Internet e Dintorni

Freebooting: uno dei più dannosi fenomeni del web

Oggi vi voglio raccontare di un evento che secondo me deve essere spunto di riflessione sul fenomeno del freebooting. È accaduto pochi giorni fa e potreste già saperlo: un articolo del noto sito web “Il Superuovo” ha destato qualche sospetto in alcuni utenti, che si sono accorti quanto fortemente il contenuto fosse simile a quello di alcuni capitoli di un libro che avevano letto.

Il libro in questione è “Spinoza e Popcorn” di Rick DuFer, edito da DeAgostini, e in un video sul proprio canale YouTube l’autore ha mostrato chiaramente quanto le sue parole siano state letteralmente copiate ed incollate sull’articolo a sua insaputa. L’autore ha ovviamente preteso delle scuse e si è voluto limitare ad esse (e con un editore come DeAgostini alle spalle è stato anche fin troppo gentile), e il post del Superuovo non ha tardato a giungere spiegando che è stato un errore da parte loro trascurare questo atto di uno dei loro articolisti.

Non volendo approfondire troppo la faccenda, che potete seguire senza grossi problemi tramite un paio di video dello stesso Rick DuFer che analizzano il suo punto di vista sulla faccenda oltre che su migliaia di siti web e pagine Facebook su cui la notizia si è diffusa generando ondate di meme, voglio però proporre uno spunto di riflessione.

Cos’è il Freebooting

Non è una parola comunissima se non siete creatori di contenuti o se non seguite pagine che ne parlano, ed è per questo che credo sia meglio darvi una spiegazione di ciò di cui stiamo parlando.

Il termine Freebooting, con un significato che si avvicina molto a “rubare il lavoro altrui”, indica un atto che si colloca a metà tra il plagio e la pirateria. Non a caso cito quest’ultima dal momento che “Freebooter” era un termine comunemente usato per indicare tutti gli individui che rubavano viaggiando per mare, che fossero corsari, pirati o filibustieri (se pensate che abbia appena usato tre sinonimi, acculturatevi con una bella ricerca sul web – sono tre diversi tipi di ladroni dei sette mari).

Tornando a noi, per spiegare definitivamente di cosa si tratta: in sostanza i freebooter sono coloro che prelevano un contenuto originale (solitamente dal web) creato da qualcun altro e lo riportano su pagine di loro proprietà come se fosse proprio, spesso addirittura senza citare l’autore.

Più danni della grandine

I danni che questa pratica può fare ai content creator sono enormi. Sappiamo tutti che ad oggi, creare assiduamente contenuti popolari può significare incassare cifre paragonabili, se non superiori, allo stipendio di un lavoro d’ufficio. Ogni visualizzazione conta… Ma che succede se il video visualizzato non è il mio, ma una sua copia esatta postata online da qualcun altro?

Succede che tutte quelle visualizzazioni non arrivano a me che ho creato il video, e succede quindi che, a tutti gli effetti, qualcuno mi sta effettivamente sottraendo del denaro con il freebooting, spesso finendo impunito per svariati motivi. Per non parlare dell’appropriazione illecita del mio “prodotto”.

Il problema è che non stiamo parlando di un fenomeno semplice da combattere. Spesso i contenuti in questione vengono rimossi prima che la purtroppo non celere macchina burocratica del web riesca a raggiungere i colpevoli… Sempre che le segnalazioni arrivino. Spesso infatti i contenuti copiati vengono visualizzati da persone differenti da quelle che visualizzano gli originali. E a volte, soprattutto se il creatore del contenuto ha un seguito meno nutrito del freebooter, da molte meno persone.

Di pirati è pieno il mare

Vi aspettate che siano le pagine più piccole a copiare da quelle più grandi? Beh, vi sbagliate di grosso. Nel 2016, se non sbaglio, fu stimato che oltre il 70℅ dei contenuti più popolari del web avessero ottenuto il loro picco di visualizzazioni come copie freebootate di contenuti originali. Capirete che nei contenuti più popolari del web non ci sono certo quelle pagine Facebook o quei canali YouTube che hanno giusto qualche centinaio di iscritti…

Cosa si può fare per contrastare il freebooting? Indubbiamente incrementare i controlli non sarebbe male, ma l’arma più efficace resta l’attenzione degli utenti. Vedere lo stesso video su due pagine, o lo stesso identico testo su due articoli, dovrebbe farvi pensare che qualcosa non va. E la cosa giusta da fare, in questi casi, è cercare di capire quale sia il contenuto originale e segnalare all’autore quanto avete notato.

È vero che spesso, comunque, dimostrare che un contenuto è proprio non è affatto facile, per la stessa burocrazia di cui sopra. Ma fare un tentativo certamente non guasterà.

Del resto, a volte, questo meccanismo di “freebooting” non solo danneggia i brand delle varie iniziative ma non porta neanche lontano se si analizzano i dati nel tempo. Simone Longato, esperto nella creazione di siti web a Padova, sostiene che per avere successo nel web, non si può escludere l’importanza dell’unicità del proprio progetto.

Ogni progetto è unico e come tale ha bisogno di una sua dimensione ad hoc.
Due attività che operano nella stessa nicchia di mercato saranno diverse per storia, prodotto e sviluppo, quindi non potranno avere la medesima strategia di comunicazione.

– Simone Longato

Da qui si evince come sia fondamentale il rispetto per il lavoro altrui come forma di consapevolezza innata delle proprie capacità.

Leggi anche: Il significato di Spoiler: la differenza tra anticipare e “rovinare”

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