È possibile archiviare i dati nel DNA? Sì, ecco come ha fatto questa startup

Memoria infinita: è quello che chiedono gli studenti universitari sotto sessione e quello che una startup francese sembra aver raggiunto. Per un prezzo molto ragionevole, l’azienda Biomemory è riuscita a sinstetizzare chimicamente un filamento di DNA riuscendo ad imprimerci dentro una ingente quantità di dati. Il futuro è già qui.

La biomemoria: come ti trasformo il DNA in una chiavetta US

La startup francese Biomemory sta facendo passi da gigante nel campo dell’archiviazione dati, utilizzando una risorsa sorprendentemente efficace: il DNA. Con le sue schede di archiviazione delle dimensioni di un portafoglio, Biomemory ha introdotto un metodo che può archiviare fino a un kilobyte (sì, è poco…è vero ma siamo all’inizio) di dati di testo in un piccolo spazio. Il prezzo iniziale di 1.000 dollari USA per queste schede rappresenta un investimento significativo nel futuro dell’archiviazione dati.

L’amministratore delegato di Biomemory, Erfane Arwani afferma che con la crescita esponenziale della produzione di dati a livello mondiale, le soluzioni di archiviazione attuali stanno rapidamente diventando insufficienti. In questo scenario, Biomemory, insieme a giganti tecnologici come Microsoft, sta esplorando l’utilizzo del DNA come mezzo di archiviazione.

Una delle caratteristiche più impressionanti del DNA come mezzo di archiviazione è la sua densità. Si stima che un grammo di DNA possa contenere informazioni equivalenti a 36 milioni di copie di un film, molto più di quanto possano offrire i dispositivi elettronici attuali. Inoltre, il DNA si distingue per la sua stabilità e per il basso consumo energetico rispetto alle unità convenzionali nei data center. Biomemory promette una durata di conservazione di almeno 150 anni per il DNA archiviato, superando di gran lunga la durata dei dischi rigidi tradizionali e delle unità flash.

Il processo di archiviazione dati utilizzato da Biomemory converte il codice binario in codice DNA, creando un filamento di DNA su misura che viene poi sintetizzato chimicamente. Questo DNA sintetizzato viene essiccato e sigillato in un dispositivo che assomiglia a una carta di credito, per garantire una lunga conservazione. I clienti ricevono due di queste schede – una da conservare e l’altra da utilizzare per il recupero dei dati.

Per recuperare i dati, il DNA essiccato viene reidratato e letto tramite una macchina di sequenziamento. La sequenza viene quindi inviata al cliente, che può decodificarla per ritradurre i dati nel testo originale.

Nonostante la capacità attuale sia limitata a un kilobyte, si prevede un futuro in cui questa tecnologia potrebbe gestire quantità di dati molto più ampie.

Gianluca Cobucci

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