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Cecil Hotel: una serie true crime atipica

Il genere true crime ha ottenuto una grande popolarità negli ultimi anni, sia grazie al crescente interesse del grande pubblico verso i casi più oscuri, sia grazie ai vari Youtuber, streamer e creatori di podcast che tengono vivo l’interesse per questi macabri argomenti. Anche Netflix ha cavalcato l’onda del trend, propondendo serie cult come Mindhunter e documentari appassionati come The Ted Bundy Tapes. L’ultima fatica della casa di produzione, però, si presenta come una miniserie atipica, diversa dalle altre del suo genere: si tratta di Sulla Scena del Delitto: il Caso del Cecil Hotel.

Cecil Hotel: una serie true crime atipica

Un diverso tipo di crimine

Il Cecil Hotel è un immenso albergo costruito negli anni ’20 in una zona periferica di Los Angeles, direttamente adiacente al quartiere-ghetto di Skid Row, una delle zone più pericolose della città. Lo scenario ci viene subito presentato come il più classico dei misteri: un vecchio hotel con opulento mobilio degli anni ’80, 700 camere, corridoi bui e tappezzati di rosso, luci soffuse e mai sufficienti per illuminare gli ambienti.
In questo hotel, nel 2013, approda una giovane studentessa canadese, Elisa Lam. La ragazza è sola, in vacanza, vuole ritrovare la gioia di vivere ed esplorare il mondo. Ma non uscirà mai viva dal Cecil Hotel.

Nonostante ci siano tutte le premesse perché la miniserie si sviluppi in un classico e cruento documentario true crime (l’ex manager dell’hotel sfuggente e riluttante a parlare della vicenza, il vecchio addetto alla manutenzione con gli occhi lucidi, un burbero investigatore…), gli appassionati di genere potranno subito capire che c’è qualcosa di atipico nello svolgimento dei fatti: la famiglia non viene mai vista né sentita, se non in una conferenza ufficiale, e nonostante i primi episodi si concentrino sui presunti misteri dell’hotel (teatro di ben 80 morti in 10 anni, residenza per individui allo sbando, strani avvenimenti negli ascensori), ben presto capiamo chi siano i veri protagonisti del documentario, oltre alla povera Elisa: quelli che vengono chiamati web sleuths, i cospiratori del web, gli appassionati di true crime più irriducibili e appassionati. O ossessionati?

Certo, l’hotel non ha una storia felice. È posto in un quartiere difficile, uno dei più violenti degli Stati Uniti, ed è stato teatro di molti eventi tragici. Come fa notare uno degli storici di Los Angeles interpellati nel documentario, mettere un gruppo di persone disperate e problematiche in un unico posto, farà di quello un luogo violento. Un ghetto dentro il ghetto, l’esasperazione di tutt i problemi che la città di Los Angeles ha deciso di ignorare e mascherare piuttosto che affrontare. Nascondere, piuttosto che aiutare. Un regno di indifferenza e rabbia perfetto per esacerbare la fragile mente di una ragazza come Elisa Lam, che è caduta in trappola nel posto sbagliato.

Gli “Spettri” del Cecil Hotel

Non vi dirò cosa è successo ad Elisa, niente spoiler. Ma vi dico che se vi aspettate la classica storia di misteri e terrore alla Stanza 1408 o alla American Horror Story: Hotel, non la troverete nel Caso del Cecil Hotel. Certo, l’albergo è infestato. Parola di esperta. Ma non nel modo classico che tutto ci immaginiamo, con fantasmi, spiriti e mostri di altre dimensioni. No, il Cecil è infestato da qualcosa di reale e ben visibile, qualcosa di terribilmente ed inesorabilmente umano, un mix violento che ha trascinato Elisa con sé… E non l’ha più lasciata andare.

E quindi, i cospiratori del web, qulli che passano giornate a cercare di risolvere casi, cosa c’entrano? Anche loro fanno parte del calderone umano che ha in qualche modo contribuito alla sinistra storia del Cecil Hotel, e di Elisa. Anche se in modo negativo. Perché a volte la curiosità diventa ossessione, e l’ossessione sfocia in qualcosa di cattivo, di morboso.

Piuttosto simile a Casting JonBenet, altro documentario atipico, ne Il Caso del Cecil Hotel vengono alla luce i veri mostri che si nascondono dietro le facili spiegazioni di mostri e fantasmi: la povertà, la ghettizzazione, la malattia mentale. E quanto l’indifferenza possa far male a tutto questo, e crei violenza. E le sue vittime, come la povera Elisa Lam.

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Necronomidoll

Divoratrice compulsiva di libri, scrittrice in erba, maladaptive daydreamer. Il Culto Vive.
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