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Emmy 2015: GoT sul trono

Le persone insonni si saranno godute la cerimonia di premiazione degli Emmy Awards in diretta, ma per chi il lunedì mattina deve lavorare e quindi andare a dormire prima dell’una ci siamo noi a fare un piccolo riassunto della serata.

Innanzi tutto, cosa sono gli Emmy Awards?

Con un’espressione trita e ritrita, potremmo definirli “gli Oscar della televisione americana”. Attraverso varie categorie – che tendenzialmente ricalcano le stesse degli Academy Awards, cioè attore e attrice protagonista, non protagonista, ecc… – la Academy of Television Art & Science individua e i migliori programmi; siccome in tv va tanta roba e tutta diversa, le cerimonie sono due: la prima, verso maggio, premia i programmi del daytime (quelli che vanno in onda di pomeriggio, e infatti a stravincere di solito sono soap opera e particolari eventi sportivi); la seconda, quella ritenuta generalmente più importante, premia quelli del primetime, ovvero la prima serata che è dove si concentra la programmazione di punta e in genere quella qualitativamente migliore. Talent, talk show, varietà e soprattutto le serie tv, che vengono divise nei due generi di dramma e commedia.

Cosa è successo a questi Primetime Emmy Awards del 2015?

Innanzi tutto, c’è da segnalare Il Trono di Spade, che ha sbaragliato ogni cosa. Ora, a voler fare i maliziosi, si potrebbe dire che Il Trono di Spade ha vinto di tutto, ben dodici statuette, perché è ormai finito il luminoso regno di Breaking Bad. Ma noi non saremo così cattivi, e diremo che oggettivamente il Trono di Spade è, dal punto di vista tecnico, uno dei migliori prodotti su piazza. In un certo senso, GoT si prende una piccola rivincita su Breaking Bad umiliando in più categorie il suo spin-off, Better Call Saul, che è comunque un prodotto di alta qualità. Peter Dinklage si prende il premio di miglio attore non protagonista in una serie drammatica – che forse meritava di più l’anno scorso, ma Aaron Paul (Jesse Pinkman) s’era messo sulla sua strada; l’unica nota stonata per il Trono di Spade è stata la mancata vittoria nella categoria di miglior attrice non protagonista in serie drammatica: erano candidate sia Emilia Clarke che Lena Hadley, ma il premio è andato a Uzo Abuda di Orange is the new black.

Sul versante della commedia, c’è da segnalare una cosa clamorosa: il premio come miglior serie non va a Modern Family – che dominava incontrastato nella categoria da quattro anni – ma a Veep: vicepresidente incompetente, che è un po’ la versione comica di House of Cards: Selina Mayer è, nella finzione, la prima vicepresidente donna della storia USA, ma è assolutamente inadatta al ruolo; si sente tuttavia esclusa e quindi cerca di guadagnarsi la pagnotta e di tenersi la poltrona col solo risultato di inanellare una gaffe dopo l’altra.

Altro elemento importante: il premio di Miglior attore protagonista in una commedia è andato a Jeffrey Tambor, che interpreta il transessuale Maura in Transparent. L’evento assume importanza perché Transparent è una web-serie prodotta da Amazon: aumentano quindi i giocatori, con la possibilità di vedere nuovi prodotti con nuove idee.

Altro momento importante è stata la premiazione di Viola Davis, miglior attrice in una serie drammatica con How to get away with murderer – Le regole del delitto perfetto: prima afro-americana ad aggiudicarsi questo premio.

Mancava all’appello True Detective 2: cominciata troppo tardi per essere inserita nelle nomination di questa stagione, probabilmente darà battaglia nella cerimonia del 2016. Il Trono di Spade è avvisato.

L’elenco dei vincitori:

Miglior serie drammatica: Il Trono di Spade

Miglior serie commedia: Veep – Vicepresidente Incompetente

Miglior attore protagonista in serie drammatica: Jon Hamm, Mad Man

Miglior attrice protagonista in serie drammatica: Viola Davis, How to get away with murderer – Le regole del delitto perfetto

Miglior attore protagonista in serie commedia: Jeffrey Tambor, Transparent

Miglior attrice protagonista in serie commedia: Julia Luis-Dreyfus, Veep – Vicepresidente incompetente

Miglior attore non protagonista in serie drammatica: Peter Dinklage, Il Trono di Spade

Miglior attrice non protagonista in serie drammatica: Uzo Abuda, Orange is the new black

Miglior attore non protagonista in serie commedia: Tony Hale, Veep – Vicepresidente Incompetente

Miglior attrice non protagonista in serie commedia: Allison Janney, Mom

Mario Iaquinta

Nato da sua madre “dritto pe’ dritto” circa un quarto di secolo fa, passa i suoi anni a maledire il comunissimo nome che ha ricevuto in dote. Tuttavia, ringrazia il cielo di non avere Rossi come cognome, altrimenti la sua firma apparirebbe in ogni pubblicità dell’8×1000. Dopo questa epifania impara a leggere e scrivere e con queste attività riempie i suoi giorni, legge cose serie ma scrive fesserie: le sue storie e i suoi articoli sono la migliore dimostrazione di ciò. In tutto questo trova anche il tempo di parlare al microfono di una web-radio per potersi spacciare per persona intelligente senza però far vedere la sua faccia. Il soprannome “Gomez” è il regalo di un amico, nomignolo nato il giorno in cui decise di farsi crescere dei ridicoli baffetti. Ridicoli, certo, ma anche tremendamente sexy, if you know what I mean…
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