Scienza

Come e perché si ascolta musica diversa in un momento di crisi: la scienza risponde

Non vorrei generalizzare, ma se dico che la musica l’ascoltiamo tutti, non credo di andare troppo lontano dalla realtà.

Non è per caso che “che genere di musica ascolti?” sia una delle domande più gettonate quando si deve conoscere qualcuno.

In fondo, i gusti musicali di una persona possono rivelare molto su chi abbiamo davanti (purché lo facciamo senza preconcetti) e molti trovano un senso di appartenenza anche molto forte nel fare gruppo con persone con cui condividono le preferenze musicali.

I concerti, poi, sono eventi di aggregazione molto popolari, e non si può negare come in certi casi il senso estetico di alcune persone sia veicolato da quello delle icone del genere musicale che ama maggiormente.

L’influenza della musica sulla nostra vita, quindi, è innegabile. Ma in che modo ci rapportiamo alla musica in un momento di grande crisi come quello che stiamo vivendo?

Dimmi che musica ascolti e ti dirò chi sei

Ricercatori e critici musicali si sono interrogati molto a riguardo, ponendosi la domanda di come le persone abbiano cambiato le loro abitudini musicali durante la pandemia.

Per fortuna si può ottenere una statistica grazie ai dati di utilizzo di Spotify, popolare piattaforma di streaming musicale, che ha dichiarato che nel mese di marzo c’è stato un grosso calo negli ascolti delle più popolari hit musicali del momento.

Cosa ascoltano gli utenti, dunque? Spotify risponde anche a questa domanda, rivelando che viene ricercata molta più musica strumentale dai toni tranquilli, e che c’è stato un notevole incremento nella creazione di playlist “nostalgia” che raccolgono le canzoni più popolari dei vecchi tempi, andando indietro dagli anni ’80 fino anche a raccogliere musica che è stata popolare negli anni ’50-’60.

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Un sondaggio condotto da Nielsen Music / MRC Data, inoltre, ha rivelato che una buona percentuale degli intervistati ha dichiarato di trovare conforto in contenuti musicali familiari e nostalgici… E su questo tema i ricercatori non potevano che interrogarsi ulteriormente.

Una musica può fare

Emily Abrams Ansari, ricercatrice e professoressa di storia della musica alla Western University, ha un’idea ben chiara del motivo che ha dato vita a questo fenomeno.

Tramite interviste ed altre ricerche, infatti, ha esaminato in modo approfondito questo fenomeno che si basa sulla necessità di riconnettersi con sé stessi.

Le situazioni che incrementano ansia e solitudine, infatti, fanno sì che sentiamo più forte il bisogno di qualcosa che ci ricordi chi siamo in quanto individui.

E viene da sé che la musica “nostalgica”, che sia quella che ballavano assieme agli amici o che i nostri genitori ci facevano sentire da piccoli, permetta di risvegliare più facilmente i ricordi del nostro passato.

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Ed è vero che i ricordi possono venir veicolati da molto altro, oltre che dall’ascoltare musica anche imparare a suonare o più semplicemente suonare (e se non avete uno strumento potreste consultare questa utile guida all’acquisto dato che i prezzi in questo periodo sono molto vantaggiosi) perché la musica, come ogni altra forma d’arte, è in grado di trasmettere una narrativa emozionalmente molto più potente di quella che le semplici parole possono creare.

Connettere la comunità

Questa necessità di riconnettersi con il proprio passato è stata studiata a lungo, e le fonti che Ansari cita vengono da chi ha vissuto eventi traumatici ben più gravi di quello che stiamo vivendo.

La musica, infatti, è stata usata per questo genere di riconnessione con la propria identità anche da persone che si potrebbe supporre avessero ben altro per la testa.

Un esempio su tutti è quello dei sopravvissuti ai campi di concentramento nazisti, che hanno spesso rivelato che cantare era un fortissimo aiuto per loro, per rafforzare il proprio senso religioso e quello di identità, entrambi minacciati dalla loro condizione.

Lo stesso fenomeno è stato raccontato alla ricercatrice da un musicista nativo di El Salvador, che ha raccontato che durante la guerra civile che ha attraversato il suo paese i campesinos (letteralmente “contadini”) che cercavano rifugio in altri stati a loro ostili erano soliti intonare tutti assieme canti tipici della loro cultura.

Riconnetterci con noi stessi

Per quanto la nostra situazione attuale non sia nemmeno lontanamente grave come quelle prese in esame da questa ricerca, alcune comunità ed alcune persone in generale hanno incassato il colpo ben più di altre.

La separazione dai propri cari, l’ansia per la salute non solo propria ma anche di chi ci sta intorno, la solitudine dell’isolamento… Sono tutti elementi che alcune persone sentono molto, in questo difficile momento.

Ed è del tutto normale, quindi che queste persone tendano a riconnettersi con sé stesse attraverso la musica. 

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