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Bruxelles sotto attacco: non uno scontro tra civiltà

Nelle ultime ore, i social network di mezza Italia hanno accolto commenti, pareri e prese di posizione decisamente poco felici nei confronti degli immigrati. Ma chi ha causato veramente la tragedia di stamattina a Bruxelles? Una riflessione che non risparmia nessuno...

Inutile ripetere per l’ennesima volta che gli attentati di Bruxelles, come quelli di Parigi, come quelli del Charlie Hebdo, non sono di matrice religiosa ma bensì, politica.

I social network, dunque, oltre a essere inebriati da commenti decisamente poco felici e approssimativi nei confronti di una fede che non è la propria, vedono anche l’aggiunta di quelli dal tipo filo-razzista di cui vediamo qualche chiaro esempio qua sotto:

bruxelles commento infelice
Alcuni commenti poco felici su Bruxelles (img. 1)
bruxelles facebook
Alcuni commenti poco felici su Bruxelles (img. 2)

Non ci resta allora che fare un po’ di luce su quello che sfortunatamente è successo stamattina in Belgio e su quello che ne sappiamo per certo fino ad ora.

Salah Abdeslam, come alcuni di voi potrebbero già sapere, è stato arrestato venerdì dalle forze dell’ordine belghe. Perché ci interessa questo episodio? Il tizio in questione è considerato il logista responsabile degli attacchi a Parigi di qualche mese fa.

Non è scontato e non è ancora assodato ma tutte le piste sembrano portare all’ipotesi che la rete terroristica di Salah Abdeslam sia ancora attiva e che abbia, in un certo senso, rivendicato l’oltraggio subito detonando delle bombe presso la metro e l’aeroporto di Bruxelles.

Ora, tutto quello di cui discusso fin’ora non è altro che la mera cronaca di una piccola parte degli avvenimenti accaduti. La domanda quindi è, come ci aspettiamo da alcuni e come ci è stata già fatta in passato: ma perché un nerd dovrebbe occuparsi di tutto questo?

La risposta è facile quanto banale: per un nerd è doveroso discutere di attualità perché un nerd è prima di tutto una persona e in secondo ma non meno importante luogo è un cittadino del futuro.

Come affrontare dunque questo dibattito? Qual è l’ambito più adatto in cui collocarci?

Ebbene prima di affrontarlo bisogna capire i punti fondamentali della questione:

  • Si tratta di attentati politici e non rivendicazione religiosa
  • Il Belgio, in passato, è stato teatro di dibattiti e talvolta, di provvedimenti, circa il controllo dell’immigrazione con particolare attenzione sui “trasferimenti arabi”, da molti ritenuti come indiscriminati
  • Più limiti all’immigrazione in un paese significa più limiti alla diffusione dell’organizzazione Isis e delle sue forze militari all’estero
  • L’arresto di un singolo elemento non porta all’eliminazione totale di una cellula terroristica
  • Nell’appartamento di Salah Abdeslam è stato rinvenuto, al momento della sua cattura, un deposito di armi in realizzazione da almeno novembre (si ipotizza che la rete si stesse preparando a un attacco simile a quello di Parigi)
  • Bombe inesplose sono state rinvenute e disinnescate dalla sicurezza dopo la tragedia

Se ancora non siete convinti del fatto che gli intenti dell’organizzazione Isis non siano mossi affatto da dettami di tipo religioso, allora, date un’occhiata a questo video che vi spiega la storia della sua nascita e le reali motivazioni dietro al suo operato:

Detto questo, possiamo appurare che Bruxelles non rappresenta assolutamente uno scontro tra civilità (come in molti potrebbero aver affermato erroneamente su Facebook e social affini) e anzi, possiamo proseguire finalmente facendo una riflessione basata sui dati in nostro possesso.

Come è possibile che armi, esplosivi e probabilmente altre apparecchiature siano passate inosservate, per tutto questo tempo, e soprattutto, nelle prossimità di centri nevralgici come aeroporti e metro?

Una risposta che giustifichi quanto successo potrebbe essere: i controlli si fanno solo nel momento del check-in e quando si sale a bordo di un mezzo.
La critica da me mossa, quindi di personalissima derivazione, invece, si muove in un contesto che ci è molto caro, a noi nerd, ed è quello dell’uso, forse non idoneo, della nostra tecnologia.

Nel 2016, per quanto i sistemi non fossero esattamente non funzionanti ma semplicemente funzionanti troppo tardi, ci ritroviamo a dover fare i conti con grosse fette di popolazione che odiano gli immigrati invitando i loro rappresentanti politici a impedir che queste persone varchino la soglia del proprio paese quando, in realtà, tutto ciò che (forse) basterebbe, sarebbe impedir l’arrivo di ciò che portano con loro, sia dal punto di vista degli oggetti che delle mere intenzioni.

E’ qui che entra in gioco un’altra diatriba dal carattere sociale che imperversa la nostra era digitale e cioè l’abuso della privacy e delle informazioni personali.

Eppure, di fronte ad avvenimenti come questi, di fronte a una storia di tragedie che si ripete da anni e nelle stesse modalità, quello che abbiamo imparato è pressappoco nullo. In passato e sul nostro stesso sito, si è affrontato il problema dell’invadenza tecnologica dei nostri nuovi mezzi di comunicazione e di controllo, da cui ne risultò l’esito che non è importante lo strumento in sé quanto più l’uso che si sceglie di farne.

Non a caso, Eric Arthur Blair, una persona che a proposito di privacy ne sa qualcosa, affermava:

L’obiettivo sottinteso del progresso è, non esattamente, forse, il cervello sotto spirito, ma comunque un orribile abisso subumano di mollezza e inettitudine.

Il nome d’arte del sopra citato era George Orwell.

Non voglio accusare nessuno, per carità. Ma l’intenzione di distogliere il dito puntato contro delle persone che in tutto questo non c’entrano niente, beh, c’è tutta e non lo nego.
Vi invito a riflettere su un dato di fatto basilare: calpestiamo tutti il suolo dello stesso pianeta e attribuire responsabilità a chi semplicemente non c’azzecca niente non è il modo più utile di affrontare una tragedia come questa.

Se il nemico è l’ISIS, prendiamocela con l’ISIS e che si agisca per combattere l’ISIS nel modo più idoneo consentitoci. Oggi, è successo? Si poteva impedire? Quanto è utile cercare un capro espiatorio? Non mi permetto di proferire oltre e lascio a voi il resto della riflessione.

Fonti e letture utili:

Dave

Atipico consumatore di cinema commerciale, adora tutto quello che odora di pop-corn appena saltati e provoca ardore emotivo. Ha pianto durante il finale di Endgame e riso per quello di Titanic. Sostiene di non aver bisogno di uno psichiatra, sua madre lo ha fatto controllare.
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