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Disincanto: Matt Groening ci ha stregato di nuovo

La recensione di Disincanto

Quali sono gli ingredienti di un prodotto di animazione, per adulti, di qualità? Certamente Matt Groening conosce bene la risposta. Dopo gli indimenticabili I Simpson e Futurama, l’autore è completamente libero da qualunque vincolo e decide di indagare il passato. Disincanto è ambientato in un regno fantastico, Dreamland, in un medioevo altrettanto magico; il re Zög, per assicurarsi una buona alleanza, organizza un matrimonio combinato per sua figlia, Bean, che sommessamente, non accetta tale destino.

Ella infatti è tutto ciò che potete immaginare di più lontano dalle damigelle indifese e rassegnate al proprio destino; Bean ama l’alcool, il sangue e qualsiasi indelicatezza possibile, ed il proprio destino vuole costruirlo da sola. Ma nelle tante peripezie che questa impresa comporta, sarà accompagnata da un demone, Luci, inviato da degli stregoni per tentare e influenzare negativamente la principessa, e un piccolo elfo, chiamato Elfo, che abbandona Elfwood per poter esprimere se stesso, troppo diverso dai dolci e melensi abitanti delle foreste. I tre vivranno avventure mozzafiato e si evolveranno in quello che si potrebbe definire un vero e proprio racconto di formazione.

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Bravo Matt Groening, con Disincanto ci sei riuscito di nuovo… Finora.

La serie è composta da 10 episodi da 30 minuti l’uno, e Netflix ha già firmato per una seconda stagione. Elementi fondamentali della serie sono certamente l’umorismo nero e tagliente che ritroviamo in ogni situazione – che certamente fanno un richiamo anche all’attualità e alle sue criticità. Dunque un prodotto intelligente e spassoso, che giustifica gran parte delle aspettative.

Purtroppo all’inizio della serie ho avvertito una strana sensazione di incompletezza, forse dovuta all’inevitabile confronto con le serie precedenti di Groening – che però si va a perdere nel giro di pochi episodi.

Certamente Disincanto è molto diversa dai prodotti immortali della famiglia gialla e dallo strano futuro di Futurama, anche se alcuni caratteri si ripetono nella scrittura dei personaggi: come la forte Leela in Bean, l’ingenuo Fry in Elfo e il cinico Bender in Luci.

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I personaggi principali che Matt Groening ha sviluppato per Disincanto… Ma ci ricordano qualcun altro…

Un elemento di distacco è individuabile, inoltre, nella totale libertà artistica dell’autore: infatti troviamo una sorta di sperimentazione nei ritmi, un utilizzo di argomenti adulti e comicità molto più caustica e disillusa del solito.

Inoltre uno dei motivi per cui guardare questa serie è da trovare anche nei tanti riferimenti alla cultura fantasy e ai suoi stereotipi: Game of Thrones è chiaramente citata in molti momenti, per non parlare poi della presenza di elementi ed esseri magici ripresi dalla tradizione. Ed è ancora più divertente scoprire il modo in cui sono rivisitati: ad esempio la fatina-squillo oppure il carretto della peste.

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Che Matt Groening sia stato influenzato (e ispirato) da serie come “Il Trono di Spade”, beh, lo si vede sin dall’inizio :D
Quindi non posso far altro che consigliarvi Disincanto, che come da titolo vi farà dare un’occhiata diversa al nostro tanto amato fantasy e alle vecchie storie.

Grazia Margarella

Studio Informatica presso l'Università degli Studi di Salerno e condivido le mie passioni per la scienza, il cinema, i libri e la cultura nerd grazie ai ragazzi de Il Bosone. Il mio motto è: Ad astra per aspera, exploro semper. Stay tuned ⚛️

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