Scienza

I mille volti e usi della canapa light

La scienza agraria e la lunga tradizione di coltivazione della pianta marijuana hanno espanso, con delle sapienti ibridazioni, la gamma di tipologie di cannabis che si trovavano in natura. Originariamente, infatti, i diversi tipi di cannabis potevano essere ricompresi tra le tre grandi famiglie di Indica, Sativa e Ruderalis. Quest’ultima è una pianta molto particolare e meno conosciuta, per cui sarà dunque necessario un approfondimento nel prosieguo. Al contrario le altre due specie più famose, la Indica e la Sativa, sono descritte in questo blog.

Gli esperimenti e gli incroci che sono stati fatti negli anni hanno reso non così nettamente riconoscibili le tipologie, che contengono quasi sempre in una stessa pianta una componente indica, sativa o Ruderalis a percentuali variabili da tipo a tipo. Le combinazioni sono, quindi, potenzialmente infinite e i produttori hanno fatto in modo di creare sempre nuovi accostamenti, per mutare sapore ed effetti delle infiorescenze.

Le varietà Indica e Sativa si distinguono nettamente per forma della pianta, della foglia e per gli effetti che le infiorescenze producono. Particolarmente interessante, però, è la specie Ruderalis che cresce spontaneamente nelle steppe della Siberia, con la conseguenza di aver sviluppato una forte resistenza ai climi anche più rigidi e la capacità di ricevere poche ore di luce al giorno, al contrario delle altre specie che ne necessitano almeno 12 e che, quindi, in natura non possono fiorire d’inverno. Al contrario delle altre, poi, la Ruderalis ha in proporzione una maggiore quantità di CBD. Per questo, fino a che questa pratica non è stata bandita per ridurre la quantità di THC, essa veniva molto spesso ibridata con le altre varietà, affinché ne acquisisse gli effetti.

Non solo. L’accertamento degli effetti psicotropi e droganti del THC e, invece, la scoperta delle proprietà benefiche straordinarie del CBD, o cannabidiolo, l’altra principale sostanza presente nelle infiorescenze della cannabis, ha spinto i coltivatori a indirizzare le loro coltivazioni verso specie di cannabis ad alto contenuto di CBD. Questo anche in ragione del fatto che è stato stabilito dai legislatori di molte nazioni un limite massimo di concentrazione di THC nella pianta affinché la piantagione possa essere considerata legale.

Al contrario, riguardo al CBD, non vi sono tetti massimi di percentuale nelle infiorescenze e quindi la coltivazione di piante di canapa ad alto contenuto di cannabidiolo non è mai vietata, dal momento che questo composto chimico non rientra nella lista delle sostanze stupefacenti. Si è quindi sviluppato un mercato di cannabis light che in linea con le regolamentazioni nazionali e europee, ha un livello di TCH minore dello 0,2%, mentre una percentuale di CBD variabile, da circa l’8% a salire progressivamente.

La varietà di cannabis ad alto contenuto di CBD viene essenzialmente dalla cannabis di tipo sativo, le cui caratteristiche si possono leggere in maniera più dettagliata nel link sopra riportato: una pianta idonea alle coltivazioni all’aperto o in greenhouse e glasshouse per la forma allungata. Da questa semplice base sono partiti i coltivatori e la scienza agraria per offrire al pubblico una vasta gamma di colori e sapori per soddisfare le esigenze di tutti.

I vari tipi di cannabis light si distinguono tra loro, innanzitutto per la percentuale di CBD che contengono. Come anticipato, si può andare da percentuali piuttosto modeste come l’8% fino a superare il 20% al grammo. Questa differenza può non essere indifferente a seconda dell’utilizzo e soprattutto del motivo per cui si faccia ricorso al CBD. Questa sostanza è conosciuta prevalentemente in quanto possiede delle proprietà rilassanti e ansiolitiche molto apprezzate, ma viene da alcuni usata anche per diminuire gli spasmi muscolari causati dalla sclerosi multipla o come aiuto per alleviare gli effetti collaterali della chemioterapia, per fare degli esempi. In questo caso è evidente come sia preferibile avere a disposizione infiorescenze che contengano un più alto tasso di CBD, che assicura un’efficacia maggiore. Per l’utilizzo quotidiano, anche al fine di indurre il sonno per chi ha difficoltà, possono essere necessarie anche solo delle percentuali più ridotte.

Un’altra grande differenza, che viene qui presentata in via di prima approssimazione, è quella del sapore, dell’aroma. Esistono infatti delle varietà che hanno dei sentori più fruttati come per esempio la Mango Haze, la Sweet Berry, la Lemon Cheese, o l’amata California Haze che possono essere più apprezzate anche da coloro che non sono abituati ai prodotti al CBD; mentre i più scafati preferiscono di solito dei gusti più forti, terrosi che possano anche ricordare il sapore del bosco e del pino silvestre. Tra questi si ricordano la Do si Dos o la famosissima White Widow. Non mancano, tuttavia, le sfumature come per esempio il gusto intenso della Gorilla Glue con il retrogusto agrumato che la contraddistingue o la Melon Kush, che mischia un forte sapore di terra e di pino con quello fresco degli agrumi, lasciando infine un retrogusto di melone, che le dà il nome.

Gli esempi da fare sono innumerevoli come le combinazioni di gusto e percentuali di CBD delle varietà di cannabis light che sono state create nel tempo e che hanno conquistato il mercato per il loro sapore e per gli effetti benefici inimitabili e completi del cannabidiolo. A ognuno rimane solo da scegliere la propria preferita da acquistare nei growshop della propria città o negli online shop specializzati, come Justbob.it.

Dave

Atipico consumatore di cinema commerciale, adora tutto quello che odora di pop-corn appena saltati e provoca ardore emotivo. Ha pianto durante il finale di Endgame e riso per quello di Titanic. Sostiene di non aver bisogno di uno psichiatra, sua madre lo ha fatto controllare.

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