Anime e Cartoni

Perchè i cartoon per adulti sono così cliccati

Un rapido excursus sui cartoon zozzi che "io non ho mai guardato"

Voi della mia generazione, che siete cresciuti coi cartoni animati giapponesi

Se una lampadina si è appena accesa, accendo subito la luce.

Quella canzone dei Gem Boy, targata nientepopodimenoché 1996, fu una delle demo più ristampate e distribuite, dato che sancì il successo assoluto della band demenziale di Carletto FX. Ma non è di questo che vorremmo parlare, oggi: la nostra attenzione sarà infatti incentrata sui cartoni animati per adulti.

Prima che i fan di manga e anime mi saltino addosso (ehm) chiedendo il mio scalpo, preciso fin da subito che so benissimo che i cartoni animati giapponesi non sono esclusivamente porno, anzi: la classificazione per generi parla piuttosto chiaro. Mi riferisco agli Hentai, che oltre ad avere a che fare con la sessualità e la perversione significa anche, a quanto pare, anormalità o, meglio ancora, metamorfosi.

Del resto se cerchi porno cartoon su Google Trends, i suggerimenti sono davvero tanti: parodie porno (che spasso!), glory hole (non c’entra la gloria in senso qualitativo, ve lo garantisco) e via porcellando. Ehi baby, ti andrebbe un po’ di metamorfosi io e te leggendo magari, che ne so, Ovidio?

cartoni adult

Il fenomeno degli hentai è ben noto, e sono davvero infiniti gli autori che ne hanno volontariamente distribuiti o prodotti: Futari Etchi, La Blue Girl, Sensitive Pornograph e così via. In questi casi, ovviamente, il valore artistico delle opere in questione è decisamente imprescindibile: c’è dell’altro, insomma, al di là dell’aspetto sessuale che viene sempre contestualizzato ad una storia in cui ci possono essere giovani adolescenti, demoni di vario genere e via dicendo.

Scendendo un po’ più a fondo (ehm) tra i cartoon per adulti, mi verrebbe da citare uno dei grandi classici del genere: Pecker Island (più noto come Eveready Harton in Buried Treasure) è del 1929 e ritrae uomini e donne che fanno esplicitamente del sesso. La storia dei porno cartoon (che i GemBoy hanno simpaticamente declinato, motivo per cui li citavo all’inizio, immaginando le irreprensibili Kozue Ayuhara e Lady Oscar che, santiddio, anche loro dovranno fare del sesso ogni tanto) è davvero infinita (e dura una vita): Cleopatra (del 1970), Belladonna of Sadness (di qualche anno dopo, 1973), oppure in tempi più recenti Sex Life of Robots (che è dedicato agli appassionati di stop motion). Queste sono opere ufficiali ma poi, più o meno negli anni 90, arrivò internet.

Il web permise la diffusione di opere porno in cartoni animati (sia immagini che video) apocrife, in cui la domanda dei Gem Boy veniva declinata in modo esplicito immaginando, ad esempio Peter Griffin che fa sesso con Lois, Marge Simpson a letto con Homer, e via dicendo e lentamente delirando, a volte.

Moltissimi siti porno, ovviamente, hanno una discreta selezione di cartoni porno e non è un caso: questi video fanno una quantità di visualizzazioni davvero impressionante, e se restano lì a disposizione di chiunque ci sarà, ovviamente, un motivo. Quello che ho provato a chiedermi è che cosa ci sia di eccitante in disegni animati che, per quanto realistici, rimangono pur sempre disegni, ma non ho saputo darmi una risposta convincente. Che essi stimolino la fantasia di tantissimi di noi, spesso molto restii ad ammetterlo pubblicamente, mi sembra un dato di fatto: e forse, in questi casi, e coi tempi che corrono, certe domande non andrebbero nemmeno fatte.

In definitiva, pertanto credo di aver individuato almeno due tipi diversi di cartoni animati per adulti:

  • un primo tipo riguarda le mashup realizzate dagli utenti, di cui sono ben note (anche per caso, voglio dire) quelle realizzate sui Griffin, sui Simpson e via dicendo; non sempre sono di ottima qualità ma io, personalmente, li trovo sempre molto molto divertenti.
  • un secondo tipo riguarda i cartoon porno veri e propri, quelli che (esattamente come avviene per i film) sono a disposizione del pubblico che si lascia stuzzicare dagli stessi (stuzzicare, che bella parola vero? E pensare che stavo per scrivere e sti ca**i).

E adesso avete Google per cercare quelli che preferite: ricordate il vecchio adagio, vero? Mi riferisco alla famosissima regola 34: se esiste qualcosa, esiste anche la sua versione porno. Buon divertimento!

Mson123 / CC BY-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)

Leggi anche: Un sacco di cartoni anni ’80 sono disponibili su Youtube

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