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Come riconoscere un buon consulente seo nel 2023?

Inutile fare preamboli, partiamo già con l’intrinseca e drammaturgica domanda dell’articolo: chi è un buon consulente seo in questo momento? Agli sgoccioli del 2022, paradossalmente, la domanda non può che essere un “dipende”. Non a caso, un enorme forse aleggia su quasi tutte le piattaforme di ricerca, soprattutto su Google che è indiscutibilmente pioniere del settore e che ha abbracciato questa politica di anonimato da diversi anni. Scarse comunicazioni e segreti aziendali, infatti, sono caratteristici della compagnia americana rispetto agli ultimi update del search engine più famoso al mondo, che hanno causato non pochi problemi agli addetti ai lavori se non facilitarli del tutto, in alcuni casi. Mi spiego meglio, se da un lato abbiamo un’effimera conoscenza tecnica di come si sta evolvendo la creatura di Mountain View, dall’altra il compito degli operatori si è “specializzato” proprio nel tentativo, della società californiana, di ridurre all’osso le pratiche ritenute “importanti”, muovendo ancora di più il focus sugli elementi ritenuti essenziali (e di spessore) dell’ottimizzazione dei siti lato posizionamento. Per questo motivo, i consulenti SEO di SEO Business, con cui abbiamo chiacchierato per redigere queste righe, descrivono la pratica di ottimizzazione come un’attività a tre strati.

Innanzitutto, è necessario per un professionista avere dimestichezza nell’ambito dello sviluppo web. Spesso, il posizionamento è ostacolato da problemi di natura prettamente tecnica e solo un SEO che comprende come un sito è realizzato può individuare un problema apparentemente invisibile. Anche se Google non sostiene l’idea che sia necessario disporre necessariamente di uno specifico bagaglio culturale su queste cose, è giusto che l’operatore possegga determinate esperienze pur di inquadrare meglio le situazioni a cui si approccia.

Il secondo passo da fare verso la scalata immaginaria di questa montagna, è possedere la capacità di analisi con cui valutare e di conseguenza, essere in grado di consigliare l’utente verso i prossimi step da percorrere, pur di raggiungere i propri obiettivi di posizionamento. Un SEO che non riesce a esaminare un sito, non può accompagnare il progetto verso la risoluzione dei propri problemi o dei target da colpire. Da questo punto di vista, dunque, è logico che il consulente debba poter rispondere non solo alle domande del cliente ma anche a provvedere un audit in cui individuare – e spiegare – gli elementi critici o di intervento che normalmente l’utente non vede.

Ultimo punto, ma non meno importante, è invece il discorso di seo off-page. Quando non è del tutto chiaro cosa crei l’autorità di un sito agli occhi di Google, rimane il fatto che possedere una buona strategia di link earning sia, e per ora rimarrà ancora, un fattore di posizionamento accertato. Spesso, sono diverse le iniziative su internet che iniziano il proprio percorso senza curarsi della link building. Non solo è un errore, ma avere un’attività editoriale o di pianificazione di contenuti, dovrebbe seguire il presupposto di ottenere citazioni, backlink e menzioni da altre attività sul web. E’ la differenza che sussiste tra il fare fuoco su dei bersagli o sparare nel vuoto nel tentativo di colpire qualcosa. Un buon consulente SEO, quindi, è in grado di indirizzare le iniziative digitali verso l’ottica di sapersi guadagnare il proprio rank attirando l’attenzione su se stessi in modo naturale e spontaneo.

Queste sono le basi del fare ancora una buona SEO ma anche l’essenziale. Ciò significa che un professionista deve senz’altro saper rispondere a delle esigenze più specifiche, ma oggi più che mai senza trascurare i punti cardine dell’attività, poiché resi ancora più fondamentali da un algoritmo sempre più efficiente ed esigente.

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