Natura e Ambiente

Carta riciclata: vantaggi eco-sostenibili ma non solo

La tutela dell’ambiente e la consapevolezza di sfruttare risorse limitate nel tempo hanno in qualche modo rivoluzionato il mondo della produzione, inducendolo a riflettere sulla possibilità di riutilizzare determinati manufatti presenti all’interno del mercato, ormai giunti alla fine del loro percorso, dandogli una nuova vita e rendendoli sempre più simili a come si presentavano nella fase precedente, grazie ai passi avanti della tecnologia, come avviene per la carta riciclata. Si tratta di un prodotto derivato dalla carta da macero che, dopo essere stata sottoposta a specifici trattamenti, rende possibile l’immissione in commercio di output come fogli d’ufficio, giornali o imballaggi. Viene fatta una distinzione tra la carta pre-consumer, ovvero quella ricavata da fogli non stampati e da rifili di cartiera, e quella post-consumer, composta da carta già utilizzata che andrà a rinascere attraverso il processo di riciclo. Spesso si tende a confondere la carta ecologica con la carta riciclata, ma i due termini non sono sinonimi: nel primo caso non vengono applicate durante la fase di lavorazione delle operazioni di disinchiostramento e di sbiancamento, cosa che invece avviene per ottenere la seconda.

I vantaggi della carta riciclata

La produzione della cosiddetta carta bianca presuppone l’utilizzo di un metodo poco eco-friendly, dove vengono sfruttati ampiamente gli alberi. Per produrre una tonnellata di carta si stima che ci vogliano da 2,0 a 2,5 tonnellate di legname. Servendosi della carta da macero per creare nuova carta è facile intuire che si andrebbe a ridurre drasticamente l’impiego di alberi. Ottenendo della carta riciclata sarà anche possibile limitare l’invio di materiale da smaltire nelle discariche, già incapaci di contenere ed espellere tutti i rifiuti che giungono al loro interno.
Durante le varie fasi di lavorazione della carta da macero, si ottengono precisi benefici economici, primo su tutti la limitazione della quantità d’acqua attraverso una sapiente gestione dei fluidi impiegati nel processo di riciclo, trattandoli in modo tale da poter essere riutilizzati. Un altro consumo elevato è rappresentato dall’energia, in particolare quella elettrica per alimentare i macchinari e il vapore per asciugare la carta. Se ci si serve però di fibre vergini e secondarie per realizzare nuova carta, si andranno a generare in maniera prevalente emissioni di vapore, causando minori problemi ambientali e un basso consumo di energia, giovando anche a livello economico sulle aziende che si occupano della produzione di carta. Inoltre viene ridotto il rilascio nell’ambiente di anidride carbonica che nel 2020 è cresciuto ulteriormente, purtroppo non solo per cause artificiali.

I consumatori si rivelano ancora scettici di fronte all’acquisto della carta riciclata, perché credono che non possa garantire le medesime proprietà della carta normale, in termini di colore e di resistenza. Nel primo caso la credenza comune è che il prodotto risulti giallo al termine del processo, ma niente di più falso: sono stati messi a punto dei procedimenti che consentono di sbiancare la carta riciclata analogamente a quella normale. Un altro mito da sfatare è quello dell’incompatibilità della carta prodotta servendosi del macero con le stampanti o le fotocopiatrici, ovviamente non vi sono problematiche nemmeno in questo caso.

I vari processi di lavorazione

Il riciclo carta giornali e non solo comincia con la raccolta differenziata, attraverso la quale vengono inseriti dai cittadini e dalle aziende in appositi contenitori la carta e il cartone, prestando attenzione al modo in cui vengono smistati. Dopodiché si passa a un processo di selezione, volto a eliminare le impurità presenti nei materiali come residui di plastica o inserti metallici, che andranno poi a essere pressati in balle. Tali confezioni verranno depositate nei pulper, vasche nelle quali viene inserita acqua calde e in cui si trovano delle pale rotanti che provocano un moto vorticoso per separare le fibre. In seguito viene attuato un ulteriore check per sottrarre altri elementi contaminanti, per poi procedere con un processo di disinchiostrazione, se l’obiettivo primario è ottenere un grado di bianco elevato, estromettendo inchiostri o altri smalti presenti. La raffinazione ha il compito poi di rafforzare i legami delle fibre e ottimizzarne la resistenza. La materia fibrosa verrà poi legata con degli additivi mediante la miscelazione. L’impasto ottenuto sarà infine lavorato nelle macchine continue ed essiccato, per poi creare nuova carta da introdurre sul mercato.

Colore e lucidità della carta riciclata

Come si può notare, una delle fasi del processo riguarda lo sbiancamento della carta da macero, accompagnata al deinking, che consente una disinchiostratura completa delle fibre. Senza questo passaggio, la carta riciclata apparirebbe di un colore grigiastro, non invogliando certamente al suo acquisto e al suo utilizzo, specialmente in contesti ritenuti ufficiali dove la resa del prodotto deve essere ottimale. Questo tipo di tinta viene definita di prima generazione, mentre oggi si riesce a rendere la carta riciclata più accattivante grazie alla fase di lavaggio, che rende il materiale più chiaro. Solitamente le cromature ottenute durante la fase di riciclo vanno dal bianco puro al marroncino: tale differenza è dovuta all’intensità con cui viene effettuato il lavaggio, servendosi di un determinato quantitativo di perossido. Ci sono inoltre molte aziende specializzate nella produzione di coloranti per la carta riciclata, rendendola a tutti gli effetti indistinguibile alla carta di prima fattura.

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Dave

Atipico consumatore di cinema commerciale, adora tutto quello che odora di pop-corn appena saltati e provoca ardore emotivo. Ha pianto durante il finale di Endgame e riso per quello di Titanic. Sostiene di non aver bisogno di uno psichiatra, sua madre lo ha fatto controllare.
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