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Disabilità e mondo del cosplay – con Alessia Mainardi

Occuparci della fiera di Novegro ed occuparci di cosplay ci ha portato inevitabilmente a parlare di una serie di temi ed anche problematiche relative a questa nostra passione, e all’interno della discussione abbiamo ritenuto una ottima interlocutrice una amica del Bosone: Alessia Mainardi, in arte Ryuki, che ci ha colpito con un video sul rapporto spesso difficile fra fiere e disabilità, ma soprattutto sulla scala di priorità e di importanza per chi ha problemi.

Ciao Alessia! Presentati.
In poche parole sono una scrittrice di professione, da poco anche editrice tramite Ass. Ailus Editrice di cui sono presidentessa, una cosplayer per hobby dal 2003, e una persona disabile affetta da Atassia di Friedreich.

Sappiamo che sei anche una scrittrice. Quando hai scoperto questo tuo talento?
Oddio, scoperto il mio talento, probabilmente nemmeno ora!
Tendo ad essere ipercritica riguardo me stessa, ritengo ci sia sempre da migliorare, quindi non mi definirei mai talentuosa! Spetta a chi legge i miei romanzi giudicare, non a me.
Comunque invento storie fin da quand’ero bambina e a dodici anni ho cominciato a trasporle su carta, battendo sui durissimi tasti di una macchina da scrivere il cui rumore martellante, a volte, mi manca. Nel 2008, dato che per via della mia disabilità altri ambiti lavorativi non mi sono congeniali, ho realizzato il mio primo romanzo ‘Avelion – La Figlia dell’Acqua’ pubblicandolo in autoproduzione. Da allora faccio la standista a varie fiere per vendere ciò che scrivo, o che pubblico con l’associazione.

Per quanto tempo hai fatto cosplay?
In attività effettiva direi dal 2003 fino al 2012, continuo ancora ma è sempre più sporadica la mia presenza in cosplay a qualche evento. Per farvi capire sono passata da una media di 8-10 costumi all’anno, ad 1 solo. E non gareggio più sempre dal 2012, adesso può capitarvi unicamente di vedermi in giuria.

inposa
Alessia in un momento del photoshoot

Cosa ti piace di più di questo mondo?
Mi piacciono la fantasia e l’inventiva che lo muovono, la libertà di poter diventare qualcun altro per un giorno, divertendosi e facendo divertire chi ci guarda, esprimendo una creatività a cui, nella vita di ogni giorno, spesso dobbiamo rinunciare.

Cosa invece cambieresti?
La convinzione imperante, ultimamente, che il cosplay sia un trampolino per qualcosa, che esistano i cosplayer professional-official-certificad-dop-igp ecc. a cui vanno dati centinaia di euro di rimborso solo perché si ‘degnano’ di presenziare alla ‘sagra della salamella’, anche se sono in attività da un anno e mezzo, hanno fatto solo due costumi, dello stesso personaggio, e non sanno distinguere un anime da un film. Oppure l’idea che un cosplay sia migliore rispetto ad un altro per via di quanti centimetri di pelle scopra e quanti Like su Facebook faccia ottenere.

Il cosplay è una passione, non un trampolino

Oppure essere convinti che da cosplayer io sia equivalente ad un attore, truccatore, modello, sarto ecc. che studia da anni per acquisire determinate competenze ma ‘ehi, io faccio cosplay da ieri l’altro, quindi so fare tutto e meglio!’.
Ritrovare una buona dose di umiltà, condita di autoironia e senso della realtà credo sarebbe necessario.

