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Ferragni And Dragons: la responsabilità di essere influencer

Un articolo di Daniele Daccò

Sono certo che sapete che se vi trovate in una locanda e in un angolo c’è un tizio incappucciato che fuma la pipa e beve un boccale di idromele è proprio il tizio che state cercando, o quello che cerca voi, oppure ancora quello che vi darà lo spunto per cominciare la vostra avventura.
Come Aragorn al Puledro Impennato, ogni tanto mettervi un cappuccio vi aiuta a dare il via a un importante cambiamento, che sia risvegliare l’opinione pubblica o in alternativa far crollare la torre di Sauron.
È così che, personalmente, vedo gli Influencer, parola elfica che fa paura, un po’ come youtuber, che me lo immagino più gnomesco come epiteto.

Essere Influencer magari non ti aiuta a maneggiare una spada, non ti rende degno di portare l’anello, ma qualcosa fa. Lentamente, la tua voce arriva a molte orecchie, sia a punta che non.

Questo è un potere non da poco.

Ora, i dadi li avete tirati, quella è la vostra abilità speciale, non ci scappate.

Siete di fronte a un bivio, come in un librogame. Potete scegliere se entrare in quella locanda con un cappuccio, mettervi in un angolo cercando di trovare l’avventuriero giusto e spiegargli il piano o entrare, sedervi al tavolo centrale, offrire un giro di birra a tutti e raccontare le vostre avventure.

Non c’è un modo sbagliato di essere influencer, contano le scelte che facciamo

Se abbiamo un’abilità speciale nessuno ci obbliga ad utilizzarla per far più grande il mondo, per fare divulgazione, per migliorare la nostra e la vita degli altri, possiamo anche utilizzarla per sederci e crogiolarci dei sorrisi e delle orecchie tese degli altri mentre parliamo di quella volta che abbiamo ucciso una viverna. Si può e c’è chi lo fa.

Il documentario sulla vita di Chiara Ferragni è arrivato nella nostra taverna da una settimana e ha scosso tutti i bicchieri appesi dietro le spalle dell’oste.

L’influencer ha messo il tacco sul tavolo, la mano al petto e ha cominciato a declamare le sue gesta, la sua voce è stata talmente squillante che gli Hobbit al tavolo degli influencer incappucciati si sono alzati per accomodarsi al tavolo della Ferragni, si sono stretti l’uno all’altro per parlare di lei, bene o male non ha importanza.

Anche io sono uno di quelli Influencer incappucciati, forse sono stato meno furbo qualcuno direbbe, forse ce ne sono tanti altri come me, secondo me la situazione è più intricata di così.

Perché dipende cosa intendi con “successo”, e non intendo per forza fare un venti naturale con un tiro di dado, c’entra come vuoi salire di livello.

Se qualcuno sta salendo di livello come Avventuriero di Taverna, di quelli che declamano, come Bardo insomma, penserà che prendere livelli come guerriero, quelli incappucciati, sia una enorme perdita di tempo.

Allora la domanda che dovete farvi, o che vi farà il vostro narratore, è la seguente: dove volete assegnare i vostri punti esperienza tra un livello e l’altro?

Volete salire come bardo o come guerriero? Io non ho scelto la strada del Bardo e, come me, molti lo hanno fatto, io ho una personale risposta alla domanda del narratore: sento la responsabilità.

Jack Torrance, il pazzo omicida interpretato da Nicholson in Shining, aveva una frase che rendeva bene il significato della nostra scelta:

È il senso del dovere che ci frega, il senso del dovere.

Ma forse la situazione è più ampia di così, c’entra anche la voglia di essere felici, trasformando anche la decisione dell’influencer incappucciato in una scelta egoistica.

Poter camminare pensando

Anche io ho fatto la mia parte, anche io ho fatto del bene, i miei punti esperienza li voglio spendere in divulgazione.

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