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Caput Mundi: recensione della serie Cosmo

Editoriale Cosmo ha da poco annunciato il seguito della sua serie a fumetti, Caput Mundi

Editoriale Cosmo ha da poco annunciato il seguito della sua serie a fumetti, Caput Mundi, parte dell’universo condiviso targato Cosmo. Si chiamerà Caput Mundi: Nero e sarà composta da tre volumetti da 144 pagine l’uno. La prima stagione è stata molto variegata a livello di tematiche ed atmosfere, quindi per poterne parlare è quasi obbligatorio analizzare gli episodi uno ad uno. Roberto Recchioni, ideatore della serie (e del personaggio di Pietro Battaglia, che dopo tante storie nella sua testata diventa un personaggio cardine di Caput Mundi) la definisce come “un’ibridazione tra la nostra cronaca nera romana, l’idea dei mostri Universal e il mondo dei fumetti supereroistici americani”. Il mondo di mezzo descritto da Carminati viene quindi popolato da figure che riprendono le idee dei mostri Universal con significati metaforici, con l’obiettivo di creare rapidamente molti personaggi che vivono in un unico universo condiviso, come quelli della Marvel e della Dc.

Il primo volume della serie, Città di Lupi, è scritto dallo stesso team di sceneggiatori che si occuperà di Caput Mundi: Nero, Michele Monteleone (Orfani, Brutti sporchi e cattivi) e Dario Sicchio (Black Rock), ed è quindi probabilmente il miglior indizio per capire come verrà scritta questa seconda stagione. E’ probabilmente il volume che più si dedica alla caratterizzazione dei personaggi: anche le offese che che si scambiano gli interlocutori, pur sembrando inserite semplicemente per rendere il racconto più scorrevole, si riferiscono in realtà a problemi che caratterizzano pesantemente le vite dei personaggi. Il turpiloquio introduce quindi i problemi di Bimbo con la madre e di Inglese con la ragazza che ama prima ancora che vengano propriamente affrontati. Il volume, comunque, non è deludente neanche dal punto di vista dell’azione: il tratto dinamico di Pierantonio Bruno riesce infatti ad adattarsi benissimo sia alle sparatorie che alle sequenze più horror. Il mostro dell’Universal ripreso in questo episodio è l’uomo lupo, con l’introduzione di ben tre licantropi. Il riferimento metaforico è molto diretto: come i licantropi, molti criminali conducono le loro vite come persone normali ed anonime, per poi trasformarsi, alcune notti, in mostri. Dal primo numero vediamo già le caratteristiche grafiche che definiranno l’intera serie: oltre alla pura gabbia bonelliana vediamo la presenza di doppie spezzate, figure fuori margine, splash page e vignette widescreen, nel tentativo di conferire alle storie un look molto cinematografico.

I personaggi di Caput Mundi

Il secondo numero della serie si chiama Meravigliosa Creatura. E’ scritto da Giovanni Masi (Orfani, Frantumi) ed introduce Eva, altro personaggio cardine della serie. La prima parte dell’episodio assume un’atmosfera da fumetto erotico/horror, ben coadiuvata dal tratto oscuro e pieno di ombre di Francesca Ciregia, mentre nella seconda parte Antonio Mlinaric disegna scene decisamente più action. Nel volume sono presenti inoltre molte citazioni grafiche ed estetiche alla serie di Frank Miller Sin City. Il mostro dell’Universal ripreso in questo episodio è la creatura di Frankenstein, qua completamente stravolta: al posto dell’orrendo mostro pieno di ingranaggi e cuciture ci viene presentata, infatti, una ragazza dal fisico incredibilmente provocante. E’ una bellezza artificiale, creata dall’uomo, bella solo in superficie, come il mondo dello spettacolo. Eva chiede spesso alle persone se sono in grado di vedere il mostro dentro di lei, ma sono tutti ammaliati dal suo fisico. Ed in fondo anche Roma è così, piena di crimine e delinquenza ma talmente affascinante da farcene spesso dimenticare. In questo episodio, infine, viene delineato meglio il vero villain della serie, che riprende un altro mostro dell’Universal, la Mummia.

