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Come ottimizzare la SEO del vostro sito web nel 2023?

Possessori di siti internet, marketer o semplici addetti ai lavori sul web, conoscono bene l’attenzione che Google pone ai suoi prodotti e quanto sia importante aggiornarsi costantemente per stare al passo con gli update del colosso di ricerca. Tuttavia è da un po’ che la linea della multinazionale risulta un po’ vaga rispetto ai tempi in cui ogni minimo cambiamento veniva annunciato e condiviso presso i vari protagonisti del mestiere. In particolare, l’ultimo core update, quello di fine maggio per intenderci meglio, ha scatenato abbastanza panico tra editori e addetti ai lavori, dato che sono molte le entità online ad aver accusato un calo di traffico rispetto alla nuova riorganizzazione dell’algoritmo di cui, ad oggi, si sa ben poco. Dunque, una delle domande più frequenti degli ultimi anni e forse sempre astratta da porsi è, come ottimizzare la seo del proprio sito web. Nel 2023, la risposta non è poi così facile ma paradossalmente si restringe attorno ai punti sempre verdi dell’iniziativa Google. Oltre a questi, insieme all’aiuto di Eskimoz abbiamo sviscerato alcune delle caratteristiche più o meno note che sembrano essere state prioritizzate rispetto alla versione precedente del motore di ricerca numero uno al mondo.

Le esperienze degli utenti sono al primo posto

Ogni professionista SEO sa bene che avere un feedback delle esperienze degli utenti è fondamentale per stilare una strategia di marketing. L’obiettivo, infatti, è quello di fidelizzare il cliente dandogli la massima attenzione, anche e soprattutto nei micro-comportamenti che adotta durante la navigazione delle proprie pagine.

Sapere quindi qual è stata l’esperienza dell’utente è il primo passo per capire cosa va migliorato. Un esempio che può sembrare banale ma che è invece di grande importanza è fornire una velocità di caricamento adeguata del proprio sito, che sia cioè priva di tempi di attesa elevati soprattutto da accessi provenienti da dispositivi mobile.

E’ noto che tempi particolarmente elevati tra la visualizzazione e la prima interazione possibile da parte dell’utente possono inficiare l’esperienza generale, causando così la prematura uscita di un potenziale cliente o di un semplice lettore. I tempi in cui viviamo sono quelli in cui fruire dei contenuti è diventata una questione di decimi di secondo, dove un reel ha una durata media di qualche secondo e il focus dei fruitori si è abbassato ulteriormente a causa di una notevole sovrappopolazione di contenuti.

La velocità di caricamento è un aspetto fondamentale che influenza fortemente il ranking del sito web. Google calcola il tempo che ogni utente impiega prima di interagire con i contenuti e anche dopo e questo è sicuramente un aspetto tecnico da non sottovalutare.

Creare contenuti nuovi, aggiornare i vecchi e…

L’ultimo aggiornamento di Google ha dato luce ad aspetti che fino a qualche mese fa erano sottovalutati. Parliamo della differenziazione dei contenuti, in particolare di quelli già esistenti.

Google infatti, favorisce tutti quei siti web che hanno contenuti sempre diversi, aggiornati e che presentano foto e addirittura video. L’algoritmo percepisce positivamente i video anche all’interno di contenuti testuali come articoli e notizie.

La giusta combinazione di tutti questi elementi fa sì che i contenuti si indicizzino non solo in prima pagina ma nei primissimi risultati di ricerca – che è poi l’obiettivo di ogni SEO. Dunque, per avere un buon ranking è bene includere nelle proprie pagina anche non solo foto ma anche dei video, senza trascurare l’aggiornamento di contenuti e già presenti.

A riprova di ciò abbiamo una nota e non nascosta attenzione posta da Google in persona, quando qualche giorno fa ha integrato la scheda di controllo “pagine video” sulla propria Search Console. Come sappiamo, la search console non è altro che lo strumento ufficiale che l’azienda americana ha messo a disposizione degli addetti ai lavori appositamente per lo studio della SEO applicato ai singoli siti web. Il fatto che l’indicizzazione delle pagine con video abbiano uno spazio dedicato è sicuramente un segnale su cui riflettere.

Ricerca vocale: si o no?

Uno degli aspetti che si vocifera essere la svolta nel campo SEO è la “ricerca vocale”, che si traduce come la capacità di coinvolgere maggiormente l’utente e fargli avere un’esperienza comunicativa quanto più simile alla realtà.

Questa possibile soluzione non è stata ancora resa ufficiale e per ora, la cosa migliore da fare potrebbe essere quella di anticipare i tempi cercando di colpire termini di ricerca più simili a ciò che un navigante direbbe, piuttosto quelli che digiterebbe. La differenza è sottile ma è pur sempre illustrativa di come potrebbe cambiare la fruizione di Google. In questo caso, stiamo parlando di termini di ricerca più elaborati e lunghi (o come si dice nel gergo, termini a coda lunga) a fronte di keyword solo descrittive e striminzite, tipiche di un non sempre comodo utilizzo della tecnologia touch per scrivere.

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