L'Editoriale

Coronavirus: non fatevi prendere dal panico

Inizio così, con una citazione da Guida Galattica per Autostoppisti. Perché purtroppo, di panico, ne sto vedendo troppo.
Scuole e aziende chiuse, paesi in quarantena, servizi interrotti… Sembra che ci sia una pandemia da debellare, di quelle che da un momento all’altro ci si aspetta di trovarsi in uno scenario alla 28 giorni dopo.
Sia chiaro, non sto mettendo in dubbio le decisioni di esperti che ne sanno sicuramente più di quanto io mi possa aspettare di comprendere sul Coronavirus, ma voglio farvi notare che per quanto il pericolo sia concreto, probabilmente lo scenario non è così apocalittico.

Coronavirus e quarantene

Quando si sente parlare di quarantena (o isolamento) è facile preoccuparsi, ma forse dovreste rendervi conto che non è una misura che dovrebbe farvi allarmare più del dovuto. Mettere uno o più luoghi in quarantena serve semplicemente ad assicurarsi che un virus non si trasmetta più di quanto non abbia già fatto, soprattutto in un caso simile in cui la presenza del ceppo CoVid-19 può essere abbastanza occulta.

In fondo, se ci pensate bene, quando non uscite di casa per non attaccare l’influenza ai vostri amici o alla gente che incontrate sul posto di lavoro, vi state mettendo in quarantena da soli… Che poi, magari, non avete niente (come sicuramente non avranno niente buona parte delle persone coinvolte in questa quarantena), ma vi sentite solo un po’ giù o avete un brutto raffreddore.

Diffusione e letalità

Il nuovo Coronavirus, come è stato già ampiamente detto, ha la caratteristica di essere estremamente meno letale di altri ceppi che abbiamo già visto diffondersi in passato, come quelli di SARS e MERS. Questo non significa assolutamente che dovremmo ignorarlo o trattarlo come un semplice raffreddore – dato, per altro, che probabilmente somiglia più ad una polmonite – ma che è importante avere chiaro chi è che rischia maggiormente per questa malattia.

Wordometers, un sito di informazione statistica, vi propone a questo proposito una pratica guida delle percentuali di mortalità organizzate in base ad età, genere e condizioni preesistenti.

Come potete vedere la mortalità è molto, molto bassa in persone sotto i 50 anni, e aumenta non solo con l’età ma anche in caso di presenza di patologie respiratorie, ipertensione, problematiche cardiovascolari o cancro. Per tutti gli altri non si può dire che i rischi sono zero… Però sono veramente bassi e gran parte delle persone colpite da questo virus, probabilmente, sopravvivranno.

Cosa dicono gli esperti sul Coronavirus

Lasciate perdere gli allarmismi: come è stato chiaramente detto in molte interviste dagli esperti, al di fuori delle zone di diffusione del virus i rischi sono estremamente bassi.

Il mio consiglio, personalmente, è di considerare attendibili poche fonti, come ad esempio il sito del nostro Ministero della Salute; o quello dell’Organizzazione Mondiale della Sanità; o ancora quello dell’Istituto Superiore di Sanità; o Epicentro, altro portale gestito dallo stesso ISS.

Lo so. Lo so che avete visto il TG, o letto questa o quella notizia… Avrete sentito Roberto Burioni dire la sua opinione (che trovate sul suo blog MedicalFacts e che, sia chiaro, ritengo piuttosto autorevole) e che molto di quello che si vede e si sente, è preoccupante… Ma la cosa fondamentale è non allarmarsi, informarsi su cosa sia il virus, su come evitare il contagio e comportarsi nel modo migliore possibile.

Ma soprattutto, e qui arriva la parte brutta dell’articolo, quella in cui scrivo con la rabbia che mi esce dalla punta delle dita, NON DISCRIMINARE.

Asiatico non significa malato

Smettiamola con questa storia. I virus non guardano in faccia a nessuno, attaccano le persone indipendentemente dalla loro etnia, provenienza e cultura.

Wuhan, il primo punto di diffusione del virus, è in quarantena da oltre tre settimane, laddove il virus ha un incubazione di circa due soltanto. Viene da sé che chi ha preso il virus a Wuhan è già in fase di malattia… Sempre che non sia già guarito.

Questo non esclude la possibilità di prendere ancora il virus che si avvicinerà allo zero solo ed esclusivamente con la creazione di un vaccino, ma vi dovrebbe un attimo tranquillizzare: a questo punto le probabilità di trasmissione da parte di una persona asiatica o caucasica sono veramente le stesse.

Dunque, quando vi trovate di fronte ad una persona che ha tratti somatici asiatici, tralasciando il fatto che potrebbe tranquillamente essere giapponese e non è detto che vi rendiate conto della differenza, non gridate al Coronavirus. Vi prego, sono persone e probabilmente in questo momento hanno le stesse preoccupazioni che avete voi. Perché il virus, se lo prendessero, farebbe star male anche loro.

Quindi, fatevi il favore di andare a mangiare al ristorante cinese se vi piace, e non prendetevela con gli asiatici solo perché a oltre 7000 chilometri di distanza, nello stato da cui vengono le loro radici (perché molti asiatici sono nati in Italia, ve ne rendete conto, vero?), c’è stata l’epidemia di una malattia che qui, peraltro, sembra sia stata portata da un italiano.

Restate umani.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Back to top button