Battaglia ed Eva
Battaglia ed Eva

Il terzo numero della serie si chiama L’uomo che non c’era, ed è scritto da Giulio A. Gualtieri (Dampyr, Battaglia), curatore dell’intera testata. Da sottolineare il fatto che questo è l’ultimo numero in cui Recchioni collabora al soggetto:  si verifica quindi uno stacco improvviso dalla mentalità che governava la testata di Battaglia, in cui ogni numero aveva come minimo il soggetto scritto dall’autore romano. E’ anche il primo numero in cui vediamo splash page doppie, che diventeranno sempre più ricorrenti nella serie. L’episodio usa molte idee a cui il cinema americano ci ha ormai abituato, tra cui il ladro inafferrabile che viene scoperto e ricattato, l’amico fedele che non lo tradirebbe mai e la voce narrante del protagonista, che si rivolge direttamente al pubblico (o, in questo caso, al lettore). Il mostro dell’Universal ripreso in questo numero è, ovviamente, l’Uomo Invisibile.

Il quarto numero si chiama Il lago che combatte ed è scritto da Roberto Cirincione e Dario Sicchio. L’episodio è pieno di azione e con un’atmosfera horror, inserendo la classica squadretta di bizzarri guerrieri presentati rapidamente e destinati ad essere annientati da un inarrestabile mostro. Il mostro di cui parlo, la Coscienza di Roma presentata in questo volume (ma già accennata nel volume precedente) è ovviamente una rilettura del Mostro della Laguna Nera della Universal. Dal lago Ex Snia, qui simbolo di anni di faccende insabbiate (molte prove compromettenti vengono qua scaricate e dimenticate), nasce una creatura che incarna in pieno il malcontento popolare, la voglia di giudicare senza pietà e sistemare tutto alla vecchia maniera, senza neanche capire appieno i problemi affrontati (clamoroso l’errore di valutazione commesso con Greta).  Interessante da questo punto di vista anche come nella sua mente questo mostro si veda come il braccio armato della giustizia, con tanto di bilancia.

Il quinto episodio si chiama Prima dell’alba, ed è probabilmente quello più pieno di azione. I dialoghi e la caratterizzazione dei personaggi sono ridotti al minimo per concentrarsi sul ricreare un’atmosfera da chase movie, a cui il tratto di Fabiana Mascolo, nervoso e frenetico, si adatta benissimo. I primi 4 episodi della serie hanno permesso agli sceneggiatori di introdurre molti nuovi personaggi, che qua cominciano ad agire più in sintonia. I fan della serie “Battaglia” saranno inoltre contenti di vedere il ritorno del Tedesco.

Il sesto ed ultimo episodio della serie si chiama Su questa pietra, ed è scritto, come il quinto, da Giovanni Masi e Dario Sicchio. E’ probabilmente il numero che, più di tutti, si scaglia contro la Chiesa. Vediamo ad esempio il papa descritto come un semplice fantoccio, una marionetta che si preoccupa di far apparire gli organi clericali caritatevoli e amici del popolo, mentre “invisibile e ineffabile, il vero potere si consuma nell’ombra”.  Il volume, impreziosito dal disegno muscolare ed esagerato di Alessio Moroni, ci spiega finalmente le vere origini della Mummia, riprendendo, anche in questo caso, idee già molto usate nel cinema americano. Il personaggio di Bimbo, stravolto nel corso della stagione, trova qui la sua fine, e il suo cadavere, raccolto da Nero, cita molto evidentemente la Pietà. Il villain principale della serie viene anch’esso sconfitto, e l’episodio si conclude con una splash page che ha la stessa inquadratura dall’alto dell’ultima pagina del primo numero.

Caput Mundi non è sicuramente una serie che ha rivoluzionato il linguaggio del fumetto, ed è piena di alti e bassi, ma alcuni alti, soprattutto nei primi due numeri, sono abbastanza interessanti.

E se volete leggere un articolo scritto proprio quando uscì il numero 1 della serie, un articolo che tra l’altro ha previsto la nascita di ciò che avete appena letto, eccovi serviti: https://www.ilbosone.com/2017/09/29/caput-mundi/

 

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