Fumetti, Comics e Manga

Da Fumo City al Cuore Di Roma di Virginia Raggi

Del come dei fumetti spiegano la mancanza di comunicazione tra generazioni

È il lontano millenovecentonovantasei, sono infreddolito, con la schiena appoggiata al muro e il sedere su una sedia di legno gelato, è mattina e sono alle medie, i caloriferi si stanno riscaldando, ma qualcuno irrompe nell’aula portando una ventata alla “Trono di Spade” e si ritorna daccapo.
L’estraneo poggia degli scatoloni sulla cattedra con un tonfo pesante e strappando con foga il nastro adesivo sorride al maestro.
Ci viene distribuito “Fumo City Story” un fumetto edito da Carthusia e voluto dalla Lega Italia per La Lotta contro i Tumori, è illustrato da Roberto Luciani.

Un po’ libro, un po’ fumetto, racconta dei pericoli del fumo e lo fa immaginando una città poi non tanto dissimile dalle nostre, ci racconta di chi ci abita e del perché lì tutti fumano, il perfido Giancatrame è il sindaco e con lui Lady Nicotina e Mister Monoxy dirigono “Fumo City” dal nero comunaccio.

fumo city story

Non hanno però fatto i conti con i ragazzi V.I.S.P. (Vigili e Intrepidi Studenti, Passaparola) un gruppo di giovani che non sono per niente boccaloni e non cedono alle sigarette.

Il fumetto che ci è stato dato quel giorno ce l’ho ancora, e non dimenticherò mai le risate che abbiamo fatto in classe leggendolo, i disegni dei personaggi sui quaderni tra un’ora e l’altra, personaggi che erano “cattivi”, ma che comunque avevano un loro fascino.

Da poco, nelle scuole romane, è arrivato “Proteggi il Cuore di Roma”, un fumetto voluto dal sindaco Virginia Raggi e disegnato da Marione.

“Super Virgi”, si avete letto bene, è l’eroina protagonista di venti vignette contro l’illegalità a Roma. Il fumetto è stato distribuito in 850 scuole elementari e medie di Roma e termina con una retorica alla Michael Bay dove l’eroina regala “il cuore della città” a una bambina che lo porterà verso il futuro.

Il volumetto illustra in maniera riassuntiva i contenuti del nuovo Regolamento di polizia urbana approvato dall’assemblea capitolina nel giugno scorso. Cose tipo: “I marciapiedi non sono posacenere”, “Le fontane di Roma non sono piscine”, “Rispetta i Monumenti, sono già belli così”.

Potete immaginare il livello di imbarazzo che un prodotto del genere può portare, un fumetto che nostro malgrado andrà a rimpolpare i già troppi rifiuti di Roma, un’idea che tratta il suo tasùrget, i bambini, come ingenui ai quali dover parlare lentamente, altrimenti non capiscono.

I disegni sono realizzati a titolo gratuito dall’illustratore Mario “Marione” Improta, purtroppo anche quelli assolutamente non in grado di portare incisività e serietà al progetto, in particolare per la decisione di scimmiottare lo stile manga e rendendo un’idea già smielata una di quelle scelte da “tanto ai bambini va bene tutto” che paiono prese da ultrasessantenni.

Ricordo Fumo City Story, ricordo la personalità e lo stile solido che aveva, non scimmiottava niente, c’era un idea e una professionalità editoriale che è rimasta dentro a me e a tutti i compagni di quella fredda mattinata. I testi non ti facevano sentire stupido, ti spiegavano giocando, mi manca quell’estraneo che ha superato la barriera per portarci Fumo City.

Non fraintendetemi, lo sforzo è apprezzabile. Un po’ come Adrian di Celentano, quando mai in Italia è stata sviluppata una serie in animazione da prima serata su Mediaset? L’idea è fenomenale, è la realizzazione che purtroppo porta a far radicare le sfiducie di chi già odiava progetti simili e a far assopire le speranze di chi ne vorrebbe di nuovi.

Ma non penso sia solo questione di “tempo”, l’adagio “una volta si sapeva lavorare” è un cliché stantio quanto quelli visti in “Proteggi il Cuore di Roma”, il punto deve essere un altro.

La mancanza di comunicazione fra generazioni potrebbe essere la chiave, prodotti presentati per come si crede sia un target invece di come lo è davvero.

La consapevolezza che ci si rivolge a dei ragazzi e quindi a esserini superficiali e senza voglia di imparare che credono a tutto ciò che gli si dice. La perdita della voglia di spiegare divertendosi e la decisione frettolosa di imbellettare un predicozzo.

Anche il silenzio sulla questione, sull’analisi del prodotto (ormai uscito da mesi) è sintomatico del divario fra le due bolle di percezione, quelle che racchiudono due generazioni che non riescono a comunicare.

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