Hai vissuto un pò di storia del cosplay, meglio prima o meglio oggi?
Prima, senza alcun dubbio. Eravamo pochi, pochissimi, con le armature di cartoncino, le armi di polistirolo e le parrucche pacchiane di carnevale, e ci conoscevamo tutti. Eravamo 500 in tutti Italia e componevamo una sorta di bizzarra tribù itinerante che si dava appuntamento da una fiera all’altra, nei luoghi più disparati d’Italia. Certo, qualche invidia, battibecco o voglia di primeggiare c’era, ma la percentuale era bassa e non c’erano social network o mass media che potessero gonfiare o esasperare la cosa.
Eravamo un gruppo di adulti che si divertiva a vestirsi da cartone animato, orgogliosi di essere nerd e di aver trovato propri simili con cui stare in compagnia durante le fiere dei fumetti.

alessia mainardi
I tantissimi cosplay di Alessia

Ultimamente la fiera di Novegro è stata oggetto di altre attenzioni,sempre legate al cosplay, ma è stata sotto i riflettori soprattutto grazie al tuo video. Come ti è venuta l’idea di girarlo?
L’idea mi è venuta per precisare quella che ritenevo un’informazione errata. Io ho frequentato Novegro ininterrottamente dal 2008 al 2015, pagando il biglietto intero come tutti. Che l’indignazione generale fosse partita dal ‘la fiera fa pagare il biglietto all’accompagnatore del disabile’, francamente mi faceva ridere.
Per un disabile, e lo dico in prima persona, non è il costo del biglietto il problema, ma ben altro! Per cui nel video ho voluto focalizzare l’attenzione su quali davvero fossero le problematiche a cui porre attenzione e da risolvere.

Cosa volevi dire, in sunto, nel tuo video?
Al disabile non importa che lo facciate entrare gratis, se poi non c’è quasi nulla a norma, le persone occupano i bagni dedicati, gli rendono impossibile prendere da mangiare, girare per gli stand o assistere e partecipare alla gara cosplay. Fateci pagare come tutti piuttosto, lo preferiamo, se può servire a farci godere la fiera come chiunque altro usufruendo di ogni sua parte.

La disabilità si aiuta con la civiltà, non con gli sconti.

Questo, però, parte anche dalla coscienza di ognuno, dal rispettare chi ha diverse necessità, ed essere attenti e solerti nei suoi confronti ad esempio: fargli saltare la fila perché non può aspettare in piedi per ore, lasciare il bagno disabili sempre libero e pulito, così come il parcheggio apposito, fargli trovare da sedere al punto ristoro ecc.
Ma queste non sono le problematiche di una singola fiera, sono problemi con cui un disabile si confronta ogni giorno quando esce di casa sentendosi anche dire che ‘approfitti della tua condizione’ perché ti fanno entrare gratis al cinema o ad un evento.
Eppure quelli che parcheggiano negli stalli riservati così sono più vicini all’ingresso, che sfruttano il permesso della nonna centenaria immobilizzata a letto per entrare nelle ZTL ecc., chi sono?
Esiste il ‘falso-invalido’ che percepisce pensione e usufruisce di agevolazioni a cui non avrebbe diritto, ma io di ‘falsi-normali’ non ho mai sentito parlare!

alessia mainardi alias Selenia
Alessia o Selenia?

Pensi che a guidare iniziative come “date il biglietto gratis a chi accompagna il disabile” sia ipocrisia o solo ignoranza in buona fede?
Ignoranza in buona fede che si può facilmente far diventare una valida iniziativa, chiarendo in che modo indirizzarla al meglio. L’ipocrisia c’è eccome, varie volte ne sono stata personalmente testimone, solo che non sono un tipo dolce, gentile, accomodante e facilmente raggirabile, quindi quando ho a che fare con chi vorrebbe marciarci sono la prima ad impegnarmi per rovinare le loro mire.

La disabilità è spesso solo oggetto di ipocrisia

La tua esperienza ti ha fatto cambiare opinione nei confronti dell’ambiente del cosplay?
Purtroppo sì, da passione di pochi siamo passati a moda del momento così dove un tempo eravamo un gruppo di amici con qualche eccezione negativa, adesso siamo una sterminata massa di montati con qualche eccezione positiva. Davvero triste!
Il cosplay era inclusione, anche se disabile, in sovrappesso, con gli occhiali o l’acne con un costume addosso eri mio fratello, adesso se non sei esteticamente al top, con armature da migliaia di euro, sartoria super ultra e trucco professionale i fotografi ti snobbano, i cosplayer non ti vogliono perché gli rovini il gruppo e sui social ti deridono per la tua diversità.

