Natura e Ambiente

Giornata mondiale della barriera corallina: un’ecosistema in estinzione

Le barriere coralline sono ecosistemi estremamente sensibili alle variazioni climatiche ed è grazie a loro che gli esperti monitorano lo stato di salute dei nostri mari e oceani.

A causa dei cambiamenti atmosferici e dell’inquinamento, le barriere coralline hanno subito un impatto estremamente negativo; molte di esse sono morte insieme ai loro interi habitat animali.

Per questo è stata istituita una Giornata Mondiale della Barriera Corallina (World reef day) che ricorre proprio oggi (01-06), un evento importante per ricordare quanto siano fondamentali per l’ecosistema e per sensibilizzare le persone alla causa.

Giornata mondiale della barriera corallina: un'ecosistema in estinzione

Cosa sono le Barriere Coralline

Per chi non è molto pratico dell’argomento, la barriera corallina è una struttura complessa e affascinante, composta da scheletri di invertebrati chiamati coralli. Ogni struttura scheletrica non è un solo individuo, ma un insieme di individui identici chiamati polipi.

Comunemente ed erroneamente, i polipi vengono confusi con i polpi ma sono specie totalmente diverse; i polipi sono animali sessili che hanno tentacoli che usano per catturare cibo e detriti. Attraverso una bocca centrale, i tentacoli spingono le particelle nello stomaco dove vengono consumate, eliminando gli scarti dalla stessa apertura.

Quanti tipi di barriere coralline ci sono

Le barriere coralline sono ecosistemi complessi e sensibili, paragonabili alla foresta tropicale in quanto a biodiversità. Ospita infatti migliaia di specie animali e vegetali, possono essere lunghe chilometri e in base alla loro formazione e crescita possiamo distinguerli in:

  • fringing reef: le più comuni che sporgono verso il mare e che ricoprono interi litorali;
  • barriere: più distanti dalla costa e profonde fino a 70 metri a seconda della loro formazione;
  • atolli: solitamente li troviamo quando la barriera si forma intorno le pareti di un vulcano che sprofonda, i coralli crescono verso l’alto formando una sorta di “buco nero” ovvero la laguna centrale molto profonda.
Giornata mondiale della barriera corallina: un'ecosistema in estinzione
Belize Barrier Reef System – la più grande barriera corallina dei Caraibi e dell’America

Quanto tempo impiega una barriere corallina a formarsi

La nascita e crescita di un corallo ha tempi molto lunghi, impiegando fino anche a 30 milioni di anni per formarsi completamente; il tasso di crescita va da 0,3 a 2 cm l’anno per i coralli massicci, fino a 10 cm per quelli ramificati.

Le barriera coralline sono formate dalle strutture scheletriche costituiti da carbonato di calcio che i piccoli di polipo secernono. Anno dopo anno, una piccola piastra basale di CaCo3 si deposita al di sotto determinando la loro crescita.

Chi vive nella barriera corallina

Le barriere coralline sono ecosistemi che ospitano una vastissima quantità di specie animali e vegetali. Qui vi sono le “case” di molte specie di pesci – un esempio lampante è la simbiosi tra il pesce pagliaccio e l’anemone – e di murene, squali e tartarughe marine (in particolare la tartaruga verde) e di mante.

Troviamo anche numerose specie vegetali, tra cui la simbiosi tra i coralli e le alghe zooxantelle che vivono nei tessuti dei polipi; nella simbiosi i coralli forniscono protezione e sostanze indispensabili per la fotosintesi, mentre le alghe forniscono loro ossigeno, aminoacidi, glucosio e glicerolo che il corallo usa per produrre proteine, grassi e carboidrati indispensabili per la crescita.

Secondo gli scienziati, le barriere coralline potrebbero ospitare migliaia di specie animali e vegetali a noi ancora sconosciuti.

Perchè sono importanti per l’uomo

Oltre alla biodiversità animale e vegetale, le barriere coralline hanno una grandissima importanza per l’uomo; la maggior parte si trova in acque poco profonde fino a 30 mt di profondità e hanno necessità di assorbire le radiazioni solari.

I reef assorbono la potenza di onde e tempeste, come spiega Curt Storlazzi, oceanografo dell’U.S. Geological Survey

Le barriere coralline sono meravigliose caratteristiche naturali che, se sane, possono fornire benefici di riduzione delle onde paragonabili a molte coste artificiali difese e adattarsi all’innalzamento del livello del mare

Una delle più importanti funzioni della barriera corallina è quella di assorbire CO2 e trasformarla in roccia. Ad oggi, l’effetto serra è aumentato drasticamente portando alla morte di migliaia di specie animali e si parla della scomparsa di oltre 1 milione di specie animali entro 200 anni.

La capacità dei coralli di trasformare l’anidride carbonica potrebbe rappresentare una delle poche soluzioni naturali e sostenibili per contenere il fenomeno, ma essendo organismi sensibili alle variazioni anch’esse stanno morendo.

Il bleaching: lo sbiancamento dei coralli

Bleaching - sbiancamento dei coralli
Bleaching – sbiancamento dei coralli

Uno dei fenomeni che ci fanno capire lo stato di salute delle barriere coralline è proprio il bleaching, lo sbiancamento dei coralli. Si verifica quando c’è un innalzamento delle temperature, che porta il corallo ad espellere le alghe zooxantelle interrompendo la simbiosi.

Il tipico colore dei coralli viene dato proprio da queste alghe oltre ai tanti altri benefici tra cui il mutuo nutrimento, ma nel momento in cui vengono espulse le barriere diventano bianche e muoiono di fame. Se i coralli sopportano lo stress causato dalle alte temperature e viene ripreso in tempo, la simbiosi potrebbe ricominciare e salvare il corallo.

Ma la situazione attuale dell’aumento delle temperature è talmente grave che purtroppo stiamo assistendo alla morte di intere barriere coralline, come quella australiana. Tra il 2016 e il 2017 si è assistito alla morte di oltre il 50% dei coralli, con terribili conseguenze sull’intero ecosistema marino.

Oltre alle temperature, a minacciare le barriere vi è anche l’acidificazione degli oceani. Un quarto dell’anidride carbonica viene assorbita dagli oceani e si trasforma in acido carbonico che altera il pH dell’acqua e che porta i coralli ad espellere le alghe.

A influire negativamente è anche l’impatto dell’essere umano con l’inquinamento dei mari e delle acque in generale; rifiuti organici e chimici riversati negli oceani e assorbiti dagli animali e i coralli ne causano la morte.

Basti pensare alle creme solari altamente usate in spiaggia, tossiche per i coralli.

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