poi arriva l’evoluzione e l’attacco militare per fermare l’avanzato del mostro… Che è stata utile quanto sparare ad un treno con una pistola ad acqua per fermarlo… Eppure la scena non mi era nuova. Vedendola mi sono messo a riflettere.

Carri armati posti a distanza che sparavano senza risultati.
Gli aerei che mitragliavano e lanciavano missili girandogli attorno.
Oh mio dio! Ma è il primo episodio di Evangelion!
La scena era ispirata all’attacco militare sul primo angelo che si vede quando Shinji viene condotto per la prima volta alla Nerv.
Che Anno stia iniziando ad autocitarsi come Kojima?

Godzilla, Dalle Origini al Cult: la storia del Re dei MostriAd ogni modo il film va avanti (grazie a Dio) e tralasciando il soffio atomico dalle pinne dorsali e dalla coda, il film arriva alla fine – spostando scrivanie e facendo origami senza sapere come si fanno – ma non spoilero perché se io ho dovuto vedere il film due volte (in lingua originale ed italiano) dovete soffrire anche voi.

In realtà il film fa un grossissimo errore in una scena rapidissima che pare solo io abbia notato dall’arrivo di Godzilla sulla terra ferma; il mostro, impegnato a camminare portando distruzione in andatura quadrupede, investe un palazzo con dentro una famiglia composta da padre, madre e bambino, ovviamente uccidendoli nel crollo.

Ammetto che da Fan del Re dei Mostri la cosa mi ha lasciato l’amaro in bocca. Godzilla ha sempre portato distruzione in città (attaccando maggiormente le basi nucleari per cibarsi), ma ha sempre fatto marcia indietro quando c’erano bambini/ragazzini in campo.

Godzilla, Dalle Origini al Cult: la storia del Re dei Mostri

Nel 1970, la Marvel pubblicò una serie di Fumetti chiamati Godzilla: King of the Monster dove il Kaiju arrivava a New York; Qui si scontrava con gli Avengers, lo Shield ed i Fantastici Quattro, ma una volta sconfitti si ritirò in mare notando il pianto di un ragazzino.

Al di la di questo, la carriera di Godzilla ha visto alti e bassi, è vero, ma sono da considerare davvero incredibili i risultati ottenuti da questo personaggio di fantasia.

Oltre ad avere Hotel a tema, gli è stata riconosciuta la cittadinanza giapponese, è diventato ambasciatore del turismo per l’isola di Shinjuku ed è uno dei pochissimi personaggi fittizi che ha la sua stella della celebrità nel viale di Hollywood (come Shrek e Bugs Bunny).

Se tutto questo non vi basta per seguire le avventure di un mostro che va avanti da più di mezzo secolo non so che altro dirvi, ma io attendo con ansia l’uscita di King of Monster pianificato per il 2019 ed un possibile Shin Godzilla 2 (a patto che la maledizione di Evangelion se ne stia fuori!).

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