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Crossover Flash-Arrow: Il Ritorno dell’Arciere Oscuro

Iersera su Italia Uno è andato in onda il crossover tra Flash e Arrow, mettendo in scena una piccola Justice League con l’Arciere di smeraldo e il Velocista scarlatto.

Il titolo di questa sottospecie di articolo forse vi avrà fatto storcere il naso, forse vi avrà richiamato alla mente qualcosa. Forse, e dico forse, una cosa del genere:

Era esattamente la nostra intenzione.

Perché la prima parte del crossover, “Flash vs Arrow”, ci ha fatto tornare in mente un po’ l’opera di Frank Miller, ovviamente con le dovute proporzioni. Da una parte l’eroe coi superpoteri, dall’altra quello che fa della tattica e dell’addestramento l’elemento fondamentale per competere. Lo scontro che si vede nel finale d’episodio ha uno svolgimento assai simile (sempre con le dovute proporzioni, eh, ricordatevi) a quanto si vede nel finale del “Cavaliere Oscuro” fra Batman e Superman, solo che questa volta i loro posti sono presi rispettivamente da Arrow e Flash. Anche qui Arrow all’inizio arranca, ma grazie agli aggeggini tecnologici e alla strategia riesce a ribaltare la situazione e ridurre il nemico quasi all’impotenza, finché un intervento “esterno” di un alleato (che qui è Joe col furgone da gelataio luminoso pensato da Wells, mentre nel Batman milleriano era… to’, guarda, Freccia Verde!) riesce a sconfiggere l’avversario.

Certo, i toni sono più tranquilli e meno oscuri, nello stile del telefilm “The Flash”, ma questo ha permesso una ulteriore somiglianza con l’opera a fumetti cui ci riferiamo: Flash appare come l’eroe luminoso (almeno in genere, infatti Wells dice che loro fanno le cose in modo diverso) mentre Arrow come quello disturbato e violento (Joe lo definisce chiaramente “criminale psicopatico”), sulla falsa riga, ancora una volta, del contrasto Superman/Batman.

L’unica pecca, se vogliamo, è che lo scontro aperto fra i due figaccioni ha messo evidentemente in secondo piano la trama: di fatto Oliver e il suo team sono lì per fare una cosa che NON FANNO MAI. Pazienza.

Poi il crossover è continuato in “Arrow”: Cisco e Caitlin vanno a Starling perché Felicity gli aveva chiesto un favore, ma anche qui la cosa è pretestuosa perché, come fa notare la stessa Felicity, bastava una mail. Ma non fa niente: c’è una trama lasciata in sospeso da finire: che vuole sta specie di Mr Croccodile Dundee?

E allora, visto che già parte del team c’è, infiliamoci pure Flash e facciamo un classico team-up della DC, che come tradizione fumettistica va sotto la testata “The Brave and the Bold”.

… ed un Lanterna Verde optional.

Di nuovo ce la giochiamo soprattutto col contrasto fra l’eroe dark e quello light, ma Starling City non è Central City: qui ci sono stati terremoti, assedi, droghe da pazzoidi in giro, la città è decisamente più violenta e quando il coraggio – Brave – da solo non basta bisogna essere audaci – Bold.

Crossover Flash-Arrow: Il Ritorno dell'Arciere Oscuro
“…and the Bold(I)”. Scusate, mi sono fatto prendere la mano…

I metodi di Arrow sono meno ortodossi, ce lo avevano già detto in “Flash”, ma qui li vediamo all’opera e la differenza fra i due eroi diventa lampante. “Che diavolo di problema hai?”

Ma ovviamente la chiusura ci riporta all’umanità di Oliver Queen, che fa quello che fa nel modo in cui lo fa proprio perché in lui c’è ancora qualcosa di buono.

Piccolo momento di puro godimento nerd: Quentin Lance sbaglia nome, lo chiama Bart Allen, nome di un altro Flash nella continuity dei fumetti DC. Ancora una volta…

Insomma, un crossover pienamente promosso.

Resta solo una domanda: la DC sta costruendo di fatto due galassie di eroi, quella cinematografica con Superman, Batman, Aquaman e Wonder Woman, e qualla televisiva con Arrow, Flash e il prossimo arrivo Atom interpretato da Brandon Routh – vi ricordate di Brandon Routh?

La domanda è: con il progetto della Justice League al cinema, questi due universi come verranno gestiti?

Si incontreranno? Si fonderanno e quindi vedremo il monoespressivo Stephen Amell portare Freccia Verde anche al cinema? E le storie che nel frattempo vengono narrate nei telefilm saranno da considerarsi canoniche? Oppure saranno presenti anche qui diverse “Terre”, per cui lo spettatore ad un certo punto impazzirà e non capirà più chi appartiene a quale continuity e cosa fa?

La Marvel ha già tutto un discorso impostato, e sappiamo che Agents of S.H.I.E.L.D. è canonico nella storia dei suoi cinefumetti, ma la serie è un unicum televisivo e quindi di più facile gestione. Per quanto si sia adesso aggiunto “Agent Carter”, il discorso di base non cambia.

È proprio il caso di dirlo: “Riusciranno i nostri eroi…?”

Lo scopriremo col tempo, solo avendo Occhio di Falco… ehm, occhio lungo, volevo dire.

Mario Iaquinta

Nato da sua madre “dritto pe’ dritto” circa un quarto di secolo fa, passa i suoi anni a maledire il comunissimo nome che ha ricevuto in dote. Tuttavia, ringrazia il cielo di non avere Rossi come cognome, altrimenti la sua firma apparirebbe in ogni pubblicità dell’8×1000. Dopo questa epifania impara a leggere e scrivere e con queste attività riempie i suoi giorni, legge cose serie ma scrive fesserie: le sue storie e i suoi articoli sono la migliore dimostrazione di ciò. In tutto questo trova anche il tempo di parlare al microfono di una web-radio per potersi spacciare per persona intelligente senza però far vedere la sua faccia. Il soprannome “Gomez” è il regalo di un amico, nomignolo nato il giorno in cui decise di farsi crescere dei ridicoli baffetti. Ridicoli, certo, ma anche tremendamente sexy, if you know what I mean…
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