Scienza

DMT: uno studio ha dettagliato che genere di entità si incontrano durante un trip a base di questa droga

E’ interamente plausibile che non abbiate la più pallida idea di cosa sia la DMT: in fondo è una sostanza stupefacente illegale, dal forte potere allucinogeno.

Stiamo parlando di una droga psichedelica, in grado di produrre visioni molto potenti in chi la consuma. Il fatto è che mentre l’assunzione di dosi contenute può produrre distorsioni nello spazio fisico e visione di forme geometriche o frattali, le cose si fanno molto ma molto più strane quando si assumono dosi più elevate.

dmt

Non a caso la DMT è chiamata anche “Spezia Elfica” o “Molecola dello Spirito”, proprio a causa del tipo di visioni che riesce a generare: chi ne ha consumata molta, infatti, sostiene di essere entrato in contatto con entità di vario genere, forma e natura.

Un fattore comune a queste visioni? Chi le ha provate sostiene che siano state tra le esperienze più significative della propria vita, tanto che alcuni hanno cambiato radicalmente le opinioni riguardanti la vita, l’esistenza della vita dopo la morte, o Dio.

Ed è per questo che dei ricercatori hanno pubblicato sul Journal of Psychophamacology uno studio riguardante proprio questo genere di incontri, intervistando oltre 2500 adulti che hanno consumato DMT senza usare in contemporanea altre sostanze (escludendo ad esempio le esperienze dovute all’ayahuasca, un mix di droghe tipico dell’amazzonia che contiene DMT).

Incontri significativi nei trip di DMT

Cosa traspare dalle interviste di questi individui? Oltre il 90% di essi ha la ferma convinzione che gli esseri che hanno incontrato fossero reali e non li abbiano immaginati.

Come se l’uso della droga li avesse portati ad un livello di coscienza superiore, che li ha resi capaci di percepire creature che vengono spesso descritte come “elfi”, “spiriti” o “creature aliene” che dicono provenire da un’altra dimensione.

In fondo, le popolazioni indigene del bacino amazzonico utilizzavano l’ayahuasca sostenendo che con esso fosse possibile anche per i non sciamani, parlare con gli dei.

Molti hanno inoltre aggiunto che gli incontri sembravano più “reali” della realtà in cui erano abituati a vivere, come se la vita di tutti i giorni fosse l’illusione e quella che hanno visto, la vera realtà.

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Guide di un’altra dimensione

Ma tralasciando le similitudini con film come Matrix o giochi di ruolo come Kult o il più recente Invisible Sun, la ricerca ha portato a risultati veramente interessanti riguardo alla qualità degli incontri, piuttosto che alla loro forma.

Molti degli intervistati, infatti, hanno descritto le creature come delle “guide” o degli “aiutanti” e hanno sostenuto che l’incontro abbia provocato in loro una risposta emozionale per la maggior parte molto positiva.

Gioia, fiducia, amore, amicizia, generosità, sono state le emozioni più citate, seguite a stretto contatto dalla paura, mentre sono stati veramente pochi coloro che hanno sostenuto di aver percepito tristezza, disgusto, sfiducia o rabbia.

Ancora più interessante, probabilmente, il fatto che un po’ più della metà degli intervistati abbia dichiarato inoltre che anche l’essere incontrato nella visione abbia avuto una risposta emozionale che è quasi sempre risultata positiva.

Per il tuo bene

Ma non è finita qui, perchè la stragrande maggioranza delle entità descritte era specificatamente cosciente, intelligente e benevola.

Molte, inoltre, sono state definite come sacre e una buona parte degli intervistati ha sostenuto che l’essere avesse degli interessi nel mondo al di fuori dalla visione.

E che sia per tali interessi o meno, circa due terzi degli intervistati sostiene di aver ricevuto un messaggio, un compito, uno scopo o un’intuizione attraverso l’esperienza.

Molti hanno sostenuto di aver compreso che la morte non è la fine (e qui, di nuovo, le similitudini con Kult si sprecano) o che tutto è interconnesso, mentre ad altri è stato rivelato qualcosa di personale, come un comportamento profondamente errato che avrebbero dovuto interrompere o qualcosa di estremamente pratico come il regolamento dell’NFL o la posizione di un accendino che avevano perso in casa.

Il risultato finale è che molte di queste persone hanno visto un cambiamento notevole nelle loro convinzioni: solo una parte di coloro che si ritenevano atei prima dell’incontro, hanno continuato a sostenere di esserlo e la percentuale di intervistati convinti nell’esistenza di un potere superiore, è salita dal 36% al 58% dopo aver avuto questa esperienza.

Inoltre, quasi il 90% delle persone che si sono trovate di fronte ad una simile entità ha sostenuto che l’incontro abbia portato a miglioramenti duraturi nella loro salute o soddisfazione.

Allora esiste davvero un’altra dimensione?

I ricercatori, ovviamente, non credono nell’esistenza di spiriti, elfi e angeli, ma suggeriscono nella loro pubblicazione delle spiegazioni di quanto accaduto.

La spiegazione è da ricercarsi nella possibilità che le visioni siano ciò che ci si aspetta maggiormente di vedere.

Ad esempio le visioni possono essere legate alle idee culturali e religiose dell’individuo, o a informazioni pregresse.

Gli scherzi del subconscio (e della DMT)

La dimostrazione, idealmente, di questo, è stata trovata nella teoria di certo Terence McKenna che sosteneva di poter vedere una sorta di elfi e che aveva dettagliato e diffuso accuratamente questa sua convinzione a tal punto che una buona parte degli intervistati che hanno definito elfi i loro psichedelici interlocutori, era a conoscenza di essa prima dell’esperienza.

I ricercatori hanno inoltre preso in esame uno studio condotto nel 2004 da James Kent e pubblicato su DoseNation.

L’articolo, titolato “Psychedelic Information Theory — Shamanism in the Age of Reason”, spiegava che lo stesso Kent aveva avuto esperienze con la DMT e che durante i suoi trip aveva provato a interagire in rudimentali conversazioni con le entità ma che queste non erano mai riuscite a rivelargli niente che lui non fosse in grado di comprendere da solo.

Qualche pratica conclusione

L’idea è quindi che queste creature esistano soltanto nel subconscio e i ricercatori hanno anche un’idea di come mai queste esperienze possano portare a nuove consapevolezze di sé o all’aumento del benessere.

Si tratterebbe infatti di quello che definiscono “shock ontologico“, ovvero “uno stato in cui si viene forzati a mettere in questione il proprio punto di vista su tutto” che secondo lo studio “potrebbe giocare un ruolo molto importante nei cambiamenti positivi ad attitudini, umore e comportamenti“.

Per concludere, dunque, sembra che chi ha avuto simili visioni con la DMT abbia molto in comune con chi ha vissuto esperienze di quasi-morte o cosiddetti “rapimenti alieni” e secondo i ricercatori, la sostanza sembra promettente come sostegno alla terapia per chi ha problemi comportamentali o dimissioni umore, come dipendenze o depressione

Che le sostanze stupefacenti abbiano dei benefici da un punto di vista medico, non ci sono dubbi ma ve li immaginate dei medici che usano i trip psichedelici per curare la depressione o che fermano le dipendenze sfruttando una droga? Sembra quasi fantascienza, ma evidentemente…

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