Cultura e Società

Presidenziali USA: come funzionano le elezioni americane

Anche un uomo che vivesse isolato e sordo in un fiordo norvegese avrebbe sentito parlare di Donald Trump, e che tale Trump è candidato alle elezioni americane; dall’altra parte c’è Hillary Clinton. L’otto Novembre si terranno le elezioni per decidere chi fra i due andrà ad abitare alla Casa Bianca, ovvero la residenza ufficiale del Presidente degli Stati Uniti. Il “problema” è che il meccanismo per eleggere il presidente USA è un pochino più contorto di quello a cui siamo abituati in Italia, pertanto se non siete fan sfegatati di House of Cards ma volete provare a capirci qualcosa, ecco una semplice guida che fa per voi!

Elezioni americane: all’inizio ci sono le primarie

Di sicuro ne avrete sentito parlare, anche perché anche partiti italiani si stanno muovendo per attuarle sempre più spesso. Le primarie sono delle elezioni che, appunto, vengono prima: si tratta di una votazione interna al partito per eleggere il candidato che dovrà rappresentarlo alla corsa per la Casa Bianca, con tanto di campagna elettorale. Il sistema americano è, di fatto, bipartitico: c’è il Partito Democratico, dall’indirizzo riformista, e il Partito Repubblicano, di stampo conservatore. Esistono anche altri partiti, che però non hanno una forza elettorale minimamente paragonabile ai due “giganti”, per cui la corsa è ristretta praticamente a due candidati. A questa tornata parteciperanno: Hillary Clinton per i Democratici, Donald Trump per i Repubblicani. Sono loro ad aver ricevuto la maggioranza dei voti degli iscritti dei rispettivi partiti: a indicarli ufficialmente sarà una convention (una sorta di congresso) del loro partito che renderà ufficiali i voti raccolti e a dare il via alla vera e propria campagna elettorale verso fine estate, in previsione delle elezioni di novembre.

Chi corre in queste elezioni americane?

elezioni americane Hillary Clinton
Hillary Clinton

Quindi, da una parte Hillary Clinton, dall’altra Donald Trump. Vediamo di capire brevemente chi sono i due che si contenderanno la poltrona più potente del mondo. Hillary Clinton è la candidata dei Democratici, ha 69 anni – non lo direste mai, vero? – ed è già stata inquilina della Casa Bianca in qualità di First Lady, ovvero la moglie del Presidente, che fra il 1993 e il 2001 era appunto il marito Bill. In quel periodo si è occupata della riforma sanitaria, ma il piano fu bocciato dal Parlamento; inoltre ha gestito in maniera piuttosto sobria e riservata lo scandalo Lewinsky che ha investito suo marito negli ultimi anni della sua presidenza. In seguito, per altri otto anni, è stata membro del Senato come rappresentante dello Stato di New York. A fine mandato ha annunciato la sua intenzione di concorrere per la presidenza, nel 2008, ma fu sconfitta alle primarie da Barack Obama, poi diventato presidente, che la nominò Segretario di Stato.

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Donald Trump

Donald Trump è certamente il vero “personaggio” di questa tornata. Comincia come immobiliarista, sulla scia di suo padre, comprando, rivalutando e rivendendo immobili, soprattutto a New York. In seguito acquista o costruisce diversi hotel, casinò e percorsi golfistici. Apre anche la Trump University, un’organizzazione no-profit che forma operatori del settore immobiliare (e che, a dispetto del nome, non è riconosciuta come università dal sistema dell’istruzione americano). Di lui si possono ricordare due curiosità succose: è membro della WWE Hall of Fame – ha portato avanti una faida con Vince McMahon culminata in un incontro svoltosi a Wrestlemania XXIII, dove per i due hanno lottato, rispettivamente, Bobby Lashley e Umaga; il personaggio di Biff in Ritorno al Futuro – Parte Seconda, quello della linea temporale alternativa, è ispirato a lui, infatti hanno accumulato la elezioni americane trump biffloro fortuna nella stessa maniera (immobili e casinò, se escludiamo ovviamente quella piccola faccenda dell’almanacco…). A 70 anni è in corsa per la Presidenza Usa, senza essere stato precedentemente presente nella politica attiva e venendo spesso bacchettato dai media per alcune idee piuttosto stravaganti, come quella di un registro o comunque di un segno distintivo per i cittadini di religione islamica residenti in America

Come si vincono le elezioni americane?

In realtà il sistema è apparentemente complesso, nella pratica abbastanza semplice. I cittadini non votano direttamente il Presidente, ma è come se lo facessero: si votano dei loro rappresentanti – i cosiddetti “grandi elettori” o “formalmente, Collegio elettorale – che appartengono a liste collegate al candidato Presidente. Il loro numero viene stabilito tenendo conto della popolosità degli stati (stati con maggior numero di abitanti hanno più grandi elettori, stati meno popolosi ne hanno di meno). Ecco un ottimo schema riassuntivo:

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La ripartizione dei “grandi elettori” per ciascuno stato dell’unione

In 48 stati su 50, il sistema prevede che il candidato o la lista ad esso collegata che raggiunga la maggioranza prende tutti i delegati che quello stato mette a disposizione. Per esempio, se Hillary Clinton prende il 51% dei voti in California, i 55 seggi che quello stato dà al Collegio Elettorale non verranno divisi in percentuale fra i due contendenti, ma andranno tutti occupati da sostenitori della Clinton. Questo sistema permette una maggiore facilità nei calcoli in tornate elettorali altrimenti assai complesse visto il numero di cittadini chiamati a votare. Quindi, chi prende il maggior numero di grandi elettori diventa Presidente. Visto? Nella pratica è semplice.

Così si elegge il Presidente degli Stati Uniti. Ah, prima di chiudere, un’ultima cosa: anche privati cittadini possono candidarsi, basta che siano cittadini nati negli USA, lì residente per almeno quattordici anni e con un’età pari o superiore a 35 anni. Infatti, fra i candidati quest’anno c’è anche Dan Blizerian… questo sobrio omino qui:

elezioni americane dan blizerian

Mario Iaquinta

Nato da sua madre “dritto pe’ dritto” circa un quarto di secolo fa, passa i suoi anni a maledire il comunissimo nome che ha ricevuto in dote. Tuttavia, ringrazia il cielo di non avere Rossi come cognome, altrimenti la sua firma apparirebbe in ogni pubblicità dell’8×1000. Dopo questa epifania impara a leggere e scrivere e con queste attività riempie i suoi giorni, legge cose serie ma scrive fesserie: le sue storie e i suoi articoli sono la migliore dimostrazione di ciò. In tutto questo trova anche il tempo di parlare al microfono di una web-radio per potersi spacciare per persona intelligente senza però far vedere la sua faccia. Il soprannome “Gomez” è il regalo di un amico, nomignolo nato il giorno in cui decise di farsi crescere dei ridicoli baffetti. Ridicoli, certo, ma anche tremendamente sexy, if you know what I mean…
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