Il cosplay da evento di inclusione a fiera delle vanità

Prima il cosplay era un ambiente migliore della vita reale, dove rifugiarsi ed essere accettati per come si era, adesso invece è esattamente come la vita reale, vacuo, perfido, pieno di bulli e pronto a ferirti ed emarginarti.

Ritieni più probabile che le organizzazioni di eventi e fiere del genere siano inesperti ed inconsapevoli rispetto alla tematica della disabilità , o la ignorino perchè la considerano secondaria?
Entrambe. Di certo c’è una buona dose di inesperienza e inconsapevolezza a cui si ovvia facilmente facendo presente le problematiche, però bisogna anche pensare che, per ciò che ho detto prima su quanto un disabile sperimenta ogni giorno, la percentuale di chi di noi frequenta una fiera è davvero irrisoria.
Più di una volta io mi sono sentita dire ‘Beh, ma perché non stai a casa invece di rompere che la fiera non sia adatta ai disabili? Non è mica l’ospedale o una banca, evita di andarci!’, ecco purtroppo questa idea distorta è spesso talmente radicata che il disabile per primo ci si rassegna e, alla fine, si chiude in casa e fa sempre meno.
La cosa deve cambiare: se io cammino traballando e sostenuta o mi muovo in carrozzina non ho diritto di divertimi perché la mia presenza disturba?

La disabilità non deve essere un motivo di vergogna

Una cosa che hai imparato attraverso la tua esperienza personale
La gente è una bestia stupida e ottusa, ma conoscendo e parlando con una persona alla volta la cosa è ben diversa. Un disabile non deve vergognarsi, chiudersi in se stesso o partire dalla convinzione che nessuno lo capirà e verrà rifiutato. Io ancora adesso conosco persone ad ogni evento, le incuriosisco, ci chiacchiero e nessuna a cui mi sono aperta ha reagito male, allontanandomi. Comprensione e attenzione servono dalla vostra parte, ma solo uniti all’onestà e al coraggio dalla nostra.

Il fumetto di Alice in Cosplayland
Il fumetto di Alessia in Cosplayland

Parlaci dell iniziativa “Alessia in Cosplayland”: come è nata, cos’è e a cosa serve?
Nel 2010 mi fu proposto da Patrizia Lia, organizzatrice di Cosplay City a Cartoomics, di supportarmi se ci avessi ‘messo la faccia’, unii il mio lavoro da scrittrice e la mia esperienza da cosplayer disabile scrivendo l’autobiografia ‘Alessia in Cosplayland’, seguita l’anno dopo dalla trasposizione in fumetto ‘Lo Specchio della Realtà’. E’ un progetto di beneficenza, totalmente autoprodotto da me, il cui ricavato va devoluto a Babel Family, organizzazione internazionale che sponsorizza ricerche per trovare la cura all’Atassia di Friedreich.
Ho voluto raccontare come, anche se si può pensare che la disabilità sia la fine, una condanna, se la si guarda da un’altra prospettiva, magari indossando un costume cosplay, può portare all’impensabile.

Siccome noi del Bosone, di problemi “di immagine” (come certi fotografi e cosplayers) non ne abbiamo, ti facciamo una proposta: ti andrebbe di rimanere in contatto con noi e magari , se ci troviamo in qualche fiera del fumetto decentemente attrezzata , di farti una foto con noi?
Certamente! Ritenetemi a vostra completa disposizione!

Joliet Jake

Nato in una assolata e ridente (?) valle ai confini con la Svizzera, Joliet Jake sfruttò, dalla nascita, questo profluvio di orologi e cioccolato per la sua crescita. Un’errata proporzione nel mix ottenne lo straordinario risultato di farlo arrivare sempre in ritardo e di dipendere dal cioccolato per la propria sopravvivenza. Informatico per passione, ha molti interessi e mirabilmente riesce a fallire in tutto in modo omogeneo. Autore di testi di vario genere per formazione e velleità, si prodiga nella redazione di castronerie astrali. Vi conviene leggere i suoi scritti prima che scompaia ed il suo genio venga riconosciuto postumamente da archeologi in cerca di reliquie letterarie(digitali) di alto lirismo. Che però saranno convinti che la lingua dei testi sia il turcomanno antico.
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