Videogiochi e Gaming

Il caso contro gli abusi in casa Activision continua, il colosso accusato di distruzione di prove

Non è sicuramente la prima volta che sentiamo parlare di molestie ed abuso nei confronti delle donne in casa Activision Blizzard, ma la causa continua…

A muoversi è il Deprartment of Fair Empolyment and Housing (DFEH) della California, ovvero sia il dipartimento che si occupa della corretta assunzione e trattamento dei dipendenti; ha esteso la causa di discriminazione ed abusi nei confronti delle donne all’interno di Activision Blizzard. Non solo, Axios ci riporta come il DFEH stia intervenendo pure sui lavoratori a tempo determinato e sulle condizioni generali dei dipendenti.

La situazione si fa pesante per il colosso videoludico, nella causa contro gli abusi è stata confermata la quasi inesistente cooperazione di Activision Blizzard con il dipartimento della California. La causa principale si trova nella clausola del contratto firmato con i dipendenti, gli stessi non possono parlare con il dipartimento o terzi prima di averne “discusso” con Activision Blizzard, andando così ad intralciare inevitabilmente le indagini.

Come se questo non bastasse, il personale delle risorse umane di Activison Blizzard viene accusato di eliminazione di prove reputate importanti dal dipartimento della California.

Alla situazione già piuttosto grave di Activision Blizzard vengono aggiunte nuove problematiche, si dice che l’accusa si estenda pure alle condizioni di lavoro pessime a cui sono sottoposti i dipendenti, molte ore di lavoro ripagate con una paga imbarazzante, dipendenti assunti a contratto e non a tempo indeterminato per evitare di pagar loro i benefit che gli spettano, sicurezza sul lavoro che val meno di nulla, se sommiamo il tutto con la forte discriminazione, otteniamo più che un posto di lavoro un posto di tortura.

Il “motto” della Blizzard è ridicolo “Lavori per la Blizzard, non ti ritieni abbastanza fortunato?”, prosegue l’anonimo beta tester, “La realtà è tutt’altra, noi siamo costretti costantemente a rapportarci con persone dal carattere poco collaborativo diciamo, viviamo in una realtà in cui si aspettano da noi un comportamento stile “sorridi sempre”. L’unica via per un vero cambiamento risiede nelle mentalità di coloro che lì dentro hanno potere decisionale, ci vuole un cambio drastico”.

Dall’inizio della causa contro il colosso del gaming ci sono stati diversi scioperi da parte dei dipendenti e molti dei pezzi grossi dell’azienda hanno deciso di dare le dimissioni per la brutta piega che gli avvenimenti stanno prendendo.

E’ sconfortante leggere notizie di questo genere nei confronti di aziende che hanno e tutt’ora producono giochi che ci portiamo appresso da tutta la vita, ma soprattutto fa male sentire che queste discriminazioni esistono in una realtà dove attraverso i videogiochi hanno da sempre unito giocatori e giocatrici da tutto il mondo.

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Matteo Nakhil

Ciao! Mi chiamo Matteo Nakhil, sono nato il 6 luglio 2001 ed attualmente vivo a Venezia. Ho vent'anni e sono uno studente universitario iscritto alla facoltà dams del dipartimento di Beni Culturali di Padova. Come moltissimi di voi sono un grande appassionato della cultura nerd a tutto tondo e come passione nel tempo libero adoro disegnare e il mio sogno nel cassetto è quello di poter diventare un giorno un fumettista!
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